La vicenda, che si è trascinata per così tanto tempo, si è conclusa con un accordo transattivo tra le parti (la proprietaria e l’ente comunale) che metterà fine alla disputa e garantirà un importante introito per l’ente.
La demolizione e la battaglia sulle spese
Nel 2009, il Comune di Anzio aveva ordinato la demolizione di una struttura abusiva su terreno demaniale.
La decisione è stata presa a seguito dell’inottemperanza della proprietaria, che non aveva rispettato l’ordine di abbattere la costruzione.
Per far fronte alle spese di demolizione, il Comune di Anzio ha anticipato una somma di 43.200 euro, chiedendo poi il rimborso.
La proprietaria, tuttavia, ha contestato l’ordinanza di ingiunzione, sostenendo che fosse stato raggiunto un accordo con un funzionario del Comune nel 2009, che prevedeva una somma inferiore per coprire le spese.
Nonostante ciò, il Comune di Anzio ha continuato a chiedere il rimborso dell’intero importo.
Avanti e indietro per i tribunali
Nel corso del giudizio, la proprietaria ha tentato di risolvere la situazione tramite un pagamento parziale di 15.606 euro, ma l’affare non si è concluso come sperato.
Il Tribunale di Velletri, con una sentenza del 2013, ha confermato che la la giurisdizione era del Giudice Amministrativo (TAR del Lazio), dichiarando quindi inammissibile il ricorso presentato dalla proprietaria e rigettando la sua richiesta.
Il caso è stato poi portato in appello e successivamente alla Corte di Cassazione, che ha ribaltato la giurisprudenza in favore della proprietaria, riconoscendo la giurisdizione del Giudice Ordinario.
Dopo una serie di rinvii, il Tribunale di Velletri ha deciso nel 2021 di rigettare nuovamente l’opposizione, stabilendo che l’accordo del 2009 non fosse valido.
Una via d’uscita
Nel corso del 2022, la proprietaria ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Appello di Roma, con richieste di sospensione dell’esecuzione.
Nonostante le lunghe attese, le parti coinvolte hanno avviato una trattativa per giungere ad una risoluzione bonaria della controversia, evitando ulteriori rinvii e costi legali.
Alla fine di marzo 2026, è stata raggiunta una bozza di accordo tra le parti, che ha ricevuto parere favorevole dal legale dell’ente.
La soluzione è stata definita vantaggiosa sia per il Comune che per la parte avversa, considerando l’incertezza legata ai tempi della giustizia.
L’accordo transattivo: una soluzione ‘conveniente’
Il nuovo accordo prevede il pagamento immediato di ulteriori 16.613 euro da parte della (ex) proprietaria.
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L’amministrazione di Anzio ha deciso di accettare questa cifra come una somma concreta e certa, evitando i rischi legati all’ulteriore proseguimento del contenzioso.
La decisione è stata presa sulla base del parere tecnico che ha ritenuto la transazione vantaggiosa. Questo anche in considerazione dei costi e dei rischi economici di una causa prolungata.
Il 3 febbraio 2026, la Corte di Appello di Roma aveva deciso di trattenere la causa in decisione, fissando termini per le conclusioni: in pratica ha preso tempo visto le trattative in corso.
Nel frattempo, infatti, i legali delle due parti hanno trovato un accordo che permette di chiudere la vicenda senza dover affrontare ulteriori rinvii o incognite.
La legge ‘inesorabile’
Una vicenda durata 17 anni che insegna come in casi come questo la macchina amministrativa sia lenta ma, una volta avviata, senza possibilità di sfuggirle.
La proprietaria è riuscita a raggiungere un accordo che le ha permesso di risparmiare qualche euro sulla somma da riconoscere al Comune di Anzio.
Ma in realtà il guadagno è stato nullo, anzi, considerando tutte le spese legali che ha dovuto sostenere negli anni, sicuramene sarebbe convenuto pagare subito tutta la somma richiesta. Naturalmente, per giudicare, bisognerebbe anche conoscere se la parte sanzionata avesse allora le possibilità economiche per farlo.
Ricordiamo infine che, in casi di abusivismo come questo, il Comune non ha alcuna discrezionalità, ma è sempre obbligato a procedere secondo le modalità prescritte dalla legge. In caso contrario la responsabilità della mancata applicazione delle norme ricadrebbe personalmente su sindaco e dirigenti comunali.
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