L’area è stata interessata da sversamenti illeciti di rifiuti fino al 1988 e non è mai stata adeguatamente bonificata.
I recenti monitoraggi di Arpa Lazio nel 2025 hanno evidenziato contaminazioni profonde del suolo, con concentrazioni di metalli pesanti ben oltre i limiti di legge: zinco fino a 8100 mg/kg contro un limite di 1500, cromo esavalente superiore ai 2 mg/kg, piombo, rame e mercurio.
Il caso di Santa Apollonia ad Aprilia è ora al centro di una risoluzione della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, presentata da Ilaria Fontana e co-firmata dai colleghi del Movimento 5 Stelle Daniela Morfino, Patty L’Abbate, Agostino Santillo e Sergio Costa.
La risoluzione sottolinea il rischio di perdere i fondi stanziati dal PNRR per la bonifica: circa 14 milioni di euro destinati a riportare l’area a standard ambientali sicuri.
I siti orfani: un problema nazionale
I siti orfani sono aree potenzialmente contaminate in cui il responsabile dell’inquinamento non è individuabile o non provvede alla bonifica.
Questo lascia alla pubblica amministrazione l’onere di ripristinare l’ambiente. La mancata bonifica comporta rischi per la salute e ostacola lo sviluppo territoriale.
Secondo la Commissione, la trasparenza e la partecipazione dei cittadini sono essenziali per garantire un uso corretto dei fondi pubblici, compresi quelli del PNRR.
Il Programma nazionale di finanziamento dei siti orfani è stato avviato con un decreto ministeriale del 2020 e successivamente rafforzato dal PNRR con un investimento aggiuntivo di 500 milioni di euro, per ridurre l’impatto ambientale, bonificare le aree e consentire la loro riqualificazione, prevedendo il recupero di almeno il 70% della superficie dei siti orfani entro il 31 marzo 2026.
La situazione di Santa Apollonia ad Aprilia
L’area di Santa Apollonia ad Aprilia mostra criticità particolarmente elevate.
I ritardi nelle procedure di gara e nella redazione dei piani di caratterizzazione potrebbero compromettere l’utilizzo dei finanziamenti PNRR.
La Commissione ricorda che il caso rappresenta un esempio emblematico dei problemi procedurali e di governance dei siti orfani in Italia, con ricadute dirette sulla salute delle comunità locali.
Si legge nella risoluzione:
“Il caso di Santa Apollonia costituisce un esempio emblematico delle criticità procedurali e di governance che possono mettere a rischio la piena utilizzazione delle risorse PNRR per i siti orfani”.
Un modello da replicare: Graffignano
Situazioni simili si riscontrano a Graffignano, in località Pascolare, dove un’area agricola della valle del Tevere è stata oggetto di sversamenti industriali storici.
Qui, un finanziamento PNRR di 13 milioni di euro supporta la bonifica e la messa in sicurezza. Entrambi i casi dimostrano la necessità di politiche integrate per tutelare le acque sotterranee e rispettare le normative europee sulle discariche abusive.
Le richieste del Parlamento
La risoluzione impegna il Governo a garantire la copertura finanziaria integrale dei siti a più alto rischio. Gli interventi dovranno privilegiare tecniche di bonifica “in situ” a basso impatto ambientale.
Si prevede inoltre la creazione di una piattaforma open data, con lo stato di avanzamento fisico e finanziario dei 152 siti orfani finanziati dal PNRR.
Il Parlamento richiede anche tavoli di monitoraggio territoriali che coinvolgano enti locali e cittadini, assicurando trasparenza e informazione costante sui tempi e sull’efficacia dei lavori.
Inoltre, laddove possibile, dovrà essere perseguita la ripetizione delle spese sostenute dai responsabili dell’inquinamento, reinvestendo le somme recuperate in ulteriori interventi di tutela ambientale.
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