Nei giorni scorsi è partita la conferenza dei servizi, ossia il tavolo tecnico che dovrà approvare o bocciare il progetto.
Analisi geofisiche preliminari sono comunque già state effettuate da Acea.

Parliamo di una condotta che secondo Acea dovrebbe rendere il flusso dell’acqua prelevata dal lago Albano verso Ariccia – via Castel Gandolfo e Albano – più stabile, sicuro e abbondante.
La municipalizzata dell’acqua di Roma porta avanti questo progetto in un momento storico in cui il tema dell’acqua è diventato il vero cuore di una discussione pubblica ai Castelli Romani.
Il progetto della nuova condotta riguarda il versante sud-ovest del Lago Albano, tra Castel Gandolfo, Albano Laziale e Ariccia, e prevede una nuova tubazione in acciaio, grande il doppio rispetto alla precedente, più opere di messa in sicurezza del pendio e interventi nell’area del centro idrico.

La pratica è entrata nella fase decisiva con l’avvio della conferenza di servizi il 2 aprile, con i pareri degli enti attesi entro il 17 maggio prossimo.
La nuova condotta e il senso politico della scelta
Il punto politico, prima ancora che tecnico, è semplice. Mentre i laghi dei Castelli – Albano, ma anche Nemi – continuano a soffrire e calare, il gestore idrico Acea non sta arretrando.
Al contrario, sta cercando di rendere più sicuro, efficiente e abbondante uno dei collegamenti che serve il quadrante.
I documenti di progetto spiegano che la vecchia condotta perde da tempo e corre su un versante fragile, segnato da fenomeni franosi.

La nuova linea, indicata tra 400 e 460 metri a seconda degli elaborati, dovrà affiancare quella esistente, avrà una dimensione doppia che quindi potrà portare fino al 400% in più dell’acqua rispetto a quella vecchia che andrà in pensione.
Insieme alla tubazione sono previste due barriere paramassi, disgaggi, nuove elettropompe, sistemazioni della strada di accesso e un geocomposito antierosione lungo il tracciato.
I laghi scendono e il problema non è più rinviabile
La crisi idrica dei Castelli, certo, non è più una formula astratta. Negli stessi documenti Acea si legge che nel 2023 l’Autorità di bacino ha installato sul Lago Albano uno strumento di telemisura (Teleidrometro) e che i livelli idrometrici continuano a scendere.
I primi risultati del tavolo hanno portato a una conclusione netta: per contenere il collasso dei laghi Albano e Nemi servono nuovi recuperi di risorsa idrica pari ad almeno 45 litri al secondo per il Lago Albano e 22 litri al secondo per il Lago di Nemi.
L’AUBAC ha anche indicato un pacchetto di 15 interventi prioritari da circa 60 milioni di euro, con un orizzonte di 24-36 mesi.
In questo quadro, la nuova condotta Acea si inserisce in un territorio già sotto stress, dove ogni nuova opera sull’acqua viene letta anche alla luce della salute dei due laghi.
Il nodo del percorso e la Via Francigena
C’è poi un dettaglio che racconta bene la delicatezza del tracciato scelto da Acea.
La relazione paesaggistica segnala che la nuova condotta ricade in parte sull’antico tracciato della Via Francigena e assicura che, a fine lavori, lo stato dei luoghi sarà ripristinato.
Non è un elemento secondario. Il tratto ufficiale della Via Francigena del Sud che esce da Castel Gandolfo attraversa infatti una fitta area boschiva che costeggia il Lago Albano.
È uno dei punti in cui la questione idrica, il paesaggio e la fruizione del territorio si toccano davvero con mano.

Il punto più visibile: gli alberi nel Parco
La relazione paesaggistica spiega anche che l’opera ricade dentro il Parco Regionale dei Castelli Romani e che le alberature coinvolte dalla condotta si trovano in aree di particolare pregio naturalistico, tra le pendici del Lago Albano e il Bosco Miralago.
Il documento parla di circa 68 alberature interessate.

Di queste, 14 sarebbero da sradicare perché interferiscono direttamente con la posa della condotta, mentre 54 sarebbero sottoposte a ‘taglio conservativo’, forse abbattimento.
La stessa relazione afferma che per l’abbattimento è già stata ottenuta dal Comune di Albano Laziale l’autorizzazione paesaggistica del 31 luglio 2024.
Nel pieno della crisi idrica dei Castelli, Acea non sta chiudendo i rubinetti del sistema che ruota attorno al Lago Albano, sta al contrario cercando di rafforzarlo con una nuova condotta verso Monte Gentile e Ariccia.
Intanto le istituzioni lavorano da mesi a un tavolo comune per fermare il declino dei laghi di Albano e Nemi.
Sullo sfondo resta il peso di altri consumi idrici, come quelli legati al progetto dell’inceneritore.
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