Una vicenda che ha portato negli anni il Comune di Latina a dover sborsare una cifra che supera il mezzo milione di euro, tra importi dovuti, interessi e spese legali.
La sentenza e la riduzione dell’importo
La vicenda nasce da un decreto ingiuntivo richiesto da Banca Farmafactoring per il mancato pagamento di centinaia di fatture energetiche. L’importo iniziale superava i 360mila euro.
Il Tribunale, con la sentenza del 30 gennaio 2025, ha ridotto la cifra. I giudici hanno stabilito che il Comune deve pagare 217.108,12 euro come capitale.
Nella decisione si legge che il giudice “condanna l’opponente al pagamento alla parte opposta della somma complessiva di € 217.108,12”. Allo stesso tempo è stato revocato il decreto ingiuntivo originario, sostituito da una nuova quantificazione.
Il via libera del Consiglio comunale
Dopo la decisione del Tribunale di Latina, l’amministrazione ha portato la questione in Consiglio comunale. L’aula ha approvato il riconoscimento del debito fuori bilancio. Si tratta di un passaggio necessario per poter procedere ai pagamenti.
La decisione consente all’ente di dare esecuzione alla sentenza ed evitare ulteriori aggravi economici. Il debito riconosciuto è legato in gran parte a interessi e spese maturate negli anni.
Bollette vecchie di anni e conti che lievitano
Al centro della vicenda ci sono bollette di luce e gas rimaste insolute tra il 2013 e il 2016. Fatture accumulate negli anni e poi cedute a un istituto di credito per il recupero.
Col passare del tempo, a quelle somme si sono aggiunti interessi e spese. Il risultato è una vera e propria “mazzata” per le casse comunali.
Oltre al capitale, infatti, il Comune di Latina dovrà sostenere costi aggiuntivi rilevanti. Gli interessi di mora superano i 150mila euro. A questi si aggiungono altri interessi, spese legali e oneri accessori.
Le contestazioni del Comune di Latina
Il Comune aveva cercato di opporsi. Sosteneva che la banca non fosse legittimata a chiedere il pagamento. Contestava anche la correttezza di alcune fatture.
Il Tribunale ha respinto la prima tesi. Ha chiarito che la cessione del credito era valida anche senza accettazione formale da parte dell’ente. Nella sentenza si evidenzia che “la normativa […] non si applica ad amministrazioni diverse da quelle statali”.
Al tempo stesso, però, i giudici hanno riconosciuto che non tutte le fatture erano dovute.
La verifica tecnica sulle fatture
Durante il processo è stata effettuata un’analisi dettagliata. Un consulente ha esaminato le singole bollette.
Sono emerse diverse criticità. Alcune fatture erano già state cedute ad altri soggetti. Altre riguardavano utenze cessate o consumi non corretti.
Questo ha portato a una riduzione significativa dell’importo. Da oltre 360mila euro si è passati a circa 217mila euro.
Pagamenti già effettuati e verifiche in corso
Nel frattempo, il Comune di Latina aveva già pagato una parte delle somme. Nel 2023 sono stati versati oltre 148mila euro per alcune delle fatture contestate.
Dopo la sentenza è emerso il rischio di doppi pagamenti. L’ente ha quindi avviato verifiche e chiesto chiarimenti alle società coinvolte.
L’obiettivo è allineare i conti ed evitare che vengano corrisposte somme non dovute.
Il conto finale per l’ente
Se si considerano tutte le voci, il costo complessivo supera i 500mila euro. Una cifra molto più alta rispetto al debito iniziale legato alle bollette.
Dopo i pagamenti già effettuati, resta da coprire una parte consistente.
Il debito fuori bilancio riconosciuto dal Consiglio è pari a circa 234mila euro. Si tratta in gran parte di interessi, spese legali e altri oneri maturati nel tempo.
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