600 lavoratori irregolari impiegati nella distribuzione
I Finanzieri del Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma, in collaborazione con l’INPS, hanno concluso una complessa attività ispettiva nei confronti di una società operante nel settore della distribuzione e della logistica.
L’indagine ha portato alla luce un utilizzo sistematico di lavoro irregolare. Sono stati attivati oltre 50 reparti della Guardia di Finanza in tutta Italia.
Secondo quanto accertato, infatti, il fenomeno coinvolgeva oltre 600 lavoratori impiegati in sedi operative distribuite su tutto il territorio nazionale, tra cui la sede di Fiumicino.
Evasione contributiva da milioni di euro
Le verifiche condotte dalla Compagnia di Fiumicino, iniziate circa 2 anni fa, hanno consentito di quantificare un’evasione contributiva superiore ai 4 milioni di euro.

Si tratta di somme non versate agli enti previdenziali, attraverso un meccanismo studiato per ridurre i costi aziendali legati al personale.
L’operazione ha evidenziato un sistema costruito per eludere le norme in materia di lavoro.
In questo modo venivano aggirati gli obblighi previdenziali e assistenziali, con un impatto diretto sia sui diritti dei lavoratori sia sulle casse dello Stato.
Contratti Co.Co.Co. usati per mascherare lavoro subordinato
Uno degli elementi centrali emersi dalle indagini riguarda la tipologia contrattuale utilizzata.
La società stipulava infatti contratti di collaborazione coordinata e continuativa, i cosiddetti Co.Co.Co., con la maggior parte dei lavoratori.
Tuttavia, secondo gli accertamenti, questi contratti nascondevano veri e propri rapporti di lavoro subordinato.
I lavoratori, infatti, non operavano in autonomia ma erano inseriti stabilmente nell’organizzazione aziendale.
Orari rigidi e controlli tramite GPS
Determinanti sono state le dichiarazioni raccolte dai lavoratori durante l’attività ispettiva. Da queste è emerso un quadro chiaro: i dipendenti erano sottoposti a vincoli stringenti.
Gli operatori dovevano rispettare orari precisi e ricevevano direttive costanti da parte dell’azienda. Non solo. Le prestazioni venivano monitorate anche tramite dispositivi tecnologici.
In particolare, è stato accertato l’utilizzo di sistemi di geolocalizzazione GPS. Questi strumenti venivano impiegati per controllare in tempo reale l’attività dei lavoratori e misurarne l’efficienza.
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Un sistema che, secondo gli inquirenti, aumentava il livello di controllo senza però garantire ai lavoratori le tutele previste per i dipendenti.
Irregolarità amministrative e segnalazioni
Oltre agli aspetti sostanziali, i controlli hanno fatto emergere anche irregolarità formali. In particolare, sono state riscontrate anomalie nella gestione del Libro Unico del Lavoro.
Per questo motivo, il rappresentante legale della società è stato segnalato all’Ispettorato Nazionale del Lavoro. L’obiettivo è l’irrogazione delle sanzioni previste dalla normativa vigente.
L’importo complessivo recuperato, tra contributi non versati, sanzioni e interessi, ammonta a circa 4 milioni di euro.
Per i lavoratori conguagli di stipendio e tutele
L’aspetto più rilevante dell’operazione riguarda però le conseguenze per i lavoratori coinvolti. Grazie all’intervento ispettivo, oltre 600 rapporti di lavoro saranno ora riqualificati.
Questo passaggio consentirà l’applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di riferimento. I lavoratori potranno così accedere alle tutele previdenziali e assistenziali finora negate, oltre ad avere, nel caso risultasse, i giusti adeguamenti di stipendio, arretrati compresi.
Contrasto al lavoro sommerso
L’operazione si inserisce in un più ampio piano di controlli portato avanti dalla Guardia di Finanza. L’obiettivo è contrastare il lavoro sommerso e irregolare.
Si tratta di fenomeni che incidono in modo significativo sull’economia. Da un lato penalizzano i lavoratori, dall’altro danneggiano lo Stato e alterano la concorrenza tra le imprese.
Le attività ispettive mirano quindi a garantire il rispetto delle regole e a tutelare le aziende che operano nella legalità.
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