La Città Metropolitana di Roma Capitale ha revocato l’autorizzazione alla società che avrebbe dovuto gestire l’impianto, prendendo atto della scelta dell’azienda di dismettere tutto e fermare il progetto.
Una vicenda che si conclude quindi senza che l’attività di gestione dei rifiuti sia mai decollata davvero. L’immobile è situato vicino ai confini coi comuni di Aprilia e Velletri.
La società annuncia la ‘non apertura’
La società PROEDIT S.r.l. aveva la disponibilità dell’impianto situato a Lanuvio, vicino l’Isola ecologica di Via Isola della Maddalena, autorizzato già dal 2013:
per la realizzazione e gestione dell’impianto di trattamento e stoccaggio di rifiuti non pericolosi, sito nel Comune di Lanuvio, (RM) in Via Astura, 164″.
Ora ha comunicato la volontà di dismettere il sito con decorrenza dal 18 febbraio 2026.
Nella comunicazione inviata alla Città Metropolitana di Roma, l’azienda ha spiegato che l’attività non aveva trovato concreta attuazione nel tempo, a causa di un cambiamento nelle strategie aziendali.
In altre parole, il progetto si è fermato prima di trasformarsi in una vera attività operativa.
Un impianto autorizzato, ma mai davvero partito
L’impianto di via Astura (in realtà è in Via Isola della Maddalena) aveva alle spalle un percorso autorizzativo lungo diversi anni.
Vista che la società è specializzata nello stoccaggio e il trattamento di carta da macero, si può pensare che questa avrebbe dovuto essere l’attività operata a Lanuvio, cioè ricevere la carta dalla raccolta differenziata.

C’era stato il via libera iniziale del giugno 2013, seguito alcuni nulla osta alle modifiche richieste negli anni 2017 e 2019.
Nel giugno del 2025, l’ultimo atto, il rinnovo dell’autorizzazione per la gestione di rifiuti non pericolosi.
Dopo quel rinnovo, la società aveva anche comunicato ad ottobre del 2025 la messa in esercizio dell’impianto, ma pochi mesi dopo, a febbraio 2026, ha comunicato:
“pur in presenza di un’autorizzazione di lunga durata, l’attività di gestione dei rifiuti non ha mai trovato concreta attuazione a causa del mutamento, nel tempo, delle strategie aziendali”
Quindi l’attività non è mai realmente partita.
È questo l’aspetto che rende la notizia particolare. Non si tratta della chiusura di un centro attivo, si tratta invece della fine di un progetto autorizzato, formalmente pronto, ma mai concretamente sviluppato.
Revoca dell’autorizzazione
A pesare nella decisione finale sono stati i documenti presentati dalla società.
Nella relazione depositata agli atti si afferma che nell’impianto non è stata svolta alcuna attività di gestione dei rifiuti.
Viene inoltre precisato che i soli rifiuti registrati sono quelli prodotti dalle normali manutenzioni dell’immobile.
Nella relazione asseverata di chiusura e dismissione si attesta poi che il sito risulta completamente svuotato e privo di rifiuti di qualsiasi natura.
A quel punto, l’amministrazione provinciale ha preso atto della situazione e ha deciso di revocare l’autorizzazione rilasciata nel 2025. Non solo.
È stata anche archiviata la pratica con cui la società aveva chiesto una modifica dell’impianto. Una richiesta che, alla luce della decisione di dismettere il sito, non aveva più ragione di andare avanti.
Fideiussione vincolata ancora due anni
C’è poi un ultimo aspetto importante.
La polizza fideiussoria collegata all’impianto non sarà liberata subito.
Il provvedimento stabilisce infatti che lo svincolo potrà avvenire solo dopo due anni dalla cessazione dell’attività, quindi dal 18 febbraio 2028.
La norma prevede questo slittamento proprio a garanzia che nessuna azienda possa lasciare un sito con lavorazioni potenzialmente inquinanti senza aver completamente bonificato l’area.
È una sorta di coda finale della vicenda, che resterà aperta ancora per il tempo necessario previsto dall’atto.
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