Nonostante il ricorso contro il provvedimento, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha respinto la richiesta di sospendere il divieto.
Secondo i giudici, la condotta dell’uomo dimostra una “mancanza di senso di responsabilità” incompatibile con il possesso di armi.
Ma ecco cosa è successo nel dettaglio.
L’arma consegnata ad un amico e il video sui social
La vicenda nasce da un episodio segnalato dalle forze di polizia.
La guardia giurata di Ardea aveva consegnato la propria pistola, una Smith & Wesson con caricatore, a un conoscente privo di autorizzazione.
Non solo. L’uomo che aveva ricevuto l’arma dalla guardia giurata aveva poi pubblicato un video sui social mentre la maneggiava nella sua casa di Marina di Tor San Lorenzo, sul litorale di Ardea.
Come se non bastasse, la scena si svolgeva alla presenza della compagna convivente e del figlio minore.
Tale comportamento ha sollevato forti preoccupazioni sotto il profilo della sicurezza e ha fatto scattare l’intervento della Prefettura di Roma.
Il provvedimento del Prefetto: divieto di detenzione di armi
Sulla base delle informazioni ricevute, la Prefettura di Roma ha emesso un decreto che vieta alla guardia giurata di detenere armi, munizioni ed esplosivi.
Alla base della decisione c’è la valutazione che la condotta dell’uomo sia stata superficiale e pericolosa. In particolare, viene evidenziato come affidare un’arma a chi non ha alcun titolo per detenerla rappresenti una violazione grave delle regole.
Nel decreto si sottolinea che questo episodio mette in dubbio l’affidabilità della persona. Un requisito essenziale per chi svolge un lavoro che implica l’uso di armi.
Il ricorso e la richiesta di sospensione
La guardia giurata ha deciso di impugnare il provvedimento davanti al TAR del Lazio. Ha chiesto in via urgente la sospensione del divieto, sostenendo che la misura fosse eccessiva o comunque non giustificata.
La richiesta riguardava la fase cautelare. In sostanza, si chiedeva ai giudici di bloccare temporaneamente gli effetti del provvedimento in attesa della decisione definitiva.
La decisione dei giudici
Il TAR, però, non ha accolto la richiesta. Nella valutazione preliminare, i giudici hanno ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per sospendere il provvedimento.
Un punto centrale della decisione riguarda il fatto che i comportamenti contestati non sono stati negati dal ricorrente. Inoltre, è stato ricordato che è in corso anche un procedimento penale legato alla vicenda.
Secondo il tribunale, già in questa fase emerge un quadro chiaro. Le censure presentate dalla difesa risultano “prive di sufficienti elementi di fondatezza”.
I giudici sottolineano che la condotta descritta evidenzia una grave leggerezza. Una leggerezza che non si concilia con i requisiti di prudenza richiesti a chi detiene armi.
In dubbio l’affidabilità della persona
In materia di armi, le autorità hanno un ampio margine di valutazione preventiva. Non serve attendere un danno concreto.
È sufficiente che emergano comportamenti che facciano dubitare dell’affidabilità della persona. In questo caso, la consegna dell’arma e la diffusione del video hanno pesato in modo determinante.
Il Tar lo lascia intendere chiaramente. Anche senza entrare nel merito definitivo, la misura appare giustificata alla luce dei fatti.
La vicenda non è ancora chiusa. Il giudizio proseguirà nel merito, dove il tribunale sarà chiamato a esprimersi in modo definitivo sulla legittimità del provvedimento.
Nel frattempo, però, il divieto resta in vigore. La guardia giurata non potrà detenere armi fino a nuova decisione.
Leggi anche: Ardea “crocevia di armi”: la sentenza mette in luce i traffici illeciti






















