I palazzi e gli altri edifici sarebbero dovuti sorgere a ridosso di un’area verde incantevole e di due laghetti naturali.

Il Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado della Giustizia Amministrativa, ha respinto l’appello della società Petromarine e anche quello del Comune pometino, confermando l’annullamento del piano edile che era già stato sentenziato dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio.
In più, Comune e società privata dovranno rimborsare ai cittadini e alle associazioni che hanno vinto la causa le spese di giudizio, quantificate in 5mila euro.
Contestate le modalità di approvazione del piano edile
La decisione pubblicata il 14 luglio 2025, ma resa pubblica solo ora, chiude, almeno per ora, la strada scelta dal Comune di Pomezia per rimettere in moto il progetto edile.
I giudici hanno detto in sostanza una cosa semplice: quel piano edile residenziale non poteva essere approvato in quel modo, così rapido.
Salta così l’intero pacchetto di atti con cui il Comune di Pomezia aveva riavviato, per una seconda volta e con tanto di rimodulazione, la partita edile durante il mandato dell’ex sindaco Adriano Zuccalà, compresa la convenzione firmata con il soggetto privato.
A portare avanti la battaglia sono stati soprattutto i proprietari confinanti. Erano stati loro a impugnare gli atti del Comune insieme anche al consigliere comunale Giacomo Castro e all’associazione Latium Vetus. Tutti difesi dall’avvocato Stefano Rossi di Roma.
Già il TAR del Lazio, in precedenza, aveva riconosciuto come ricorrenti con pieno titolo i cittadini confinanti, cioè quelli che vivono accanto all’area e che potevano subire direttamente gli effetti della trasformazione del territorio.
Cosa prevedeva il progetto ex Tacconi
Il piano nasceva come tentativo di riconversione dell’ex stabilimento industriale di laterizi Tacconi.
L’idea era demolire il vecchio complesso, bonificare l’area e accompagnare tutto con un nuovo insediamento residenziale.
Nella versione del privato, il progetto prevedeva una volumetria edificabile di 142.800 metri cubi.

Accanto alle abitazioni erano previste opere pubbliche per circa 6 milioni di euro, tra cui una scuola per l’infanzia, la valorizzazione dei laghetti dell’area e una nuova viabilità di collegamento tra via del Mare e via Gronchi con pista ciclabile.
Era questo il cuore del piano presentato come intervento di riqualificazione urbana.
Le dichiarazioni del consigliere Giacomo Castro
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Dichiara al nostro giornale Giacomo Castro:

“La battaglia contro la speculazione edilizia della ex cava Tacconi, dove sorgono laghetti di grande interesse geologico, si è conclusa con l’ennesima grande vittoria di Associazione Latium Vetus.
Una vittoria a tutela di un’area molto fragile e di grande importanza naturalistica e paesaggistica, collocata alle spalle di Torvajanica, nelle vicinanze del sito archeologico dei XIII Altari dell’antica Lavinium.
Una battaglia che Associazione Latium Vetus – di cui ero all’epoca Presidente – ha portato avanti opponendosi a coloro i quali (l’amministrazione M5S dell’ex sindaco Zuccalà che nel 2020 approvò questo scellerato progetto urbanistico e l’attuale amministrazione Felici che ci ha contrastato al Consiglio di Stato) hanno spacciato come “riqualificazione urbanistica” lo spostamento della cubatura industriale su via di Campoverde, nel cuore della bonifica costiera, e la conseguente realizzazione di 140.000 metri cubi di anonime palazzine per circa 2000 nuovi abitanti in area agricola verde ed inedificata.
Con grande orgoglio, possiamo oggi affermare che il Consiglio di Stato ha scritto la parola “fine” relativamente a questo devastante progetto urbanistico”.

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