In particolare il Consiglio di Stato chiarisce che il costo per regolarizzare un immobile abusivo va determinato in base alle tariffe in vigore quando viene rilasciato il condono, non quando è stata presentata la domanda.
Ardea, una domanda di condono rimasta sospesa per decenni
La storia nasce da una richiesta di condono edilizio presentata al Comune di Ardea nel lontano 1986.
Per anni la pratica è rimasta in sospeso. Solo nel 2022 il Comune ha riattivato il procedimento, chiedendo ai proprietari non solo documenti integrativi, ma anche il pagamento di diverse somme: oltre 3.400 euro di oblazione, più di 51 mila euro di oneri concessori e ulteriori spese amministrative.
La contestazione: applicate tariffe recenti rispetto alla vecchia domanda di condono
I cittadini hanno contestato queste richieste.
Secondo loro, il calcolo degli importi era errato. In particolare, sostenevano che le somme dovessero essere determinate facendo riferimento al momento in cui avevano presentato la domanda di condono al Comune di Ardea e non a quello – molto più recente – della conclusione della pratica.
La prima decisione del TAR
In primo grado, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio aveva dato loro ragione solo in parte. I giudici avevano stabilito che l’oblazione aggiuntiva non fosse dovuta. Inoltre, avevano ritenuto che anche gli oneri di urbanizzazione dovessero essere calcolati secondo le regole vigenti nel 1986, cioè al momento della domanda.
Secondo il TAR, questo criterio garantiva maggiore certezza per il cittadino, evitando che ritardi dell’amministrazione potessero tradursi in costi più elevati.
Il ricorso del Comune di Ardea
Il Comune di Ardea ha però impugnato la sentenza. L’amministrazione ha sostenuto che gli oneri devono essere aggiornati al momento del rilascio della sanatoria. Questo perché nel tempo cambiano i costi delle opere pubbliche, il contesto urbanistico e il carico sul territorio.
In sostanza, secondo il Comune, sarebbe ingiusto applicare tariffe vecchie di decenni a una situazione che produce effetti oggi.
La decisione del Consiglio di Stato
Il Consiglio di Stato ha in parte ribaltato la decisione del TAR, dando ragione al Comune sul punto principale.
I giudici hanno chiarito che “gli oneri concessori vanno determinati secondo le tabelle vigenti al momento del rilascio del titolo in sanatoria”. Questo perché è solo con la sanatoria che l’immobile diventa legittimo e incide realmente sul territorio.
La sentenza richiama anche un principio generale dell’azione amministrativa: quello secondo cui le decisioni devono essere prese sulla base delle regole in vigore al momento in cui vengono adottate.
Nessun “diritto” a pagare meno col passare del tempo
Un altro passaggio importante riguarda il lungo tempo trascorso. I proprietari avevano evidenziato che l’attesa, durata decenni, non poteva penalizzarli economicamente.
Ma i giudici hanno escluso che il semplice decorso del tempo possa creare un diritto a condizioni più favorevoli. In materia di abusi edilizi, si legge nella sentenza, “il trascorrere del tempo non può trasformare in lecito ciò che nasce come illecito”.
In altre parole, chi ha realizzato un abuso non può contare sul fatto che i ritardi dell’amministrazione riducano i costi della regolarizzazione.
Un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato
Il Consiglio di Stato ha inoltre sottolineato che, pur esistendo in passato interpretazioni diverse, l’orientamento più recente è ormai chiaro: il riferimento temporale corretto è quello della sanatoria.
Questa scelta, secondo i giudici, permette di tutelare meglio l’interesse pubblico. Gli oneri versati dai privati servono infatti a coprire i costi delle opere di urbanizzazione, che aumentano nel tempo.
Alla fine, l’appello del Comune di Ardea è stato accolto su questo punto decisivo. La sentenza del TAR è stata quindi riformata e il ricorso dei cittadini respinto.
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