L’opera nasce anche in vista del 40° anniversario, che ricorrerà a settembre, della visita di San Giovanni Paolo II.
Un lavoro lungo e complesso, durato mesi, che ha coinvolto ogni fase: dalla sistemazione delle pareti della cappellina fino alla realizzazione pittorica.

In questa occasione, la redazione de Il Caffé ha incontrato il pittore per ripercorrere tutte le tappe e i passaggi dietro un intervento artistico di questo livello, approfondendo anche il significato e il messaggio che l’opera consegna alla città di Aprilia e alla comunità parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo.
Marco Crescenzo, da Aprilia nel mondo
Fiero papà di quattro figli e una sconfinata passione per l’arte unita alla fede. Marco Crescenzo si è raccontato a Il Caffè, spiegando come sia avvenuto l’incontro con la pittura.
Sono sposato con Erika, abbiamo quattro bellissimi figli: Gianmarco, Benedetta, Giosué e Filippo. Io sono del 1974, nato a Velletri, ad Aprilia non c’era il reparto maternità.
Sono cresciuto qui ad Aprilia e ho qui frequentato le scuole. Mio padre non voleva facessi arte, ho infatti studiato chimica. Non ho preso la laurea per varie vicissitudini, non frequentavo buoni ambienti.
Per levarmi dalla strada allora diventai allievo ufficiale di complemento con la leva militare. Al ritorno dal servizio militare nel ’96, mi sposai con Erika. Fu durante i corsi prematrimoniali che riscoprii la fede.
Proprio al tempo del matrimonio, c’è stato un colpo di fulmine con le tecniche di pittura e l’iconografia.
Non ho solo riscoperto chi era Dio, ma anche la mia passione per il disegno. Ho ristudiato acquerello, pittura a olio anche grazie a maestri come il professor Ruotolo o il professor De Feo. Successivamente, al Monastero di Vallechiara, un monaco mi inizia a parlare di iconografia.
Anni fa avevo ricevuto in dono un charango, un piccolo strumento musicale sudamericano simile ad un ukulele. Non avevo soldi per studiare e allora lui mi disse “Se mi regali il charango, puoi fare il corso”. Con questo baratto iniziai i mie studi, fino al 2006 quando incontrai un gruppo di pittori internazionale con cui iniziai a collaborare

Tante collaborazioni in tutto il mondo, in tantissimi paesi dove la sua arte e fede sono arrivate. Tra le quali, anche Aprilia.
Siamo stati in tantissime città. Alcuni esempi sono Roma, Venezia, Cagliari, Salamanca, Vienna, Santiago del Cile, Brasilia, Dallas, Seoul e più di recente Dublino.
Infine, poco tempo fa ho lavorato nella parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa ad Aprilia, dove ho incontrato Don Gabriele. In quell’occasione è nato il progetto per la cappellina di Santi Pietro e Paolo.

Marco Crescenzo e l’affresco di Santi Pietro e Paolo
Si è trattato di affrontare un’importante sfida per Marco Crescenzo in una stanza impegnativa a livello emotivo e architettonico, partendo dai materiali.
Per la base, è stato usato dello stucco romano. Dopo, come collante ho usato un missio all’acqua che permettesse di applicare delle foglie d’oro per lo sfondo.
In questo caso sono state usate 2.856 foglie oro, tra tetto e tre muri. Proprio sul tetto abbiamo applicato lo Spirito Santo tramite una colomba in vetro.
Non sono mancate le difficoltà anche dal punto di vista architettonico rispetto a quello che Crescenzo ha dovuto disegnare.
Dio mi ha aiutato tantissimo. Ho solo esaltato quello che c’era già: a livello architettonico la cappellina è un vero e proprio quadro di Kandinsky in cui io mi sono infilato. Lo stesso posto in cui 40 anni fa San Giovanni Paolo II ha pregato.
Ci sono state alcune insidie, come ad esempio la parte centrale della roccia, dove ho disegnato il Cristo risorto. La roccia presentava una curva: inizialmente il Cristo era retto, ma non funzionava. Allora, esaltando un ambiente fatto di diagonali, ho piegato il capo del Cristo, come fosse una fontana che fuoriesce. Oppure, la Vergine sulla sinistra, eretta come una colonna “protetta” dalle linee del soffitto.

Dalla Vergine della Tenerezza al Mosè nel deserto
Ogni icona ha il suo significato intrinseco e resta in grado di restituire ai fedeli il lavoro dell’artista.
Per la Vergine sulla sinistra mi sono ispirato alla Vladimirskaya, Vergine della Tenerezza. Il bambino in braccio l’ho rivolto verso i peccatori e l’ho disegnato appositamente adulto. Coscienti entrambi del sacrificio per la salvezza di ogni uomo. L’ho davvero immaginato come perfettamente dritta, una colonna portante del cristianesimo.
Ha in mano un fazzolettino con due simboli: il primo legato alla Sindone, il secondo alla promessa messianica di Isaia 25,8 che recita “Dio asciugherà le lacrime da ogni volto”. L’ho immaginata come una colonna che regge il cristianesimo intero

A destra invece, un’unicum a livello mondiale. Crescenzo ha rappresentato l’episodio dell’Antico Testamento (Esodo 3:1-14) di Mosè col roveto ardente.
Si tratta di un episodio magnifico: Mosè davanti all’angelo col roveto ardente che brucia ma non si consuma.
Nel monastero di Santa Caterina in Egitto c’è quello che ad oggi si pensa sia il vero roveto ardente. Un’altra rappresentazione si trova a Cipro nel Monastero di San Giovanni della Luce.
Questa immagine rappresenta il momento in cui ogni uomo si mette a nudo, a lasciare le sue sicurezze davanti a Dio. Così come Mosè si toglie i sandali su un terreno santo. Ogni uomo entra nel fuoco del roveto ardente che brucia i peccati, Dio non se ne stanca. Togliendosi le sicurezze scendendo sette gradini dei peccati, ognuno di noi si scopre trasformato. Credo che, compresa questa, ci siano tre icone di Mosè al roveto in tutto il mondo

La parte centrale come fulcro dell’opera, con l’angelo e il cristo risorto.
Qui mi sono ispirato al Beato Angelico. Inizialmente l’ala dell’angelo l’avevo fatta bianca, ma non funzionava. Allora, ho cercato di riprendere i colori delle vetrate colorandola.
La parola angelo vuol dire “inviato”, una missione di ogni cristiano che annuncia la resurrezione di Cristo. Proprio il Cristo l’ho rappresentato come centro che accoglie chiunque entri

Questa sezione dell’opera è stata pensata per rappresentare proprio l’uscita dal sepolcro e la resurrezione di Cristo con l’angelo. Il pensiero dietro l’intera opera è inoltre strettamente legato ai tempi che stiamo vivendo.
Mi sono lasciato ispirare da Dio e dalle persone giuste, come ad esempio per l’idea di colorare le foglie del roveto dell’azzurro delle piante aggiunte in seguito. Oppure nella fase di progettazione e pittura con Francesco Astiaso Garcia che mi ha consigliato per il colore del vestito dell’angelo e Ferdinando Maria Latour, capace di tradurre le mie idee. In questo affresco c’è il contributo di tanti.
Siamo in un momento storico di completo caos in cui come diceva Kierkegaard “La nave è ormai in mano al cuoco di bordo che non ci indica la rotta, ma il menù del giorno”. Spero che quindi tutti, in questo squarcio di cielo, trovino conforto e pace.
L’inaugurazione dell’affresco alla presenza del Vescovo
La giornata di domenica 19 aprile, è stata un momento di celebrazione e unione, con l’inaugurazione dell’affresco di Marco Crescenzo. Alla presenza del vescovo Vincenzo Viva, dei parroci e dell’intera comunità parrocchiale, è stata presentata l’opera inaugurando l’intera cappellina del Santissimo Sacramento.
Un momento di grande convivialità per un vero e proprio dono fatto alla città di Aprilia
























