In quel sito, oggi reperto di archeologia industriale, potrebbe sorgere un parco termale.
La storia dello zuccherificio di Latina Scalo
La storia dell’ex zuccherificio è simbolo di un territorio che più volte ha provato a reinventarsi: complesso industriale, centro logistico intermodale e forse un futuro come parco termale.
Tutto comincia nel 1936, quando Benito Mussolini inaugura lo zuccherificio, uno dei più imponenti stabilimenti dell’Agro pontino.
In piena epoca di bonifica dell’Agro Pontino, lo zuccherificio rappresenta un tassello fondamentale della trasformazione economica e sociale dell’area: un’infrastruttura moderna, collegata alla ferrovia, capace di lavorare le bietole coltivate nei terreni appena strappati alle paludi.
Per decenni l’impianto è stato un motore produttivo, capace di garantire occupazione stabile e stagionale.
Nemmeno la guerra ne spegne del tutto l’attività: dopo l’interruzione legata allo sbarco alleato del 1944, la produzione riprende già l’anno successivo, segnando una rapida ripartenza in un’Italia ancora ferita.
Il declino dello zuccherificio negli anni Ottanta
Il declino arriva negli anni Ottanta. Dopo il passaggio a gruppi industriali del Nord e tentativi di rilancio, la fabbrica chiude, riapre brevemente sotto la pressione dei lavoratori e poi si spegne definitivamente.
Negli anni successivi emergono criticità ambientali rilevanti, che trasformano il sito in un problema oltre che in un’eredità ingombrante.
La scommessa fallita dell’intermodale
A metà degli anni Novanta il Comune di Latina prova a cambiare rotta: acquista l’area dell’ex zuccherificio con l’idea di bonificarla e convertirla in piattaforma logistica.
Nasce così il progetto intermodale, legato anche alla linea ferroviaria Roma-Formia, con l’obiettivo di integrare trasporto su rotaia e su gomma.
Ma tra debiti, ritardi e occasioni mancate, il piano si arena prima ancora di entrare davvero in funzione.
Per anni l’area resta sospesa: strutture imponenti ma inutilizzate, progressivo degrado, incursioni vandaliche e tristi vicende di cronaca nera. Un vuoto urbano e produttivo alle porte della città di Latina.
La svolta: la vendita all’asta e il progetto del parco termale
La svolta arriva alla fine del 2025, quando il complesso viene acquisito all’asta dai Vivai Aumenta.
Il progetto per il rilancio dell’area dell’ex zuccherificio di Latina Scalo segna un cambio di paradigma: non più industria pesante o logistica incompiuta, ma un grande parco termale immerso nel verde.
L’idea è quella di trasformare i capannoni storici in spazi dedicati al benessere, con piscine interne ed esterne circondate da alberature importanti, sfruttando le volumetrie originali.
Il concept unisce acqua e botanica. All’interno degli edifici troveranno posto piante tropicali di grandi dimensioni, mentre all’esterno saranno valorizzate specie autoctone.
Un giardino che diventa esperienza, sulla scia di altri progetti già sviluppati dall’azienda nel territorio pontino.
Non manca l’attenzione alla memoria storica: è in corso una ricerca per recuperare l’aspetto originario degli edifici, a partire dai colori, nel tentativo di restituire dignità architettonica a un luogo simbolo del Novecento locale.
La parte di Intermodale
Parallelamente resta aperta la partita della parte intermodale.
Il collegamento ferroviario rappresenta ancora un asset strategico, soprattutto in un contesto europeo che spinge verso il trasporto su rotaia.
L’ipotesi è quella di attrarre partner interessati a rilanciare questa funzione, affiancandola al nuovo polo turistico.
Nel frattempo, il lavoro più urgente è quello anche più visibile: bonifica, pulizia, messa in sicurezza. Un’operazione lunga, necessaria per restituire accessibilità a un’area abbandonata per anni.
Così Latina Scalo prova ancora una volta a cambiare pelle. Dove un tempo si produceva zucchero e poi si immaginavano merci in transito, potrebbe nascere un luogo dedicato al tempo libero e alla cura della persona.
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