Si tratta di somme che per anni sono rimaste nei bilanci come possibili debiti. Ma senza sviluppi concreti. Tenerle avrebbe significato mantenere una rappresentazione non realistica della situazione finanziaria dell’ente.
Con questa operazione, il Comune di Latina aggiorna i propri conti e libera risorse contabili.
Debiti cancellati dopo quasi trent’anni
L’operazione emerge dal riaccertamento dei residui relativi all’esercizio 2025 (art. 228, comma 3, del TUEL). Si tratta di somme accantonate negli anni per spese legali, incarichi ad avvocati e contenziosi amministrativi e civili. Molte di queste posizioni risalgono tra il 1997 e il 2004.
In diversi casi si tratta di ricorsi al Tar del Lazio o cause davanti al Tribunale di Latina. Vicende che coinvolgono cittadini, professionisti e società.
Compaiono, ad esempio, ricorsi presentati da privati, ma anche controversie con imprese e associazioni.
Dopo anni, queste somme sono state dichiarate “insussistenti”. In sostanza, il Comune non è più tenuto a pagarle.
Le cause più curiose
Tra le pratiche più datate c’è un ricorso del 1997 legato alla resistenza in giudizio del Comune davanti al Tar. L’importo è contenuto, poco più di 500 euro. Ma il dato che colpisce è il tempo trascorso: quasi trent’anni senza una definizione concreta.
Ci sono poi numerose cause del 1998. Alcune riguardano ricorsi amministrativi seriali, spesso affidati allo stesso legale.
Altre invece sono più particolari, come l’azione di risarcimento danni legata all’utilizzo della discarica di Borgo Montello. In questo caso, il Comune aveva avviato un’azione per recuperare somme nei confronti di altri enti. Anche qui però il procedimento non ha portato a risultati concreti.
Curiosa anche la presenza di vertenze con società private, come la Seven Srl, che compaiono più volte in diversi procedimenti. Segno di un contenzioso prolungato nel tempo.
Non mancano cause civili. Tra queste, una citazione promossa da un ingegnere alla fine degli anni ’90. Anche in questo caso, la somma accantonata supera i mille euro, ma non è mai stata liquidata.
Perché i debiti sono stati cancellati
Le motivazioni della cancellazione sono diverse. In molti casi si parla di “chiesta integrazione documentale”. Significa che nel tempo sono stati richiesti documenti mai arrivati. Senza questi elementi, la pratica non può essere chiusa con un pagamento.
In altri casi è stata “sollevata prescrizione”. Si tratta di una delle ragioni più frequenti. Dopo un certo numero di anni, il diritto a riscuotere una somma si estingue. Questo vale anche per le spese legali.
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Ci sono poi situazioni in cui “il provvedimento non è pervenuto”. In pratica manca l’atto finale che avrebbe dovuto definire la causa o stabilire l’importo da pagare.
Un altro motivo riguarda le parcelle mai presentate. In un caso si legge chiaramente che la “parcella non è pervenuta”. Senza una richiesta formale di pagamento, il debito resta sospeso e alla fine viene cancellato.
Le somme più consistenti
La maggior parte degli importi è piuttosto contenuta. Spesso si aggira intorno ai 500 o 1.000 euro. Tuttavia ci sono alcune eccezioni.
Una delle cifre più alte supera i 24 mila euro. È legata a un contenzioso del 2002 relativo a ricorsi contro atti urbanistici del Comune. Anche in questo caso, però, la somma è stata considerata non più dovuta.
Altri importi rilevanti riguardano incarichi legali e procedimenti in Corte d’Appello o opposizioni a esecuzioni mobiliari. Alcune di queste posizioni arrivano fino agli anni 2010.
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