Stop immediato per due impianti
La decisione riguarda due impianti situati ad Anzio, uno in via della Cannuccia e l’altro in via Ardeatina.
Il Comune di Anzio ha disposto il blocco delle attività con effetto immediato. La misura arriva dopo una comunicazione della Prefettura di Roma.
Il cuore della vicenda è proprio questo passaggio. La Prefettura ha adottato un provvedimento interdittivo antimafia. Si tratta di uno strumento che segnala il rischio di infiltrazioni della criminalità in un’attività economica.
Da quel momento, il Comune non ha avuto margine di scelta. Ha dovuto fermare le attività.
Cos’è successo
La società aveva presentato le pratiche per subentrare nella gestione dei due distributori di carburante. Si trattava di una procedura amministrativa ordinaria. I documenti erano stati inviati tramite il portale dedicato alle imprese.
Pochi giorni dopo, però, è arrivata la comunicazione della Prefettura di Roma: c’era scritto che esiste un’interdittiva antimafia nei confronti della società.
Nel provvedimento si legge che, in questi casi, “la pubblica amministrazione non può rilasciare alcun atto abilitativo per lo svolgimento di una qualsiasi attività economica o commerciale”.
Non solo. Se l’attività è già partita, deve essere fermata.
Per il Comune di Anzio un atto dovuto
Il Comune di Anzio ha quindi preso atto della comunicazione e ha adottato il provvedimento conseguente. Le autorizzazioni sono venute meno automaticamente.
Nel documento si sottolinea che si tratta di un atto dovuto. Non c’è una valutazione discrezionale. La normativa impone questo tipo di intervento.
Per questo motivo è stato disposto “il divieto immediato di prosecuzione dell’attività”. Le due pratiche presentate per la gestione degli impianti diventano inefficaci.
Le ragioni della misura
Il principio alla base è quello della prevenzione. L’interdittiva antimafia non è una condanna penale. Non stabilisce una responsabilità definitiva.
Serve però a evitare che attività economiche possano essere condizionate da ambienti criminali.
Per questo motivo le conseguenze sono immediate. Le autorizzazioni decadono. Le attività devono fermarsi.
Come si legge nel provvedimento, questi effetti sono “radicalmente incompatibili” con la prosecuzione di un’attività economica.
Da una parte c’è la società, che aveva avviato le procedure per gestire i distributori. Dall’altra ci sono le istituzioni, che devono applicare le norme antimafia.
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Il Comune di Anzio, in questo caso, ha agito come soggetto attuatore. Ha ricevuto la comunicazione e ha eseguito quanto previsto dalla legge.
Il provvedimento evidenzia che non è stato necessario avviare un procedimento ordinario. La natura urgente e vincolata dell’atto non lo richiede.
La notizia di Anzio si lega a quella dello scorso settembre, quando la Prefettura di Milano ha emesso una ‘interdittiva antimafia, disponendo la chiusura immediata di ben 200 punti di distribuzione dello stesso marchio commerciale.
Le conseguenze sul territorio
Resta da capire se e quando potranno essere riattivati con una nuova gestione. Per ora, la priorità è stata quella di applicare le misure previste.
Il caso conferma come i controlli antimafia incidano anche su attività quotidiane. Non solo grandi appalti, ma anche servizi come i distributori di carburante.
Negli ultimi anni, le verifiche antimafia si sono estese anche alle attività soggette a semplici comunicazioni amministrative. Anche in questi casi, i controlli possono portare a provvedimenti immediati.
I due distributori di via della Cannuccia e via Ardeatina devono fermarsi.
Alla società colpita dal provvedimento del Comune di Anzio resta la possibilità di presentare un ricorso al Tar del Lazio.
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