Al termine di una battaglia giudiziaria iniziata 10 anni fa, una ordinanza del Tribunale Amministrativo regionale (TAR) del Lazio ha certificato infatti la riapertura di un procedimento amministrativo che il Comune di Ciampino aveva invece chiuso negativamente.
In parole povere, il vecchio stop di Comune e Soprintendenza è stato annullato e il terreno è rientrato in un percorso che potrebbe riaprire il tema dell’edificabilità.
I pareri negativi del 2016
Tutto è partito il 25 maggio 2016. Venne allora presentata al Comune di Ciampino una richiesta di autorizzazione paesaggistica per realizzare nuovi fabbricati su una porzione di terreno di circa 6mila metri quadrati, all’interno di un’area molto più ampia da quasi 30mila metri quadrati complessivi, nei pressi di via Colle Oliva.
La pratica si è arenata quasi subito. Il primo segnale era arrivato con il preavviso negativo della Soprintendenza del 4 agosto 2016. Poi era arrivato anche il parere contrario definitivo, in data 25 ottobre 2016. Infine, il Comune di Ciampino aveva ecepito quella linea chiudendo la porta con il ‘No’ alla lottizzazione del 13 dicembre 2016.
Da quel momento inizia il contenzioso. Il nodo, fin dall’inizio, è sempre lo stesso: capire se quella porzione di terreno dovesse essere trattata come area ancora rigidamente vincolata oppure come uno spazio inserito in un contesto ormai diverso, segnato dalla presenza di insediamenti e aree già urbanizzate.
Il Tribunale annulla il “No” del Comune di Ciampino
La svolta è poi arrivato nel 2024. Il TAR del Lazio il 4 ottobre 2024 ha annullato il ‘No’ del Comune e il parere negativo della Soprintendenza.
Il Tribunale non ha detto che si può costruire subito, ma ha affermato con chiarezza che il rifiuto era stato costruito su basi non sufficientemente solide.
In sostanza, i giudici hanno osservato che non era stato chiarito bene quale disciplina dovesse valere davvero per quella specifica porzione di terreno. Gli stessi hanno anche aggiunto un altro elemento importante: dagli atti era emerso un contesto circostante già urbanizzato, in contrasto con la lettura più rigida adottata dagli uffici.
Con quella sentenza del 4 ottobre, il vecchio No era stato cancellato. La pratica, però, non si era chiusa lì: doveva essere riesaminata.
Il Comune di Ciampino insiste
Dopo la sentenza del 2024, il procedimento non si era però sbloccato rapidamente. La vicenda era tornate davanti ai giudici anche nel 2025.
Nel frattempo, il Comune di Ciampino aveva pubblicato una nuova nota, datata 30 maggio 2025, nella quale continuava a sostenere che sull’area graverebbe ancora il vincolo paesaggistico.
Quella mossa è stata nuovamente contestata dalla proprietà. Il contenzioso è proseguito fino a una nuova pronuncia del TAR, la sentenza n. 22618 del 15 dicembre 2025, richiamata poi nell’ordinanza pubblicata nel 2026.
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È il segnale che la questione non era affatto chiusa e che il Comune di Ciampino non aveva ancora dato piena esecuzione a quanto deciso in precedenza.
La pratica riparte dall’inizio
La novità è arrivata il 24 febbraio 2026. In quella data, come riferito dal Comune di Ciampino negli atti depositati in Tribunale, è stata trasmessa alla Soprintendenza una nuova relazione istruttoria insieme alla proposta di provvedimento.
Tradotto in termini semplici, la macchina amministrativa si è rimessa in moto. La pratica non è più ferma al ‘No’ del 2016, già cancellato dal TAR nel 2024, ma è tornata dentro il percorso decisionale.
I giudici ‘stimolano’ il Comune di Ciampino
L’ultimo passaggio è stato quello formalizzato dal TAR con l’ordinanza decisa il 24 marzo 2026 e pubblicata il 22 aprile 2026. In questa sede i giudici non affrontano di nuovo il merito urbanistico della vicenda. Non stabiliscono se si potrà costruire oppure no.
Fanno però una valutazione importante sul piano pratico: prendono atto che il Comune di Ciampino, con il passaggio del 24 febbraio scorso, ha rimesso in moto il procedimento.
È un punto decisivo. Il Tribunale, infatti, certifica che il Comune, dopo mesi di ritardo e dopo un nuovo scontro giudiziario, ha ripreso a trattare la pratica.
Cosa significa per i 6mila metri quadri oggi (22 aprile 2026)
Alla data del 22 aprile, quindi, i 6mila metri quadri al centro della controversia non sono automaticamente edificabili. Ma non sono più bloccati dal vecchio diniego del 13 dicembre 2016, annullato dalla sentenza del 4 ottobre 2024.
Dopo dieci anni (dal 25 maggio 2016 al 22 aprile 2026) la partita torna dove era iniziata: la Soprintendenza e il Comune di Ciampino dovranno ora arrivare a una nuova decisione. E dovranno farlo con motivazioni più solide, senza limitarsi a ripetere quanto già bocciato dai giudici.
Se decideranno per il “No”, infatti, dovranno portare nuove motivazioni, perché altrimenti i proprietari dell’area porterebbero sicuramente di nuovo in Tribunale i due enti ed è facile pronosticare che i giudici, nel caso, sarebbero molto duri verso Ministero della Cultura e Comune di Ciampino.
La nuova decisione dirà se quei 6mila metri quadri resteranno bloccati oppure se potranno davvero tornare edificabili.
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