Secondo i giudici, non esistono al momento le condizioni per una gara pubblica perché, di fatto, nel territorio non c’è concorrenza tra operatori.
L’accordo contestato
Al centro del caso c’è il servizio di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti urbani prodotti a Latina. Il Comune aveva deciso di proseguire il rapporto con Rida Ambiente, che gestisce un impianto ad Aprilia, per un valore di 6.948.843 euro.
Contro questa decisione ha fatto ricorso CSA Servizi Ambientali, società proprietaria di un impianto a Castelforte. L’azienda sosteneva di essere pienamente operativa e quindi in grado di partecipare a una eventuale gara d’appalto.
Da qui la contestazione: secondo CSA, il Comune di Latina avrebbe dovuto aprire il servizio al mercato e non affidarlo direttamente.
La posizione della società ricorrente
CSA ha rivendicato il proprio ruolo nel sistema regionale dei rifiuti. Ha ricordato di essere in possesso delle autorizzazioni necessarie e di essere stata inserita tra gli impianti “minimi” dalla Regione Lazio.
Per questo motivo, la società ha sostenuto che non fosse corretto considerare Rida come unico operatore disponibile.
Secondo la ricorrente, “avrebbe dovuto essere indetta una procedura competitiva”, anche per verificare eventuali condizioni economiche più vantaggiose.
La difesa del Comune di Latina
Il Comune di Latina ha difeso la propria scelta puntando su due elementi.
Il primo è il principio di prossimità: i rifiuti devono essere trattati nell’impianto più vicino, per ridurre costi e impatti ambientali.
Il secondo riguarda il quadro normativo regionale. Secondo l’ente, il piano rifiuti vigente individua un solo impianto di riferimento per quel territorio: proprio quello di Rida.
Inoltre, il Comune di Latina ha sottolineato che il sistema delle tariffe è regolato a livello pubblico. Questo significa che non c’è spazio per ribassi significativi, elemento che normalmente giustifica una gara.
Il nodo della concorrenza
Il punto centrale della sentenza riguarda proprio l’esistenza o meno di concorrenza. I giudici sono stati chiari: nel caso di Latina, questa concorrenza non c’è.
Il motivo principale sta nel piano regionale dei rifiuti. Questo documento, ancora in vigore, indica un solo impianto come riferimento per il trattamento dei rifiuti indifferenziati nell’area: quello di Rida Ambiente.
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L’impianto di CSA, pur autorizzato, non è incluso nello stesso piano. E questo fa la differenza.
Come si legge nella sentenza,
“l’unico impianto […] legittimato ad operare a servizio dell’ambito territoriale è quello di Rida”.
La legge limita la possibilità di gara
I giudici riconoscono che l’impianto di CSA esiste ed è operativo. Tuttavia, precisano che può essere utilizzato solo in via “sussidiaria o in situazioni emergenziali”.
Per diventare pienamente parte del sistema, sarebbe necessaria una modifica del piano regionale. Senza questo passaggio, la sua presenza non basta a creare un vero mercato concorrenziale.
Proprio l’assenza di concorrenza ha portato il TAR del Lazio a ritenere legittima la scelta del Comune di Latina di non indire una gara.
La legge, spiegano i giudici, consente l’affidamento diretto quando “la concorrenza è assente per motivi tecnici”. E in questo caso tali motivi derivano da regole pubbliche precise.
Non solo: anche il sistema tariffario, stabilito dalla Regione Lazio, “impedisce in radice la possibilità […] di effettuare offerte al ribasso”. Senza competizione sui prezzi, viene meno uno degli elementi chiave delle gare.
La decisione finale dei giudici
Il Tribunale ha quindi respinto il ricorso di CSA, dichiarandolo in parte infondato e in parte improcedibile. La società è stata anche condannata alle spese di lite per un importo di 5.000 euro.
Resta dunque valido l’affidamento del servizio per il 2026. Il Comune di Latina potrà continuare a conferire i rifiuti all’impianto di Campoverde.
La sentenza, però, lascia aperto uno spiraglio per il futuro. Tutto dipende dalla Regione Lazio.
Se il piano rifiuti verrà aggiornato includendo nuovi impianti, come quello di CSA, allora il quadro potrebbe cambiare. In quel caso, si potrebbe aprire davvero una fase di concorrenza.
Per ora, però, la situazione resta quella descritta dai giudici.
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