Il punto non è che i tagli fossero partiti senza autorizzazioni. Al contrario, erano interventi già regolarmente autorizzati. Il problema, secondo gli atti dell’Ente Parco, è arrivato dopo: le prescrizioni imposte durante i lavori non sarebbero state rispettate e questo ha generato una situazione pericolosa, in particolare per il rischio di incendi.
Così la Città metropolitana ha disposto lo stop immediato, aprendo anche alla possibilità più pesante, quella della revoca delle autorizzazioni.
Non un taglio clandestino, ma un cantiere finito fuori dalle regole
I due interventi erano nati come utilizzazioni forestali di fine turno su boschi cedui di castagno. In parole povere: boschi arrivati, secondo i piani forestali, al momento previsto per il taglio e il rinnovo.
Nel caso di Lariano l’area interessata era una particella forestale di circa 14 ettari. Nel caso di Velletri si parla di poco più di 10 ettari netti. Dunque non un blitz abusivo nel bosco, ma attività inserite in una filiera autorizzata e presentata come gestione ordinaria del castagneto.
Che cosa non è stato rispettato
Nei due cantieri sarebbero rimasti sul terreno residui legnosi del taglio, polloni, ramaglia e altro materiale di lavorazione oltre i limiti consentiti.
È questo il punto che ha fatto scattare l’allarme del Parco dei Castelli Romani: quei resti, lasciati in bosco, aumentano il rischio di innesco e propagazione degli incendi e possono compromettere habitat tutelati e sicurezza pubblica.
Nel cantiere di Velletri è stato contestato l’abbandono di materiale ligneo oltre i termini previsti. Nel cantiere dell’area Lariano, oltre allo sgombero dei residui, è stata imposta anche la rimozione di eventuale materiale non legnoso lasciato sul posto.
Gli ordini: ripulire prima di tutto
I due atti seguono la stessa logica. Si ferma tutto. Si lascia in piedi solo ciò che serve a rimettere in ordine il bosco.
A Velletri è stato imposto lo sgombero dei residui più grandi entro il 30 aprile, mentre quelli più piccoli devono essere ridotti e sparsi o raccolti in cumuli contenuti.
In quel caso l’esbosco, cioè il trasporto del legname fuori dall’area boscata, viene consentito solo più avanti, tra il 1° agosto e il 30 settembre, con cautele antincendio rafforzate.
Il rischio vero: perdere il titolo e ripartire da capo
Il rischio che ora è all’orizzonte è quello della revoca delle autorizzazioni per le società implicate.
I destinatari degli atti hanno infatti 30 giorni per presentare osservazioni e documenti. Ma se le spiegazioni non arriveranno, oppure non saranno considerate sufficienti a superare le contestazioni, la sospensione potrà trasformarsi nella cancellazione del titolo autorizzativo.
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A quel punto, per completare gli interventi rimasti a metà, non basterà aspettare, bisognerà tornare da capo e chiedere una nuova autorizzazione. È qui che la vicenda smette di essere un semplice stop tecnico e diventa un caso politico e territoriale.
Il grande sfondo: i Castelli Romani sotto pressione
Sono numerosi i fascicoli forestali dei Castelli Romani che negli ultimi tempi si occupano di taglio ceduo di castagneti considerati “a fine turno”, interventi inseriti nei piani di gestione con pareri favorevoli, prescrizioni, tempi da rispettare.
Dai due provvedimenti di stop adottati in questi giorni emerge una considerazione.
Il modello attuale adottato consente al bosco di essere visto contemporaneamente come paesaggio, risorsa economica e fonte di materia prima. Finché le regole vengono rispettate, l’iter amministrativo procede senza intoppi. Quando invece il cantiere non si adegua alle prescrizioni imposte, l’intero sistema si blocca.
I due stop arrivano infatti dentro una stagione di grandi diradamenti e tagli che da mesi ridisegna il paesaggio dei Castelli Romani.
Le ricostruzioni circolate negli ultimi mesi hanno parlato di un conto vicino ai 100 ettari già nell’autunno 2025, di altri circa 85 ettari concentrati tra dicembre 2025 e gennaio 2026 tra Rocca di Papa, Lariano e Velletri, e poi ancora di oltre 56 ettari in pochi giorni nel marzo 2026.
Non è un numero unico e definitivo, perché i conteggi cambiano a seconda dei fascicoli e dei periodi osservati. Ma il senso resta lo stesso: la scala degli interventi è ormai ampia, ravvicinata e gli effetti sul paesaggio sono chiaramente visibili.
Il tema dei controlli tempestivi
C’è poi un altro elemento, meno raccontato ma decisivo. In parallelo ai tagli, in alcuni casi il legname dei boschi è entrato anche nel circuito delle aste pubbliche e della valorizzazione economica, con partite forestali stimate su decine e decine di ettari.
Non è un dettaglio, perché spiega il motivo per cui attorno al bosco, oltre alla tutela ambientale, si muovano interessi produttivi, piani agronomici, entrate potenziali e un’intera filiera del legno.
Il problema nasce quando questo equilibrio salta e il controllo del territorio arriva tardi, cioè quando il materiale è già a terra e il rischio incendio è già diventato un fatto, non un’ipotesi.
Il Parco dei Castelli Romani supera i 15 mila ettari. È un pezzo delicato del territorio metropolitano, attraversato da sentieri, aree di pregio naturalistico e zone in cui il bosco non è solo sfondo, ma protezione del suolo, identità dei luoghi e barriera contro il fuoco estivo.
Per questo i due stop di Velletri e del fronte Lariano pesano più di quanto sembri. Dicono una cosa semplice: quando il bosco diventa cantiere, basta poco per passare dalla gestione alla cattiva gestione. E allora non si discute più soltanto di legna, si discute di controllo pubblico, di tempi, di vigilanza e di quanto davvero si stia tenendo insieme tutela e sfruttamento.
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