È questo il cuore della delibera approvata dalla Giunta guidata dal sindaco Veronica Felici lo scorso 22 aprile: il primo passo per trasformare strutture chiuse e spesso dimenticate in luoghi di nuova utilità per la città.
Cosa vuole fare davvero il Comune di Pomezia
La delibera non dispone una riapertura immediata delle edicole e non assegna da subito nuove attività. Stabilisce però un percorso preciso.
Gli uffici dovranno fare una ricognizione puntuale delle postazioni già previste nel vecchio piano comunale, verificare la presenza dei manufatti, controllarne lo stato di conservazione, la grandezza, e chiarire la situazione delle autorizzazioni.
Solo dopo questa fotografia completa sarà possibile capire quali strutture siano recuperabili, quali vadano ripensate e quali, eventualmente, non abbiano più prospettive.
Una seconda occasione per spazi rimasti in silenzio
Per anni quelle edicole sono rimaste lì a simbolo dei cambiamenti delle abitudini editoriali dei cittadini. Alcune ancora riconoscibili, altre spente, svuotate, quasi inghiottite dall’abitudine dei passanti. Piccoli presìdi che un tempo segnavano gli angoli delle strade e accompagnavano la vita quotidiana dei quartieri.
Ora il Comune di Pomezia prova a guardarle con occhi diversi. Non più solo come box inutilizzati o strutture da rimuovere, ma come possibili punti da recuperare, riqualificare e rimettere in circolo.
L’idea è semplice: dove oggi c’è abbandono, domani potrebbe tornare un servizio, una funzione, una presenza.
Cosa possono diventare le ex edicole
Il senso dell’operazione è di tentare di dare una nuova vita a questi chioschi.
Il Comune mette sul tavolo la possibilità di un riutilizzo per attività diverse dalla tradizionale vendita di quotidiani e periodici.
Si parla di vendita di altre merci, di spazi espositivi, di punti informativi e di altre funzioni compatibili. A loro vantaggio gioca soprattutto la posizione strategica, in mezzo ai flussi pedonali.
In altre parole, le ex edicole potrebbero tornare a essere piccoli nodi di servizio e presenza urbana, capaci di restituire decoro e movimento a spazi oggi fermi.
Il lungo tramonto delle edicole
Per capire questa scelta bisogna guardare a ciò che è successo negli ultimi anni.
Le edicole hanno pagato il prezzo di una trasformazione profonda. La lettura dei giornali si è spostata online. Le notizie ora corrono sui siti, sugli smartphone, nei social media. Riviste e quotidiani hanno perso centralità nella vita quotidiana di molti lettori.
Con l'implantologia computer guidata, alternativa meno invasiva alla classica
La digitalizzazione della stampa ha cambiato abitudini, tempi e consumi, così quei chioschi, un tempo vivi già dalle prime ore del mattino, hanno iniziato lentamente a spegnersi. La crisi non è stata improvvisa. È stata lunga, silenziosa e triste, quasi come una ininterrotta agonia.
Dai quartieri può ripartire una piccola rigenerazione
Il valore di questa operazione, però, va oltre la nostalgia. Il recupero delle ex edicole può avere un effetto pratico nei quartieri.
Più servizi di prossimità, meno strutture abbandonate, più presidio negli spazi pubblici, più occasioni di riuso intelligente.
La Giunta, nel testo approvato, lega infatti la valorizzazione di questi manufatti anche alla rivitalizzazione urbana e alla sicurezza percepita. È un passaggio importante, perché restituisce a quei piccoli chioschi un ruolo possibile nella vita concreta della comunità.
Edicole come risorsa
C’è però un punto da tenere presente. Il Comune di Pomezia ha avviato il percorso, ma non ha indicato una scadenza precisa per completare l’analisi.
Prima bisognerà censire, verificare, valutare. Poi sarà predisposto un piano organico di recupero, con modalità attuative ed eventuali costi.
Solo successivamente potranno arrivare decisioni operative, bandi pubblici e riassegnazioni. Il mandato è stato affidato al dirigente del Settore II, competente per attività produttive, cultura e pubblica istruzione.
Il messaggio che arriva da Pomezia è comunque chiaro. Le vecchie edicole non vengono considerate un relitto urbano da ignorare, ma una risorsa da verificare e, se possibile, da recuperare.
Non c’è ancora una certezza sul numero effettivo delle strutture da salvare né sul loro futuro definitivo. C’è però una scelta di fondo: riportare attenzione su spazi dimenticati e provare a rimetterli al centro di una funzione utile.
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