Tutto molto bello, ma bisogna sottolineare che i permessi sono arrivati grazie al silenzio di Comune di Frascati e Soprintendenza.
E questi silenzi, come descrive la legge, diventano automaticamente autorizzazioni dopo un certo numero di giorni in cui gli enti non esprimono il proprio parere. Il troppo spesso utilizzato “metodo alla Ponzio Pilato” conosciuto come “silenzio-assenso“.
La questione, ora, non è demonizzare in astratto un biolaghetto o la creazione di piscine private. In questo caso le carte presentano l’opera come un intervento paesaggisticamente leggero e integrato nel contesto di una proprietà privata. Il punto è un altro.
Ci chiediamo noi: vista l’enorme crisi idrica dei Castelli Romani, in continuo peggioramento, come è possibile che gli enti preposti non si occupino di valutare i progetti che riguardano proprio l’uso dell’acqua?
Il progetto del biolaghetto
Le relazioni descrivono il biolaghetto come uno specchio d’acqua “balneabile”, con profondità variabile tra 60 centimetri e 1,40 metri, ma di grandezza e metri cubi di portata indefiniti: l’acqua sarebbe contenuta da un telo adagiato direttamente sul terreno, in materiale tipo EPDM o PVC.
Il biolaghetto, però, non nasce come intervento autonomo, è inserito dentro un progetto privato più ampio, descritto come un insieme di opere “a servizio di una villa privata”.
Nello stesso pacchetto compaiono la demolizione e ricostruzione di due vecchi locali deposito per realizzare una serra destinata a coltivazioni floreali, una stazione di ricarica per auto elettriche, un impianto fotovoltaico a terra da 40 kW, un pergolato, una recinzione e la sistemazione del viale d’accesso.
Il via libera arrivato nel silenzio degli enti
Il Comune di Frascati ha chiuso positivamente la Conferenza di Servizi il 21 aprile.
Tra gli Enti chiamati in causa su questo progetto c’erano la Soprintendenza per il profilo paesaggistico e archeologico e gli uffici comunali competenti in materia urbanistica e paesistica.
Nella Determina finale si legge che entro il 16 aprile non era arrivata alcuna determinazione da parte delle amministrazioni coinvolte, uffici comunali e soprintendenza.
Da qui l’assenso formato per silenzio e la chiusura positiva del procedimento. La stessa Determina precisa anche che il provvedimento finale sostituisce tutti gli atti di assenso necessari.
Tradotto in linguaggio meno burocratico: il progetto è passato non perché gli enti abbiano scritto nero su bianco un “Sì” motivato, ma perché non hanno risposto in tempo.
È questo il punto della vicenda da analizzare, soprattutto perché si parla di un intervento con uno specchio d’acqua privato in un territorio – ossia i Castelli Romani – dove il tema acqua è diventato centrale.
Il punto che manca: da dove arriverà l’acqua?
Ed è qui che le carte lasciano aperta la domanda più semplice. Da dove verrà presa l’acqua per riempire e mantenere il biolaghetto?
Nelle relazioni progettuali rese pubbliche non compare una risposta esplicita.
Si spiega come funzionerà il biolaghetto, si descrivono la fitodepurazione, la forma, la profondità e i materiali di contenimento, ma non si trova un’indicazione chiara sulla fonte di approvvigionamento iniziale e successivo.
Non si parla in modo esplicito di pozzo, non si parla di rete Acea, non si parla di autobotti o di fornitura privata acquistata. Non si parla neppure di recupero di acque meteoriche come fonte dichiarata per il riempimento.
Su questo punto, nelle carte disponibili, resta un vuoto che sembra una voragine.
È un’assenza che pesa, perché il progetto descrive il biolaghetto come ecologico e compatibile con il paesaggio. Ma non chiarisce l’elemento più delicato: l’origine dell’acqua.
Il contesto: i Castelli Romani hanno sete
Il caso esplode dentro un quadro già molto teso. La discussione pubblica ai Castelli Romani, da mesi, ruota attorno alla sofferenza dei laghi Albano e Nemi e al calo della falda che li alimenta, che verrebbe devastata dal futuro inceneritore di Santa Palomba che a livello idrico graverebbe sulla martoriata falda idrica dei Castelli Romani e dei due laghi.
Per il lago Albano, comitati e associazioni denunciano oltre 1 metro di abbassamento solo nell’ultimo anno e 54 milioni di metri cubi d’acqua persi complessivamente tra i due laghi. È una denuncia di parte, ma descrive bene il clima che si respira sul territorio.
Sul lago di Nemi, la stampa ha documentato un arretramento della linea d’acqua fino a 44 metri in due anni, sulla base di confronti fotografici satellitari.
Sono numeri che rendono l’idea della percezione di emergenza idrica che oggi accompagna ogni nuova discussione sull’uso dell’acqua nei Castelli.
Il bunker Acea e l’acqua del lago Albano
In questo stesso contesto, Frascati ha appena celebrato il nuovo serbatoio Acea di via del Tuscolo, il cosiddetto “bunker”, presentato come opera utile per aumentare la resilienza della rete cittadina.
L’impianto ha una capacità complessiva di 2.800 metri cubi e serve a ridurre interruzioni e cali di pressione. Ma la stessa ricostruzione sottolinea che la città continuerebbe comunque a essere alimentata anche dall’acqua pompata dal lago Albano.
È questo il paradosso. Da una parte si investe per mettere in sicurezza la rete, dall’altra il territorio continua a interrogarsi sulla pressione esercitata su un sistema idrico che appare sempre più fragile.
E proprio dentro questo scenario arriva il via libera a un biolaghetto privato del quale, nelle carte, non è chiarita la provenienza dell’acqua.
Niente silenzio-assenzo se di mezzo c’è l’acqua
In un’area dove laghi e falde sono al centro di un allarme crescente, la soglia dei controlli dovrebbe essere più alta, con pareri espliciti, valutazioni chiare e soprattutto una disciplina molto restrittiva sull’uso dell’acqua.
Le amministrazioni pubbliche dei Castelli Romani ormai non possono più permettersi di concedere permessi per “silenzio-assenzo”, cioè senza indagare e prendersi esplicitamente la responsabilità delle autorizzazioni, quando si parla di uso delle risorse idriche.
Leggi anche: Frascati, via al serbatoio Acea anti-siccità, una ‘foglia di fico’ per nascondere la crisi idrica






















