Il progetto della nuova antenna e lo stop del Comune di Nettuno
La vicenda riguarda la richiesta presentata da Iliad Italia per installare un’antenna su un edificio in via Olmata a Nettuno. L’impianto, una stazione radio base, era previsto in un’area urbana vicina ad abitazioni e a una linea ferroviaria.
Il Comune di Nettuno aveva però respinto la domanda con un provvedimento formale. Alla base del diniego c’erano motivazioni di carattere paesaggistico.
Secondo l’ente locale, l’area sarebbe stata incompatibile con l’intervento. In particolare, venivano richiamati vincoli legati alla pianificazione territoriale e alla presenza di zone considerate sensibili.
Iliad ha deciso di impugnare quel provvedimento davanti al Tar, sostenendo che il rifiuto fosse tardivo e non giustificato.
La posizione di Iliad
La società ha puntato su un aspetto preciso. Secondo la ricorrente, il Comune di Nettuno avrebbe superato i tempi previsti per rispondere alla richiesta.
Questo avrebbe fatto scattare automaticamente il meccanismo del “silenzio assenso”.
In sostanza, Iliad ha sostenuto che l’autorizzazione fosse già valida. Il diniego arrivato mesi dopo sarebbe quindi inefficace.
La società ha anche contestato le motivazioni tecniche del Comune. Ha sostenuto che l’impianto fosse previsto in un’area urbanizzata e compatibile con le norme. Inoltre aveva proposto soluzioni per ridurre l’impatto visivo, come il mascheramento dell’antenna.
La decisione dei giudici
Il Tar ha scelto di concentrarsi proprio sulla questione dei tempi. I giudici hanno ritenuto questo elemento decisivo per chiudere la controversia.
Nella sentenza si legge che il diniego è arrivato “sei mesi dopo l’invio della relativa istanza, ben oltre la formazione del silenzio assenso”. Un ritardo che ha reso inefficace il provvedimento del Comune di Nettuno.
Per questo motivo il Tribunale ha accolto il ricorso di Iliad. Il diniego del Comune di Nettuno all’installazione della nuova antenna è stato annullato.
I giudici hanno anche spiegato che questa conclusione rende superfluo esaminare gli altri aspetti sollevati nel ricorso. La questione dei tempi, infatti, è risultata sufficiente per decidere.
Fuori il Ministero della Cultura dalla controversia
Nel corso del giudizio è stata chiarita anche la posizione del Ministero della Cultura. Il Tar ha stabilito che il Ministero non aveva un ruolo diretto nella vicenda.
Per questo è stato estromesso dal processo. Secondo i giudici, non ha partecipato all’istruttoria né alla formazione degli atti contestati.
Le spese legali sono state poste a carico del Comune di Nettuno. L’ente dovrà pagare 1.500 euro, oltre agli accessori.
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