Si tratta del caso del caso del Palaboxe, assegnato per 15 anni a un’associazione che aveva presunti debiti da oltre 120 mila euro con il Comune, e del caso Pala-Arco, assegnato a un’associazione nonostante una morosità pregressa pari a oltre 95mila euro nei confronti dell’ente.
Il question time in Consiglio comunale a Latina sul caso Palaboxe
Il tema è stato affrontato durante un question time in Consiglio comunale, dopo un’interrogazione presentata dalla consigliera Valeria Campagna.
A rispondere sono stati gli assessori Andrea Chiarato, con delega allo Sport, e Antonio Cosentino, con delega alle Gare. Entrambi hanno ricostruito nel dettaglio la procedura seguita dagli uffici comunali, chiarendo i dubbi sollevati.
In particolare gli assessori hanno fatto riferimento al caso del Palaboxe. Hanno spiegato nel dettaglio che il Comune di Latina non poteva escludere dalla gara per il Palaboxe una delle società partecipanti, nonostante una situazione di morosità pregressa, perché mancavano i presupposti giuridici previsti dalla legge per procedere all’esclusione.
Gli assessori hanno anche ammesso mancanze da parte del Comune di Latina, che per anni ha permesso il protrarsi di una situazione di irregolarità senza però avviare le debite procedure per la sua regolarizzazione.

Regolare la procedura di gara per l’assegnazione del Palaboxe
L’assessore Chiarato ha ripercorso l’iter seguito dagli uffici che ha portato all’assegnazione del Palaboxe all’Asd Boxe Latina.
Con la determina dirigenziale del 23 settembre 2025 il Comune di Latina ha indetto la procedura di gara aperta per l’affidamento in concessione dell’impianto Palaboxe di via Aspromonte, per la durata di 15 anni, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Il servizio gare e contratti ha curato la pubblicazione degli atti sulla piattaforma telematica dell’ente e sulla banca dati nazionale contratti pubblici. Alla procedura hanno partecipato due operatori economici.
La procedura di gara è stata condotta nel pieno rispetto del Codice dei contratti pubblici. Il responsabile unico del procedimento ha effettuato tutti i controlli previsti dalla normativa che hanno avuto esito integralmente positivo in relazione a tutti i requisiti di ordine generale richiesti dal Codice dei contratti pubblici: certificato CCIAA, certificato del Tribunale di assenza di fallimento, carichi pendenti e casellario giudiziale, certificato Anac, certificazione Agenzia delle Entrate, Durc e requisiti tecnico-professionali.
L’operatore primo classificato, inoltre, ha presentato un’offerta economica con un rialzo del 68% sul canone base. Questo ha portato l’offerta ad un canone annuo di 19.995 euro oltre iva per entrate stimate in circa 300mila euro in 15 anni.
La concessione temporanea protrattasi oltre i limiti
Il punto centrale della vicenda, quello che ha suscitato scalpore, riguarda però la posizione debitoria dell’associazione che ha vinto la gara. Avrebbe infatti mancato di pagare per l’occupazione dell’impianto le annualità tra il 2016 e il 2025.
E qui l’assessore Chiarato ha dovuto ammettere le mancanze del Comune di Latina per non aver reagito prima.
Chiarato ha ricordato che già dalla stagione sportiva 2008/2009 alcune associazioni, tra cui l’Asd Boxe Latina, avevano ottenuto una concessione temporanea. Terminata la stagione, l’Asd Boxe Latina ha però continuato ad occupare l’immobile senza titolo, senza corrispondere alcun canone o indennità.
Una situazione trascinatasi per anni per “reciproca inerzia”
La situazione di irregolarità si è protratta per anni, senza che nessuno intervenisse. Di “reciproca inerzia” ha parlato Chiarato:
“Per reciproca inerzia, dell’operatore che non ha regolarizzato la sua posizione e dell’amministrazione che non ha provveduto né allo sgombero né all’indizione tempestiva di un’evidenza pubblica, la situazione non è mai stata formalizzata”.
Da una parte dunque c’è l’associazione sportiva che non ha mai regolarizzato la propria posizione dopo la scadenza della concessione temporanea e ha continuato a utilizzare l’impianto senza titolo e senza pagare alcun canone.
Dall’altra parte, però, c’è anche la responsabilità del Comune che non è intervenuto in modo tempestivo per riportare la situazione nella legalità.
Le mancanze del Comune di Latina
Nel dettaglio, secondo quanto ricostruito, il Comune di Latina ha mancato in due aspetti principali.
Il primo riguarda il mancato sgombero dell’immobile. Una volta scaduta la concessione temporanea, l’ente avrebbe potuto avviare le procedure per liberare la struttura da un’occupazione senza titolo. Questo non è avvenuto.
Il secondo aspetto è forse ancora più rilevante. Il Comune non ha indetto per tempo una gara pubblica per l’affidamento della struttura. Questo passaggio è fondamentale perché rappresenta lo strumento ordinario per assegnare la gestione di un impianto pubblico in modo trasparente e conforme alla legge.
L’assenza di una gara ha di fatto permesso che la situazione rimanesse sospesa per anni.
La gestione del Palaboxe sospesa in un limbo amministrativo
La gestione del Palaboxe di Latina dopo il 2009 non è dunque mai stata formalizzata con un atto ufficiale.
In pratica, l’occupazione è andata avanti in una sorta di “limbo amministrativo”. Senza una gara per l’assegnazione, senza un contratto valido, senza canoni versati e senza un intervento risolutivo da parte dell’ente.
Questo spiega anche perché oggi il Comune parla di indennità di occupazione e non di canoni regolarmente dovuti da un contratto attivo, che in quanto tale non c’è mai stato.
Questo passaggio è importante anche per capire perché la società in questione non potesse essere esclusa dalla gara di assegnazione recentemente indetta.
Il debito contestato alla società nasce proprio da questa lunga fase irregolare. Ma proprio perché non è stato ancora definitivamente accertato in sede giudiziaria, non può essere utilizzato automaticamente come motivo di esclusione dalla gara.
L’indennità di occupazione illegittima
Il Comune di Latina ha quantificato un’indennità di occupazione illegittima pari a oltre 121mila euro per il periodo 2016-2025.
La società, da parte sua, sostiene di aver sostenuto spese manutentive per circa 41mila euro.
Gli atti sono stati trasmessi all’avvocatura comunale. L’obiettivo è il recupero delle somme dovute. Questo procedimento, però, segue un percorso separato rispetto alla gara.
Perché il Comune non poteva escludere la società
Il punto centrale riguarda proprio la possibilità di escludere dalla gara la società con debiti verso il Comune. Su questo aspetto è intervenuto l’assessore Cosentino, chiarendo i limiti normativi:
“L’ufficio gare opera in un perimetro normativo rigido e l’esclusione di un operatore economico per debiti verso la pubblica amministrazione è legittima solo se il debito è certo, scaduto ed esigibile, ma soprattutto se costituisce una violazione grave e definitivamente accertata nel pagamento di imposte, tasse o contributi previdenziali”.
Nel caso specifico, però, la situazione è diversa: la morosità riguarda canoni pregressi per i quali non è ancora stato instaurato un contenzioso civile. Non riguarda tributi o contributi.
Questo elemento è decisivo. I canoni non pagati non rientrano automaticamente tra le cause di esclusione previste dalla normativa. Inoltre, il bando di gara non prevedeva questa fattispecie come motivo di esclusione.
“Tali cause non sono contemplate nemmeno dai regolamenti comunali”, ha aggiunto Cosentino.
Il rischio di un ricorso e dell’illegittimità della gara
L’assessore ha spiegato che un’eventuale esclusione avrebbe esposto il Comune a un alto rischio di ricorso:
“L’ufficio, pertanto, non avrebbe potuto escludere il concorrente senza rischiare un ricorso per eccesso di potere”.
Non solo. Una decisione non supportata da basi giuridiche solide avrebbe potuto compromettere l’intera procedura:
“Differenze procedure avrebbero comportato l’illegittimità dell’intera procedura per violazione del principio di concorrenza”.
In sostanza, il Comune era vincolato al rispetto delle norme. Senza un debito formalmente accertato e rientrante nelle categorie previste dalla legge, l’esclusione non era possibile.
Due procedimenti distinti
Dalla ricostruzione emerge un aspetto chiave. Da una parte c’è la gara pubblica, che deve rispettare regole precise e garantire la concorrenza. Dall’altra c’è il contenzioso per il recupero delle somme dovute.
I due percorsi non si sovrappongono. La partecipazione alla gara non cancella il debito, ma nemmeno il debito, in questa fase, impedisce la partecipazione.
È proprio questo equilibrio normativo a spiegare perché il Comune di Latina non ha potuto escludere la società dalla gara del Palaboxe.
Rimane centrale il fatto che in questa vicenda il Comune di Latina non ha agito in maniera tempestiva ma ha lasciato che una situazione irregolare si protraesse negli anni.























