La decisione del Comune di Nettuno
Il provvedimento riguarda una concessione rilasciata nel 2008 alla società Sirene II, che gestiva un’area del demanio marittimo sul litorale di Nettuno in via Vespucci.
Dopo un’istruttoria durata mesi, l’amministrazione ha deciso di revocare il titolo.
La concessione è decaduta con effetto immediato. La società dovrà liberare l’area entro 15 giorni e dovrà farlo senza lasciare strutture o attrezzature.
Il Comune di Nettuno ha anche imposto il ripristino dello stato dei luoghi. Tutto dovrà tornare come prima. Le spese saranno a carico della società ormai ex concessionaria.
Abusi edilizi contestati e ricorsi in Tribunale
Uno dei punti centrali riguarda gli abusi edilizi. Nel corso degli anni, i controlli hanno accertato la presenza di opere realizzate senza autorizzazioni.
Tra queste, un portico coperto e altre strutture di dimensioni più ampie. Secondo gli uffici comunali alcuni interventi risultano totalmente abusivi, altri solo parzialmente.
Già nel 2013 il Comune di Nettuno aveva ordinato la rimozione di alcune opere, ma quell’ordine non è mai stato rispettato. Nel tempo, poi, sono arrivate altre ordinanze di demolizione.
Una di queste risale al 2016. Nonostante fosse pienamente efficace, la demolizione non è stata eseguita. La società ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, ma senza ottenere la sospensione del provvedimento.
Nel 2025 il TAR ha respinto il ricorso. Ha confermato la legittimità degli atti del Comune di Nettuno e la natura abusiva delle opere. Nonostante la sentenza, secondo gli ultimi sopralluoghi, parte delle strutture risultava ancora presente.
Il Comune sottolinea nella sua decisione che si tratta di una violazione protratta nel tempo. Una situazione che non è mai stata sanata del tutto.
Attività affidate a terzi senza il via libera
Un altro elemento decisivo riguarda la gestione dell’area. Secondo quanto accertato, la società concessionaria avrebbe consentito ad altre imprese di operare all’interno dello spazio demaniale senza autorizzazione preventiva.
In particolare, sono state svolte attività di somministrazione di cibi e bevande e anche attività di intermediazione immobiliare.
Dagli atti emerge che alcune società operavano sull’area già dal 2020. Una di queste ha dichiarato di aver lavorato “in maniera continuativa a far data dal 02.10.2020”.
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Il punto contestato dal Comune è chiaro. L’attività di terzi su un’area demaniale deve essere autorizzata prima dell’avvio. In questo caso, invece, le attività sarebbero partite senza il via libera.
Per l’amministrazione nettunese si tratta di una violazione grave: ha infatti impedito il controllo preventivo sull’utilizzo di un bene pubblico.
Il sequestro e l’indagine penale
La vicenda ha anche risvolti penali. Su una parte dell’area era stato realizzato un locale adibito a ristorante e pizzeria.
Secondo quanto riportato nell’atto, l’attività sarebbe stata avviata senza le necessarie autorizzazioni. Per questo è stato aperto un procedimento penale.
A dicembre 2025 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri ha disposto il sequestro preventivo dell’immobile. L’obiettivo era fermare la prosecuzione dell’attività ritenuta irregolare.
Questo elemento ha pesato nella valutazione complessiva del Comune, che lo considera un ulteriore segnale della gravità delle violazioni.
“Condotta reiterata e consapevole”
Nell’atto, l’amministrazione traccia un quadro complessivo molto chiaro. Le violazioni non vengono considerate episodi isolati.
Si parla di una gestione caratterizzata da irregolarità ripetute nel tempo. Il Comune di Nettuno evidenzia una “condotta complessiva caratterizzata da reiterazione nel tempo”.
E ancora. Si sottolinea la “mancata ottemperanza ai provvedimenti repressivi” e la prosecuzione di attività non autorizzate.
Secondo il Comune, tutto questo ha compromesso il rapporto di fiducia con il concessionario. Un elemento ritenuto fondamentale per mantenere una concessione pubblica.
Con la decadenza, la società dovrà lasciare l’area in tempi brevi. Dovrà interrompere ogni attività e rimuovere strutture e materiali.
Se non lo farà, il Comune potrà intervenire direttamente e poi chiedere il rimborso delle spese sostenute.
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