Ma le sconfitte per il 31enne non erano finite lì.
Ben tre gradi di giudizio (Tribunale, Appello, Cassazione) lo hanno infatti riconosciuto colpevole di aver scritto un falso testamento dove aveva indicato se stesso come unico erede dei beni di una signora deceduta.
Scrivono i giudici della Corte di Cassazione, ultimo grado di giudizio:
“Penale responsabilità dell’imputato in ordine al delitto di cui all’art. 491, primo comma, cod. pen. per aver falsamente compilato un testamento olografo a firma di A. F., indicando sé stesso come erede universale”.
Il testamento scritto di suo pugno
Dopo la denuncia dei parenti della donna deceduta e la condanna ad opera del Tribunale di Latina, il 31enne aveva deciso di presentare un ricorso presso la Corte d’Appello.
I giudici della Cassazione nella loro sentenza, hanno poi descritto bene il comportamento del condannato, che in appello
“si è limitato a reiterare le doglianze già incensurabilmente disattese dalla sentenza impugnata e a riproporre la propria diversa lettura delle risultanze probatorie acquisite, fondata su mere e indimostrate congetture, senza documentare nei modi di rito eventuali travisamenti degli elementi probatori valorizzati.
In parole più semplici, il 31enne aveva messo in dubbio i risultati di ben tre perizie grafologiche che lo inchiodavano alle sue responsabilità, senza produrre alcuna ulteriore prova a sua discolpa.
Vista la scarsità delle argomentazioni, la conferma della condanna anche ad opera della Corte d’Appello era stata inevitabile.
Ennesimo ricorso, la Cassazione
Evidentemente non soddisfatto, l’uomo ha tentato anche l’ultimo grado della giustizia, la Corte di Cassazione.
Il risultato è stato la pronuncia dei giudici che hanno messo nero su bianco che la Corte
“Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende”.
Quindi, condanna definitiva, senza possibilità di ulteriore appello, e anche pagamento di un’ammenda di 3.000 euro oltre al pagamento delle spese processuali, che possono aggirarsi anche fino a 10.000 euro (dipende dai casi).
Visto che la condanna è definitiva, potremmo legalmente anche pubblicare il nome del 31enne condannato, ma abbiamo deciso di non farlo per non esporlo alla pubblica gogna.
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Il codice deontologico che abbiamo adottato, infatti, prevede “di fare i nomi” solo quando c’è un reale pubblico interesse o è coinvolto un personaggio pubblico.
Cosa prevede la legge sui testamenti falsi
In casi come questo, la normativa italiana è piuttosto chiara.
Il testamento olografo, disciplinato dall’articolo 602 del Codice Civile, deve essere interamente scritto, datato e firmato di pugno dal testatore. Qualsiasi alterazione o falsificazione lo rende nullo.
Ma qui non si parla solo di nullità: entra in gioco anche il profilo penale.
La condotta contestata al 31enne di Latina rientra infatti nell’articolo 491 del Codice Penale, che disciplina la falsità in testamento olografo, cambiale o titoli di credito trasmissibili per girata o al portatore.
Si tratta di un reato che può comportare conseguenze pesanti, soprattutto quando il documento falsificato ha effetti patrimoniali rilevanti, come nel caso di un testamento.
In situazioni del genere, i giudici valutano non solo la falsità materiale del documento, ma anche l’intento fraudolento, cioè il tentativo di ottenere un vantaggio economico ingiusto.
Come si riconosce un testamento falso?
In molti casi, a far scattare le indagini sono stati proprio i familiari, insospettiti da disposizioni testamentarie improvvise o incoerenti rispetto alla volontà espressa in vita dal defunto.
Un testamento olografo è valido solo se è scritto interamente di pugno dal testatore, datato e firmato.
I segnali di un possibile falso includono:
- Tremolii innaturali: segno che qualcuno ha cercato di imitare lentamente la grafia di un anziano.
- Ritocchi e ricalchi: se alcune lettere sembrano ripassate più volte per correggerne la forma.
- Anacronismi: parole o espressioni che il defunto non usava mai, o riferimenti a fatti avvenuti dopo la presunta data di redazione.
- Supporto cartaceo: carta troppo nuova rispetto alla data dichiarata o inchiostri moderni su documenti che dovrebbero essere vecchi di decenni.
Testamenti (falsi) famosi
Sebbene episodi come questo non siano all’ordine del giorno, non si tratta neanche di un caso completamente isolato.
Negli anni, la cronaca giudiziaria italiana ha registrato diverse vicende legate a testamenti sospetti o falsificati.
Uno dei casi mediatici più eclatanti degli ultimi anni riguarda un sedicente testamento olografo spuntato in Colombia dopo la morte di Silvio Berlusconi.
Un imprenditore sosteneva di essere stato nominato erede di una somma astronomica (circa 26 milioni di euro) e di alcune ville appartenenti al Cavaliere. Tuttavia, le indagini hanno portato all’arresto dell’uomo con l’accusa di falso.
Altro caso, quello del 2019 a Lucca, dove una banda organizzata (tre fratelli) è stata scoperta mentre cercava di intestarsi decine di immobili e terreni in tutta Italia attraverso la redazione sistematica di falsi testamenti olografi di persone defunte senza eredi diretti.
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