Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha confermato il ‘No’ del Comune di Rocca di Papa al progetto presentato dal proprietario dell’area che si trova ai confini con il territorio di Grottaferrata.
Per i giudici, il punto decisivo è semplice: quel terreno, per il Piano regolatore vigente, resta agricolo nonostante su di esso, al momento, si trovi un campo da tennis.
Il Tribunale conferma i “No” del Comune di Rocca di Papa
La decisione è stata pubblicata lo scorso 28 aprile. Il TAR del Lazio ha respinto il ricorso presentato contro due provvedimenti del Comune di Rocca di Papa dal proprietario del terreno.
Il primo riguardava il ‘No’ al permesso di costruire. Il secondo la dichiarazione di inammissibilità della richiesta di autorizzazione paesaggistica. In entrambi i casi, il Comune aveva detto No il 16 settembre 2025.
Le richieste del privato
La vicenda parte nel 2024. Il proprietario del terreno ha presentato il 20 settembre 2024 una richiesta di permesso di costruire. L’obiettivo era realizzare un nuovo edificio.
Poi, il 22 gennaio 2025, è arrivata anche la domanda di autorizzazione paesaggistica. Il progetto, infatti, puntava a cambiare radicalmente il volto del terreno.
Nelle carte, l’intervento viene descritto come una “attività commerciale/sportiva residenziale integrata”.
Tradotto: non una semplice casa di campagna, non una struttura agricola, ma un immobile nuovo con funzioni commerciali, sportive e abitative.
L’edificio avrebbe dovuto svilupparsi su tre livelli: un piano seminterrato, un piano terra e un primo piano. Una trasformazione importante per un’area che il Comune considera rurale.
Il No del Comune di Rocca di Papa
Il Comune di Rocca di Papa aveva già anticipato la propria posizione con un preavviso di rigetto il 27 marzo 2025.
Il privato aveva risposto con osservazioni il 3 aprile 2025. Ma quelle osservazioni non hanno cambiato l’esito della pratica: il 16 settembre 2025 l’amministrazione ha firmato il diniego definitivo.
La motivazione è stata netta: il progetto non era compatibile con la destinazione agricola dell’area.
Al centro della vicenda non c’è solo un contrasto tecnico, c’è anche una questione politica e urbanistica più ampia: fino a che punto un’area agricola può essere spinta verso nuove funzioni commerciali e residenziali?
Il TAR del lazio ha scelto una linea chiara. Prima viene la pianificazione comunale vigente.
Se il Piano regolatore dice che quella è zona rurale, non basta invocare una diversa lettura paesaggistica per costruire.
Perché i giudici hanno detto No al privato
Il proprietario sosteneva che la classificazione paesaggistica dell’area potesse aprire la strada all’intervento. Secondo questa tesi, il Piano paesaggistico regionale avrebbe dovuto prevalere sul Piano regolatore comunale.
Il Tribunale però ha respinto questa impostazione. Per i giudici, il piano paesaggistico può imporre limiti più severi, ma non trasforma automaticamente un terreno agricolo in un’area edificabile.
Nel ricorso veniva richiamato anche il concetto di lotto intercluso. L’idea era che il terreno fosse ormai inserito in un contesto urbanizzato e quindi non più realmente agricolo.

Anche questo argomento non ha convinto il TAR. Per i giudici, anche quando un lotto è circondato da costruzioni, il progetto deve comunque rispettare il Piano regolatore. E in questo caso il progetto non lo rispettava.
Cosa succede adesso
Con la sentenza del 28 aprile, resta quindi valido lo stop del Comune di Rocca di Papa: il permesso di costruire non viene rilasciato e la richiesta paesaggistica resta inammissibile.
Il progetto commerciale, sportivo e residenziale non può andare avanti sulla base delle domande presentate. Il terreno, per ora, rimane disciplinato come area agricola.
Per cambiare davvero scenario servirebbe un diverso quadro urbanistico, non una semplice istanza edilizia.
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