I giudici del Consiglio di Stato hanno confermato quanto sentenziato dai loro precedenti colleghi: la società telefonica non poteva essere dichiarata decaduta dall’autorizzazione, perché prima di iniziare i lavori doveva attendere tutti i pareri necessari, compreso quello definitivo dell’Enac.
Il risultato delle sentenza è che presto al di là del Vallone svetterà una nuova torre ovvero un traliccio con le antenne puntate sulla città e sulle zone circostanti.
Il Comune di Grottaferrata sconfitto nei tribunali
La partita giudiziaria tra il Comune di Grottaferrata e la Iliad si chiude, almeno per ora, con una nuova sconfitta per l’amministrazione comunale.
Dopo il TAR, anche il Consiglio di Stato ha dato ragione alla compagnia telefonica.
Il Comune aveva cercato di bloccare l’impianto dichiarando decaduto il titolo autorizzativo. Secondo Palazzo Consoli, Iliad avrebbe lasciato passare troppo tempo senza realizzare l’opera.
I giudici hanno però letto la vicenda in modo diverso.
Per il Consiglio di Stato, non si può trattare quel ritardo come una semplice inerzia della società. Il progetto, infatti, è rimasto incastrato per anni tra prescrizioni archeologiche, autorizzazioni paesaggistiche, pareri tecnici e verifiche legate alla sicurezza del volo.
Il nodo dei 4 metri e il progetto da rifare
Il passaggio decisivo riguarda la Soprintendenza. Nel dicembre 2020 l’ente ha rilasciato il nulla osta archeologico, ma con una prescrizione precisa: l’impianto doveva rispettare una distanza di almeno 4 metri dalle evidenze archeologiche presenti nell’area. Non un dettaglio secondario, quella prescrizione ha costretto Iliad a modificare il progetto originario.
Su questo punto si fonda la tesi principale portata avanti dal Comune di Grottaferrata. L’amministrazione sosteneva infatti che il titolo fosse già formato nel 2020 e che da quella data decorresse il termine per realizzare i lavori.
Ma secondo i giudici il progetto iniziale del 2020 non era più attuabile così com’era. Dopo le prescrizioni archeologiche, servivano nuovi passaggi e nuovi pareri, insomma un nuovo progetto.
Enac, l’ultimo ostacolo prima dei lavori
Il vero spartiacque arriva poi con Enac.
L’ente per l’aviazione civile doveva esprimersi sulle prescrizioni necessarie per rendere l’impianto compatibile con la sicurezza del volo.
Un primo parere è arrivato nel settembre 2023, ma conteneva indicazioni non pienamente compatibili con l’impianto. Iliad ha quindi chiesto una correzione.
Il parere definitivo è arrivato solo il 10 settembre 2024.
Da quel momento, secondo il Consiglio di Stato, Iliad ha avuto finalmente un quadro chiaro delle prescrizioni da rispettare, comprese quelle sulla segnaletica luminosa diurna e notturna. Prima di quella data, la società non era davvero nelle condizioni di chiudere il progetto definitivo e avviare i lavori.
Perché i giudici hanno dato ragione a Iliad
La decisione del Consiglio di Stato ruota attorno a un principio semplice. Se un soggetto non può iniziare un’opera perché sta aspettando atti indispensabili della pubblica amministrazione, non può essere punito per i ritardi, come se fosse rimasto fermo per scelta.
In questo caso, il ritardo non è stato considerato una colpa di Iliad.
Il Comune di Grottaferrata aveva dichiarato la decadenza nell’ottobre 2024. Ma per i giudici quel provvedimento non teneva conto dell’intero percorso amministrativo: non considerava il vincolo archeologico, non considerava la modifica del progetto, non considerava il ruolo decisivo dell’Enac. Per questo la revoca dell’autorizzazione è stata giudicata illegittima.
Una vicenda politica, non solo tecnica
La sentenza ha anche un peso politico.
Le antenne per la telefonia mobile sono ormai uno dei temi più delicati nei Comuni dei Castelli Romani.
Da una parte ci sono le compagnie, che chiedono di potenziare la rete, vista soprattutto la richiesta sempre crescente che arriva dai telefonini. Dall’altra ci sono amministrazioni e cittadini, preoccupati per l’impatto visivo, urbanistico e paesaggistico degli impianti.
A Grottaferrata il caso di via della Cartiera si inserisce proprio in questo equilibrio difficile.
Il Comune ha provato a fermare l’opera sul terreno dei tempi e della decadenza, ma i giudici hanno stabilito che quella strada non reggeva. La battaglia amministrativa, almeno su questo punto, è stata vinta da Iliad.
Il maxi traliccio verso la realizzazione
Con la sentenza del Consiglio di Stato, resta confermata la decisione del TAR favorevole a Iliad. Il provvedimento comunale di decadenza viene bocciato e il Comune dovrà anche pagare le spese di giudizio, quantificate in 4.000 euro.
Questo non significa che Iliad possa realizzare l’impianto senza regole. La società dovrà rispettare tutte le prescrizioni emerse nel procedimento: archeologiche, paesaggistiche, sismiche, ambientali e aeronautiche.
Ma il punto centrale è ormai chiaro: il Comune di Grottaferrata non poteva cancellare il titolo sostenendo che il tempo fosse scaduto, quando i lavori erano rimasti bloccati da passaggi amministrativi ancora necessari.
La sentenza non indica l’altezza esatta del traliccio. L’unico dato metrico certo contenuto nel provvedimento riguarda la fascia di rispetto di 4 metri dalle evidenze archeologiche.
Nascerà quindi una nuova torre, al di là del Vallone, che potrà puntare le proprie antenne verso la città e le zone circostanti.
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