Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha deciso di approfondire il caso con una consulenza tecnica, rinviando la decisione finale.
Una carriera tra le navi e l’esposizione all’amianto
Il protagonista della vicenda è un primo maresciallo luogotenente di Latina che ha prestato servizio nella Marina Militare per circa quarant’anni, dal 1972 al 2012. Nel corso della sua carriera ha svolto diversi incarichi tecnici a bordo di navi militari. Tra questi, motorista navale e capo macchina.
Secondo quanto riportato nel ricorso, in molte delle unità navali su cui ha lavorato era diffusa la presenza di amianto. Un materiale oggi noto per i gravi rischi per la salute. L’ex militare sostiene che proprio questa esposizione abbia causato diverse patologie.
Le patologie del militare, alcune ritenute connesse all’amianto
L’ex militare ha lamentato in particolare una grave insufficienza respiratoria. Gli esami hanno evidenziato placche pleuriche e noduli polmonari. Si tratta di condizioni spesso associate all’inalazione di fibre di amianto.
A questa patologia si aggiungono altri problemi di salute. Tra questi, un’artrosi diffusa alla colonna vertebrale con ernie e protrusioni discali. L’uomo denuncia anche una perdita dell’udito e una patologia alla spalla.
Non tutte queste malattie, però, sono state riconosciute come legate al servizio. Un organismo tecnico ha già stabilito un collegamento per le patologie respiratorie e per i problemi alla colonna vertebrale. Non ha invece riconosciuto il nesso per la perdita dell’udito e la lesione alla spalla.
La richiesta di risarcimento danni
L’ex sottufficiale ha quindi chiesto al tribunale il risarcimento dei danni. Non solo quelli economici, ma anche quelli legati alla qualità della vita. Nel ricorso si parla di danno biologico, morale ed esistenziale.
Secondo la sua ricostruzione, le condizioni di lavoro a bordo delle navi non garantivano adeguate misure di sicurezza. Questo avrebbe comportato una esposizione prolungata a fattori nocivi.
La posizione del Ministero della Difesa
Il Ministero della Difesa si è costituito in giudizio. La sua posizione sarà valutata nel corso del procedimento. Il nodo centrale resta il legame tra le malattie denunciate e le attività svolte durante il servizio.
In particolare, per alcune patologie questo collegamento è già stato riconosciuto. Per altre, invece, è ancora oggetto di contestazione.
La decisione del TAR: serve una perizia
Il tribunale ha ritenuto necessario approfondire gli aspetti medici. Per questo ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio. Un medico legale indipendente dovrà valutare diversi elementi.
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Per le patologie già riconosciute, il consulente dovrà stabilire l’entità del danno. In particolare, dovrà quantificare l’impatto sulla salute e sulla vita quotidiana del ricorrente.
Per le altre malattie, invece, il compito sarà più ampio. Il consulente dovrà verificare se esiste un nesso causale con il servizio. Il criterio indicato è quello del “più probabile che non”.
Il tribunale chiede anche di valutare la sofferenza soggettiva. Un passaggio importante per determinare un eventuale risarcimento.
Casi analoghi di militari della Marina esposti all’amianto sulle navi
Non è la prima volta che il Ministero della Difesa viene chiamato in causa per patologie legate all’esposizione all’amianto sulle navi militari.
È dello scorso ottobre una sentenza del TAR del Lazio che ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa per la morte di un ex militare della Marina, della provincia di Latina, deceduto a Formia nel 2008 per mesotelioma peritoneale, malattia legata all’esposizione all’amianto.
Il verdetto in quell’occasione condannò lo Stato a risarcire gli eredi dell’uomo per oltre 110 mila euro, in quanto vittime indirette di un’omessa protezione da parte dell’amministrazione pubblica.
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