La revoca, firmata il 27 aprile, riguarda gli scarichi delle acque reflue industriali e domestiche provenienti dalla struttura, autorizzati nel 2018 verso il fosso Perazzeta/fosso del Cavaliere.
Dopo un ordine di demolizione e una sentenza di Tribunale, sembra ora arrivato il ‘colpo’ definitivo per la società sportiva frascatana, del resto già in disarmo.
Cosa significa per il centro sportivo
La revoca non è una semplice comunicazione interlocutoria. Con questo provvedimento la società perde il titolo ambientale che consentiva lo scarico delle acque legate all’attività dell’impianto, comprese quelle derivanti dal controlavaggio dei filtri della piscina.
In assenza di una nuova autorizzazione o di un provvedimento favorevole in sede di ricorso, la struttura non può continuare a operare come se nulla fosse sul fronte degli scarichi.
A marzo la sospensione e l’avviso: 30 giorni di tempo
La decisione arriva dopo un primo stop. A marzo la Città Metropolitana aveva già sospeso l’autorizzazione e avviato il procedimento di revoca, concedendo alla società entro 30 giorni di tempo la possibilità di produrre la documentazione richiesta.
Il nodo era già chiaro: mancavano, secondo l’ente, i riscontri sulle analisi periodiche delle acque reflue, previste ogni cinque anni tra le prescrizioni dell’AUA originaria.
Al centro del caso ci sono due prescrizioni, indicate come A14 e A16. La società avrebbe dovuto richiedere ad ARPA Lazio le analisi sulle acque reflue industriali e domestiche e trasmettere alla Città Metropolitana la ricevuta della prenotazione.
Secondo l’amministrazione, questo obbligo non è stato rispettato. Dopo la diffida del 23 febbraio 2026 e la sospensione del 13 marzo, non sarebbero arrivati riscontri o osservazioni.
La società risulta inattiva
Nel provvedimento pesa anche un altro elemento. La Città Metropolitana richiama una visura camerale del 18 febbraio 2026 dalla quale la Frascati Sporting Village SSD a r.l. risulta inattiva, con un procedimento di scioglimento e liquidazione in corso e con un iter avviato per la cancellazione dal Registro Imprese.
È un dettaglio che rende il quadro più delicato, perché intreccia il profilo ambientale con quello societario.
Cosa succede adesso
La vicenda non nasce oggi. Il centro sportivo era già finito al centro dell’attenzione per altri procedimenti.
A febbraio, il TAR del Lazio ha confermato l’ordine di demolizione relativo ad alcune opere ritenute abusive nell’area del centro sportivo: tra queste una tettoia, un banco bar e strutture in legno collocate in zona sottoposta a vincolo paesaggistico.
Il quadro, quindi, è composto da più livelli. Da un lato c’è il capitolo edilizio e paesaggistico, sul quale si è già espresso il Tribunale amministrativo. Dall’altro c’è il nuovo fronte ambientale, che riguarda gli scarichi e le prescrizioni non rispettate.
La revoca dell’AUA chiude il percorso iniziato con la diffida e poi proseguito con la sospensione. Ora il caso entra in una fase più concreta.
Il provvedimento sarà trasmesso al SUAP del Comune di Frascati, competente per la notifica alla società.
Per la società restano aperte le strade di tutela previste dalla legge: ricorso al TAR Lazio entro 60 giorni oppure ricorso straordinario al Capo dello Stato entro 120 giorni. Nel frattempo, però, il punto amministrativo è netto: l’autorizzazione ambientale del 2018 non è più valida.
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