L’intervento, dal valore complessivo di oltre 5 milioni di euro, riguarda il tratto di costa compreso tra Tor Caldara e le Grotte di Nerone.
Si tratta di una delle zone più fragili del litorale laziale, da anni soggetta a un progressivo arretramento della linea di costa. Il progetto punta a rafforzare le spiagge attraverso operazioni di ripascimento.

Le testimonianze archeologiche nelle acque di Anzio
Accanto agli aspetti ambientali emerge però con forza il tema archeologico. La relazione allegata alla Valutazione di impatto ambientale evidenzia come l’area sia stata frequentata dall’uomo fin dalla preistoria.
Nel documento si legge che “l’area di progetto si inserisce in un settore del litorale laziale che ha restituito numerosissime testimonianze relative all’occupazione antropica del territorio”.
Una presenza che attraversa i secoli, fino all’epoca romana.
Questo dato impone una particolare attenzione nella realizzazione delle opere. Non si tratta solo di interventi tecnici. È necessario valutare anche i possibili effetti sul patrimonio archeologioco sommerso o sepolto in quel tratto di litorale di Anzio.
Due aree, due livelli di rischio
Per affrontare il problema, i tecnici hanno suddiviso il tratto interessato in due aree distinte. A ciascuna di queste aree del litorale di Anzio è stato attribuito un diverso grado di potenziale archeologico.
La prima area, quella meridionale, è considerata ad alto rischio. Si trova infatti a ridosso delle Grotte di Nerone. Qui sono presenti resti delle antiche infrastrutture portuali di età romano-imperiale.
La relazione sottolinea che
“la presenza di resti murari in acqua, così come di reperti in giacitura secondaria, che testimoniano la lunga frequentazione antropica dell’area, rappresenta un elemento primario”.
Per questo motivo il livello di attenzione deve essere massimo.

Il tratto nord e le evidenze diffuse
Diversa la situazione nel tratto settentrionale. In questa zona il potenziale archeologico è stato classificato come medio.
Non sono emerse prove dirette di strutture costiere antiche. Tuttavia, l’entroterra ha restituito numerose testimonianze, dalla preistoria fino all’epoca romana.
Gli esperti ricordano che la zona è stata attraversata per secoli da rotte marittime e percorsi costieri. Questo contribuisce a mantenere alta l’attenzione anche in assenza di ritrovamenti significativi lungo la linea di costa.
Un equilibrio delicato
Il quadro che emerge è complesso. Da un lato c’è la necessità di intervenire rapidamente contro l’erosione.
Dall’altro c’è l’obbligo di tutelare un patrimonio archeologico ancora in parte sconosciuto.
Le indagini condotte finora non hanno portato a nuovi ritrovamenti. Tuttavia confermano quanto già noto agli archivi e agli studi precedenti.
Questo significa che il rischio non può essere escluso. Al contrario, la storia del sito suggerisce prudenza.
Il progetto dovrà ora proseguire tenendo conto di queste indicazioni. Le operazioni saranno probabilmente accompagnate da controlli e monitoraggi archeologici.
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