Al centro della vicenda c’è una stazione radio-base prevista sul lastrico solare di un edificio in Piazza San Pietro. Secondo i giudici, sull’istanza presentata dalla società si era formato il silenzio-assenso del Comune.
Perché il Comune di Frascati ha sbagliato
Per spiegare quanto accaduto in parole semplici bisogna chiarire che l’approvazione di un progetto per silenzio-assenso scatta quando una pubblica amministrazione non risponde nei tempi previsti dalla legge.
Nel caso di Frascati, quindi, il silenzio dell’amministrazione non resta neutro: vale come risposta positiva. È proprio questo il punto decisivo della sentenza.
Il caso tra Comune, Parco e Soprintendenza
La vicenda nasce dall’intreccio tra più enti: Comune di Frascati, Ente Parco Regionale dei Castelli Romani, Soprintendenza e Telecom.
Telecom aveva presentato la domanda al Comune di Frascati a marzo 2017.
Il Comune di Frascati aveva ritenuto regolare l’iter autorizzativo, sostenendo che il titolo si fosse formato per silenzio-assenso.
L’Ente Parco, invece, aveva sollevato criticità e adottato atti contrari all’impianto. In seguito erano emerse anche osservazioni della Soprintendenza legate al profilo paesaggistico.
Gli atti contrari, secondo il Consiglio di Stato, non furono però comunicati correttamente alla società e arrivarono comunque fuori tempo utile per bloccare il procedimento.
Quindi per i giudici questi passaggi non hanno fermato validamente l’autorizzazione.
Perché Telecom ha vinto
Il Consiglio di Stato ha chiarito che Telecom non poteva essere penalizzata per atti non comunicati in modo completo e tempestivo.
Il preavviso di rigetto e il diniego dell’Ente Parco erano stati solo menzionati in alcune comunicazioni, ma non risultavano notificati direttamente alla società nei tempi e nei modi necessari.
Per i giudici non si può pretendere che un privato faccia ricorso “al buio”, cioè senza conoscere davvero il contenuto degli atti da contestare.
Il TAR aveva fermato tutto, Palazzo Spada ribalta in parte
In primo grado, il TAR del Lazio aveva dichiarato il ricorso di Telecom irricevibile, cioè presentato troppo tardi.
Il Consiglio di Stato ha corretto questa impostazione. Secondo i giudici d’appello, il ricorso era tardivo solo contro una specifica diffida dell’Ente Parco del 29 ottobre 2018. Per tutti gli altri atti, invece, Telecom aveva diritto a contestarli.
E una volta entrati nel merito, i giudici hanno riconosciuto che l’autorizzazione si era già formata.
L’impianto Tim può essere realizzato
L’effetto pratico è uno: la stazione radio-base Tim in Piazza San Pietro risulta autorizzata e potrà essere realizzata.
Il Consiglio di Stato ha annullato i provvedimenti ostativi, fatta eccezione per la diffida del 29 ottobre 2018, rimasta fuori per ragioni processuali. Tuttavia, quella diffida non è stata considerata l’atto centrale del procedimento. Il punto decisivo resta il ‘No’, che viene superato dall’accertamento del silenzio-assenso.
La struttura presente dal 2019
Abbiamo però notato una cosa per noi piuttosto ‘singolare’.
Andando a visionare le foto satellitari di Google e le ricostruzioni in 3D che questo fa, si nota che proprio sul tetto dell’edificio che dovrebbe ospitare il traliccio ora autorizzato è già presente una non meglio identificata struttura.

L’immagine, ad onor del vero, è datata soltanto 2026, non è indicato il mese (come di solito invece Google fa), quindi potrebbe essere anche di ieri.
Se però andiamo a vedere le immagini satellitari (in 2D) indietro nel tempo con Google Earth, chiunque può trovare che quella struttura ‘incamiciata’ appare sul tetto per la prima volta in una foto satellitare datata 1° luglio 2019.

Dal confronto delle immagini satellitari tra il 2018 e il 2019, compare un po’ sfocata sul tetto una struttura di una certa altezza: lo si può dedurre anche dall’ombra che proietta.
Non accusiamo nessuno di nulla, vogliamo solo far notare che una struttura somigliante a un piccolo traliccio interamente foderato (secondo la nostra personalissima interpretazione) è già presente sulle rilevazioni satellitari di Google, fin dal 2019, là dove ora potrà essere installato un impianto con antenne per i telefonini.
Di questa struttura nelle carte non abbiamo trovato traccia. Pronti comunque ad essere smentiti da chiunque ci possa svelare l’enigma.
Una decisione che pesa
Torniamo agli effetti che la sentenza del Consiglio di Stato ora produce. Non significa che ogni antenna possa essere installata senza alcuna limitazione.
Il tema resta delicato, soprattutto in un centro storico come Frascati e in un’area sensibile dal punto di vista paesaggistico.
Ma il messaggio per le amministrazioni è netto: se ci sono ragioni per dire No, devono essere espresse nei tempi, comunicate correttamente e motivate. In caso contrario, il procedimento può chiudersi con un Sì automatico.
Spese compensate e partita chiusa
I giudici hanno compensato le spese dei due gradi di giudizio: ogni parte pagherà i propri costi legali.
La scelta è motivata dalla particolarità della vicenda e dalle modalità con cui si è formato il silenzio-assenso. La sentenza, però, ordina alle amministrazioni di eseguirla.
Tradotto: gli enti coinvolti dovranno prendere atto che l’autorizzazione si è formata e che gli atti contrari annullati non possono più bloccare l’impianto.
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