La decisione non chiude la vertenza e non offre una soluzione industriale immediata, ma impegna l’Amministrazione guidata dalla sindaca Veronica Felici a continuare a seguire il caso e a riferire in aula sugli sviluppi.
Cosa ha deciso il Consiglio comunale
Al termine della discussione del 29 aprile, la mozione è stata approvata all’unanimità dai 16 consiglieri presenti e votanti.
Il testo finale impegna il Sindaco e l’Amministrazione comunale a continuare a monitorare attentamente – con un monitoraggio ‘attivo’ – l’evoluzione della crisi aziendale e a intervenire in caso di peggioramenti per i lavoratori e le loro famiglie.
Il Comune di Pomezia dovrà inoltre riferire al Consiglio comunale sugli sviluppi della mobilitazione e sulle possibili soluzioni da intraprendere.
Una mozione alleggerita dagli emendamenti
La mozione originaria chiedeva un intervento più ampio: attivare tutti i canali istituzionali, coinvolgere Regione Lazio e Governo, sostenere la continuità operativa dell’azienda, tutelare i livelli occupazionali e chiamare in causa sindacati e rappresentanti dei lavoratori.
Con gli emendamenti della maggioranza, però, questa parte è stata eliminata. È rimasto un impegno più limitato: seguire la vicenda, evitare ulteriori peggioramenti e aggiornare il Consiglio.
Cassa integrazione e trattative
Durante il dibattito consiliare, il Sindaco Veronica Felici ha spiegato che l’Amministrazione ha seguito la vertenza insieme a lavoratori, azienda, Regione Lazio e Ministero.
Il punto centrale è il rinnovo della cassa integrazione straordinaria per un altro anno, decretato il 3 aprile.
Questo garantisce una copertura temporanea a chi è ancora coinvolto nella crisi, ma non risolve il nodo principale: il futuro produttivo dell’azienda e la ricerca di una prospettiva stabile.
Cosa succede nel breve periodo
Nel breve termine, la situazione appare tamponata dalla cassa integrazione.
I lavoratori rimasti hanno una forma di tutela economica, mentre l’Amministrazione dovrà continuare a seguire gli sviluppi dopo il voto del 9 aprile.
Non tutti i 130 dipendenti iniziali sarebbero ancora nella stessa condizione: alcuni avrebbero trovato un’altra occupazione. Tuttavia, per chi resta legato alla vicenda Esseti, il problema principale è capire se l’azienda potrà davvero ripartire o essere ceduta.
Il medio periodo: il nodo industriale
Nel medio periodo, la questione sarà capire se le trattative porteranno a una soluzione concreta.
Dai documenti emerge che la proprietà avrebbe intenzione di cedere l’attività e che la fabbrica non è considerata definitivamente chiusa. Ma non risulta ancora una strategia industriale firmata e definita.
È questo il punto più delicato: senza un acquirente, un piano produttivo o un rilancio, la cassa integrazione rischia di diventare solo una pausa prima di nuove difficoltà.
Il lungo periodo: lavoro e futuro di Pomezia
Nel lungo periodo, il caso Esseti riguarda anche il modello di sviluppo di Pomezia.
La città ha una storia importante nel settore chimico-farmaceutico, ma negli ultimi anni molte discussioni pubbliche si sono concentrate su logistica, crisi aziendali e perdita di posti qualificati.
La mozione approvata il 9 aprile non costruisce da sola una politica industriale, ma lascia aperta una domanda: il Comune riuscirà a passare dal semplice monitoraggio a una vera strategia per difendere lavoro e produzione?
Una lunga battaglia per salvare il sito industriale
Il caso della crisi della Esseti Farmaceutici è seguito dalle autorità da tempo. Dall’inizio del 2025 le manifestazioni degli operai davanti la sede di Pomezia ha portato la Regione Lazio ad interessarsi del problema occupazionale.

Già da allora la vicenda sindacale si è mostrata di difficile soluzione.
Se da un lato si è riusciti a garantire ai dipendenti l’accesso alla Cassa integrazione, dall’altro i tentativi di creare un piano aziendale di rilancio è sempre fallito. Come anche vani sono risultati essere gli sforzi per trovare un compratore che potesse rilanciare la produttività del sito, garantendo il posto di lavoro a centinaia di impiegati.
Un atto politico, non una soluzione
La delibera del Comune di Pomezia ora non stanzia fondi, non obbliga l’azienda a restare aperta e non garantisce direttamente i posti di lavoro.
È soprattutto un atto politico: il Consiglio comunale riconosce che la crisi Esseti è un problema pubblico e chiede all’Amministrazione di non abbassare la guardia.
Il risultato concreto, dopo la discussione e il voto del Consiglio comunale del 29 aprile, è uno: Pomezia continuerà a seguire la vertenza da vicino, monitorando e riferendo in Consiglio comunale, mentre lavoratori e famiglie attendono risposte più solide sul futuro dell’azienda.
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