Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha respinto il ricorso presentato dalla società Seipa S.r.l. contro il No della Regione Lazio all’autorizzazione unica per realizzare una discarica di rifiuti inerti in via della Solforata.
La pratica regionale riguarda proprio il progetto di “Discarica per rifiuti inerti” nel Comune di Roma, località Tor Tignosa, con proponente Seipa Tor Tignosa e procedura qualificata come nuova autorizzazione.
Il progetto di Tor Tignosa, sulla via della Solforata, non riguarda un’area marginale: parliamo di una superficie molto ampia, oltre 305mila metri quadrati, pensata per ospitare una discarica con una capacità stimata di circa 4,45 milioni di metri cubi, pari a oltre 5 milioni e mezzo di tonnellate di materiali.
La discarica tra Roma e Pomezia vista Roma 2 e scuola Fabrizio De André
La collocazione è uno dei punti più delicati della vicenda, a ridosso del quartiere di Pomezia Roma 2 e della scuola Fabrizio De Andrè.
L’impianto sarebbe dovuto sorgere in una zona già segnata da forti pressioni ambientali, vicino alla Solfatara, a pochi chilometri dall’area individuata per il futuro inceneritore di Roma e non lontano dalla discarica di Roncigliano.
A rendere il caso ancora più sensibile è la natura dei materiali richiamati nel progetto: avrebbe dovuto ‘ingurgitare’ 4,5 milioni di metri cubi non solo di detriti e scarti edili, ossia inerti in senso pieno, ma anche ceneri, scorie di inceneritori e fanghi di impianti industriali.
Quindi non avrebbe ospitato solo ‘calcinacci’, ma anche materiali ben più inquinanti e pericolosi, come aveva svelato proprio Il Caffè in un precedente articolo.
Leggi anche: La nuova discarica di Roma non è “solo inerti”
La Regione Lazio aveva già chiuso la porta
Il cuore della vicenda è la Determinazione regionale G01059 del 30 gennaio 2026.
Con quell’atto la Direzione Ambiente della Regione Lazio aveva concluso negativamente la Conferenza dei servizi e archiviato il procedimento avviato sull’istanza Seipa.
Il provvedimento, negli elenchi regionali, viene indicato come “determinazione di conclusione motivata con esito negativo” della Conferenza dei servizi relativa alla discarica di Tor Tignosa.
Scuola e abitazioni troppo vicine
E per i giudici, ora, la Regione ha applicato correttamente i criteri del Piano regionale dei rifiuti.
A pesare sono soprattutto le distanze. Nell’area indicata per l’impianto risultano troppo vicini una scuola e grandi nuclei abitati.
Già nei mesi scorsi il dossier era finito al centro della protesta territoriale: una diffida sottoscritta da cittadini di Pomezia indicava la presenza dell’Istituto comprensivo “Fabrizio De André” a meno di 200 metri e del quartiere Roma 2-Santa Palomba a circa 500 metri.
Il nodo politico dei rifiuti
La sentenza arriva dentro una partita più ampia: Roma e il Lazio hanno bisogno di impianti, ma la necessità non può cancellare i vincoli.
La stessa Regione Lazio, presentando il nuovo Piano regionale dei rifiuti, ha riconosciuto un deficit impiantistico storico e una forte dipendenza da strutture fuori regione, con circa un milione di tonnellate di rifiuti esportate ogni anno.
Proprio per questo il caso Tor Tignosa diventa un precedente politicamente sensibile: l’emergenza impiantistica non basta, da sola, a rendere compatibile qualunque localizzazione e creare situazioni potenziali di pericolo per la salute.
Il Commissario resta fuori
Seipa aveva provato a portare la vicenda sul terreno del Giubileo e dei cantieri strategici, sostenendo che la competenza dovesse essere del Commissario straordinario, cioè Gualtieri.
Il TAR del Lazio però ha respinto anche questa impostazione. Secondo i giudici, il Commissario aveva già escluso la propria competenza e quegli atti non erano stati impugnati. Risultato: la partita resta in capo alla Regione Lazio e alle sue regole.
Cosa cambia ora
In concreto, il ‘No’ regionale resta valido. La discarica di Tor Tignosa non può andare avanti sulla base di questo procedimento e di questo progetto.
Per la società resta teoricamente la strada dell’appello al Consiglio di Stato contro la decisione, ma la sentenza rafforza il peso dei criteri localizzativi: scuole, case e funzioni sensibili non sono dettagli secondari, ma sono il confine oltre il quale la programmazione dei rifiuti non può trasformarsi in una scorciatoia amministrativa.
Leggi anche: Pomezia, crisi del colosso farmaceutico: 130 lavoratori in cassa integrazione, il Comune per ora ‘monitora’

























