In molti casi non si parla di recupero completo sul posto, ma di messa in riserva, cioè deposito – stoccaggio organizzato – prima dell’invio ad altri impianti autorizzati.
I numeri: fino a 22mila tonnellate l’anno
I quantitativi sono il dato più immediato.
Per carta e cartone il provvedimento indica 15.000 tonnellate annue, più un’ulteriore voce da 1.500 tonnellate legata alla stessa filiera.
A queste si aggiungono 500 tonnellate di vetro, 1.000 di ferro e acciaio, 1.000 di metalli non ferrosi, 1.000 di plastica, 1.000 di inerti da costruzione senza amianto e 1.000 di legno e sughero.
In totale, il perimetro autorizzato arriva ora a circa 22mila tonnellate l’anno.
Chi ha scelto e su richiesta di chi
La procedura nasce da una richiesta della società Maceri Centro Italia Srl, trasmessa tramite il SUAP del Comune di Pomezia alla Città Metropolitana. L’istanza è del 30 ottobre 2025.
Dopo la richiesta di integrazioni, la società ha presentato nuova documentazione tecnica nell’aprile 2026.
A quel punto gli uffici metropolitani hanno ritenuto che vi fossero le condizioni per aggiornare l’iscrizione e sostituire integralmente la precedente autorizzazione del 2019.
Lavorazioni e stoccaggio solo al coperto
La Determina provinciale mette nero su bianco un punto rilevante: l’attività dovrà svolgersi esclusivamente all’interno del capannone.
All’esterno non sono previsti deposito, trattamento, conferimento o recupero dei rifiuti. Anche lo stoccaggio dei cumuli è autorizzato solo al coperto.
È una prescrizione centrale, perché serve a contenere polveri, rumori, odori e dispersione di materiali leggeri come carta e plastica. Ma, come sempre, la differenza la faranno i controlli.
Le prescrizioni ambientali
L’impianto dovrà rispettare limiti sulle emissioni in atmosfera, in particolare per le polveri generate dalle lavorazioni su carta e cartone. Il sistema previsto comprende cappe di aspirazione e filtri a manica.
La società dovrà effettuare controlli periodici, comunicare i dati agli enti competenti e segnalare rapidamente eventuali anomalie.
Sono previste anche regole su pavimentazioni, separazione delle aree, telonatura dei camion e manutenzione degli spazi interni.
La polizza prima dell’avvio
C’è poi un passaggio concreto: la società dovrà prestare una garanzia finanziaria entro 90 giorni dal rilascio dell’Autorizzazione e comunque prima di mettere in esercizio le attività oggetto della modifica.
Senza l’accettazione formale della polizza da parte della Città Metropolitana, le nuove attività non potranno partire.
La garanzia serve a coprire eventuali danni alla salute o all’ambiente, secondo quanto previsto dalla normativa regionale richiamata nell’atto.
Si cerca di prevenire il ripetersi di casi che purtroppo sono successi in passato di società che hanno lucrato sui rifiuti, lasciando poi alla comunità l’onere di dimettere gli impianti e bonificare le aree fortemente inquinate.
Con questa fidejussione Pomezia ha la garanzia economica che gli impianti sono retti da società serie e garantite.
Il ‘sospeso’ del Comune di Pomezia
Un elemento delicato riguarda il ruolo del Comune di Pomezia, che sembra un po’ ‘distratto’.
La Città Metropolitana aveva chiesto agli uffici comunali di valutare se le modifiche imponessero aggiornamenti anche sui titoli di competenza comunale, già ricompresi nell’Autorizzazione Unica Ambientale.
Nel documento, però, si legge che al momento della Determina non risultava ancora pervenuto alcun riscontro dal Comune di Pomezia. Non è una bocciatura dell’iter, ma è un passaggio amministrativo che merita attenzione.
Controlli e trasparenza per evitare un’altra Eco X
A Pomezia, ogni volta che si parla di rifiuti, capannoni e materiali stoccati, una parte dei cittadini torna a pensare alla ferita mai rimarginata della Eco X.
Il paragone non va forzato: qui il provvedimento riguarda rifiuti non pericolosi, attività al coperto e prescrizioni precise. Ma resta un timore sociale: che un nuovo aumento dei flussi possa trasformarsi in un problema se i controlli non saranno continui.
La determina autorizza, prescrive e mette paletti. Ma la domanda vera è un’altra: chi controllerà, con quale frequenza e con quali strumenti?
Il Comune di Pomezia dovrebbe affrontare queste tematiche in maniera un po’ meno disattenta.
L’impianto potrà crescere fino al 2035, ricevendo anche plastica, vetro, metalli e legno.
Per il territorio non basta sapere che l’attività è consentita. Serve capire se le regole saranno rispettate giorno per giorno, soprattutto su emissioni, traffico dei mezzi, deposito interno e sicurezza ambientale.

























