In parole semplici: la Regione Lazio avvia, prima dell’entrata in funzione dell’impianto, il percorso per controllare nel tempo le possibili ricadute ambientali e sanitarie del progetto sui territori circostanti. Resta però un punto politico pesante: al tavolo non risultano invitati i Comuni del circondario, quelli che subiranno il maggior impatto ambientale causato dal mega inceneritore.
Cosa dovrà fare il “Tavolo Salute”
Il tavolo, secondo quanto stabilito dalla Regione Lazio, dovrà scrivere le regole del monitoraggio sanitario: quali dati raccogliere, quali effetti osservare, come confrontare la situazione prima, durante e dopo l’entrata in funzione dell’inceneritore.
Resta da capire anche quale sarà il reale perimetro di osservazione: soli 10 chilometri? 15? 20? 25?
Tradotto per i lettori comuni: si tratta dello strumento con cui istituzioni e tecnici dovrebbero controllare gli effetti del “mostro brucia rifiuti” sulla salute della popolazione esposta.
Chi entra e chi resta fuori
La composizione politica e istituzionale del tavolo è il vero punto sensibile.
Ci sono la Regione Lazio, il Dipartimento di Epidemiologia della Asl Roma 1, la Asl Roma 2, la Asl Roma 6, Arpa Lazio, Roma e RenewRome, la società concessionaria del progetto, riconducibile alla cordata industriale con Acea capofila.
Non risultano invece presenti i Comuni del circondario, proprio quelli che da mesi chiedono voce in capitolo sulle conseguenze ambientali, sanitarie e infrastrutturali dell’inceneritore.
I sindaci di centrodestra avevano chiesto ascolto
Eppure, poche settimane fa, i sindaci di Pomezia, Ardea, Marino e Ariccia , tutti retti da maggioranze di centrodestra, avevano incontrato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, l’assessore regionale al ciclo dei rifiuti Fabrizio Ghera e la presidente della Commissione Rifiuti Laura Corrotti.

La richiesta era chiara: aprire un tavolo istituzionale con Roma Capitale, perché una scelta così pesante non fosse calata dall’alto sui territori.
Il paradosso politico
La risposta arrivata ora dalla Regione Lazio a guida Rocca rischia di suonare come un paradosso.
I Comuni chiedevano un tavolo di confronto sull’inceneritore e la Regione Lazio istituisce quel tavolo proprio su salute e sorveglianza sanitaria, ma non assegna loro nemmeno uno straccio di posto.
Dentro, invece, c’è Roma e Acea, cioè il concessionario chiamato a realizzare e gestire il “mostro brucia rifiuti”.
Una scelta formalmente tecnica, ma politicamente pesante: chi subisce l’impianto resta fuori, chi lo realizza siede al tavolo.
Rocca sulla “linea Gualtieri”: che fine ha fatto ERAS Lazio?
La Giunta Rocca, dopo la chiusura di ERAS Lazio di luglio 2024, non ha mai rifinanziato un monitoraggio regionale stabile e indipendente sulla salute dei cittadini che vivono attorno agli impianti di trattamento rifiuti: biogas, discariche, inceneritore Acea di Sant Vittore, etc.
ERAS Lazio — acronimo di Epidemiologia, Rifiuti, Ambiente e Salute — era il programma nato nel 2008 per studiare le ricadute ambientali e sanitarie degli impianti sulle popolazioni esposte, colmando il vuoto di conoscenze su emissioni, inquinanti e possibili effetti sulla salute.
Le prime indagini approfondite avevano dato risultati clamorosi.
Ora, però, la Regione Lazio si “sveglia” con un tavolo tecnico puntato solo e soltanto sull’inceneritore tanto caro al sindaco Gualtieri.
Un tavolo ristretto mentre Roma tira dritto
Il tempismo di Rocca pesa. Non è il suo quindi un osservatorio largo, non un presidio aperto a tutti gli impianti del Lazio, ai Comuni esposti, non uno strumento di garanzia per i territori.
Piuttosto sembra un tavolo ristretto che nasce proprio mentre Gualtieri tira dritto sull’impianto e che, nei fatti, finisce per coprire politicamente la linea del “Non si tratta con nessuno, nemmeno coi sindaci e i giudici”.
Ancora più paradossale: fuori i sindaci del circondario, dentro Roma e il concessionario dell’opera.
La Regione Lazio lo presenta come monitoraggio sanitario; agli occhi dei territori rischia di sembrare l’ennesima “Sceneggiata istituzionale”, come l’inaugurazione della prima pietra-senza prima pietra di Gualtieri del 15 maggio, ma soprattutto senza che Gulatieri – Commissario per il Giubileo 2025 – abbia invitato le autorità religiose, come consuetudine per la posa delle prime pietre.
Rocca sempre più in soccorso di Gualtieri
La decisione della Giunta Rocca, insomma, sembra rafforzare la linea politica del sindaco di Roma Roberto Gualtieri: avanti senza trattative vere con amministratori locali, associazioni e comitati.
Senza tentennamenti, nemmeno di fronte al fronte giudiziario e amministrativo che ruota attorno all’opera, tra ricorsi, esposti e iniziative richiamate dai comitati davanti a Corte dei conti, Procura di Roma, Tar del Lazio, Consiglio di Stato e Tribunale superiore delle acque pubbliche. Il Campidoglio, del resto, ha già celebrato la posa della prima pietra il 15 maggio, presentando l’opera come strategica per chiudere il ciclo dei rifiuti della Capitale.
Il nodo dell’acqua
Alla fine, anche questa mossa di Rocca rischia di apparire poco più di una sceneggiata istituzionale.
Prima si ascoltano i sindaci, poi li si lascia fuori dal tavolo che dovrà occuparsi di salute pubblica.
Intanto i cittadini attendono ancora risposte semplici: con quale acqua funzionerà davvero l’impianto per i prossimi 33 anni? Con nuovi pozzi, vecchie captazioni, autobotti, acqua piovana o altre fonti?
Appena la documentazione esecutiva sarà pienamente disponibile e consultabile, i comitati hanno già annunciato nuove iniziative legali e penali.
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