Ma sembra che più che cercare di incentivarne l’uso, l’amministrazione comunale di Castel Gandolfo si stia adoperando per scoraggiare le persone ad usufruirne. A segnalarcelo sono alcuni cittadini di Albano che hanno scritto a Il Caffè.

Il parcheggio ‘strategico’
Via Galleria di Sotto, che ha preso poi il nome di viale Giovanni Paolo II, è la strada che collega Albano a Castel Gandolfo: c’era un tempo in cui quel parcheggio all’inizio della strada, sul versante di Albano, aveva una funzione chiara: servire la sede degli ambulatori della ASL Roma 6.
Un presidio sanitario storico, rimasto lì per oltre cinquant’anni, prima del trasferimento definitivo all’ex ospedale San Giuseppe dall’11 novembre 2024. Da allora, però, il contesto è cambiato. La ASL non c’è più, ma il parcheggio è rimasto a pagamento ed è curato dal Comune di Castel Gandolfo.
L’importanza di quella ciclabile
Oggi quel parcheggio, un po’ isolato per la verità, viene usato prevalentemente da chi vuole raggiungere la pista ciclabile e pedonale tra Albano e Castel Gandolfo: camminatori, runner, ciclisti, ma anche famiglie con bambini, nonni con i nipoti, coppie di fidanzati.
Un percorso prezioso, perché in quel quadrante dei Castelli Romani rappresenta uno dei pochi spazi realmente fruibili per una passeggiata sicura, su ciclabile, lontana dal traffico ordinario.
La ciclabile, nata come collegamento ambientale e panoramico tra i due Comuni, è diventata nel tempo un piccolo polmone sociale.
La lettera dei tre nonni
A sollevare il caso sono tre “nonni” che hanno scritto alla nostra redazione chiedendo (con una lettera firmata) attenzione e aiuto.
Il punto, spiegano, non è contestare le regole in sé. Il punto è capire se abbia ancora senso mantenere a pagamento un parcheggio nato per esigenze sanitarie e logistiche ormai venute meno.
Oggi, osservano, a pagare il prezzo più alto rischiano di essere proprio le famiglie che arrivano lì solo per fare due passi.
Controlli e multe, cresce il malumore
Nella lettera si racconta della pressione dei controlli, aumentati nelle ultime settimane, soprattutto nelle ore pomeridiane.
I parcheggiatori vengono descritti nella lettera, con amarezza, come “condor in attesa della preda”. Un’immagine forte, forse figlia della rabbia del momento, ma che restituisce bene il clima percepito da chi frequenta abitualmente la zona.
Il timore è che il parcheggio sia ormai vissuto meno come un servizio e più come una ‘trappola’ per chi si ferma magari per pochi minuti: per una passeggiata con il nipotino, per fare una passeggiata prima di cena, per andare a vedere il tramonto con la fidanzata visto che quel punto è particolarmente panoramico.
La sgradevole sensazione è che il Comune abbia deciso in questo modo di “fare cassa”.
Una domanda semplice al Comune di Castel Gandolfo
La domanda che arriva dai cittadini è semplice: se la sede ASL è stata trasferita e se oggi quel parcheggio serve soprattutto chi utilizza la ciclabile, perché non valutare il ritorno alla gratuità?
Del resto, il parcheggio sull’altro versante, sempre nel comune di Castel Gandolfo, è interamente gratuito: perché questa disparità?
Si potrebbe magari mettere un parcheggio gratuito a tempo: 90 minuti, ad esempio, basterebbero per una sgambata o una passeggiata, uno stop ad ammirare il panorama e ritorno.
Sarebbe un segnale concreto verso famiglie, anziani, sportivi e residenti. Non una rivoluzione, ma una scelta di buon senso.
Togliere un costo dove il servizio pubblico originario non esiste più e restituire quell’area alla sua funzione più naturale. Quella di accesso a uno spazio verde e condiviso.

Puntare sulla ciclabile Albano – Castel Gandolfo
La pista era stata predisposta anche per essere dotata di illuminazione. Soprattutto nelle giornate invernali, infatti, i tramonti che arrivano presto oscurano il percorso, creando problemi di sicurezza.
Anni fa al Comune di Castel Gandolfo si era anche parlato dell’installazione di un impianto d’illuminazione, pagato da un privato come opera a scomputo per una nuova costruzione edilizia. Poi, però, non se ne è saputo più nulla.
Dall’Europa arrivano in continuazione stimoli all’Italia a educare le persone all’utilizzo di queste nuove piccole arterie di scorrimento ciclo-pedonale di cui si sono popolate le città e a creare le condizioni culturali per usarle il più possibile: per utilità, per svago, per salute, per sport…
Se però per accedervi ci piazziamo un parcheggio a pagamento, con tanto di controlli serrati e multe dispensate a iosa, allora in realtà otteniamo l’effetto contrario, ne disincentiviamo l’uso.
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