In particolare, il decreto Acea ATO 2 n. 45 dell’11 maggio autorizza l’accesso a particelle catastali tra Albano Laziale, Ardea, Pomezia e Roma per un totale di circa 50.835 metri (l’equivalente di circa 10 campi da calcio di serie A) quadrati destinati a rilievi e sondaggi.
I Comuni coinvolti: Albano, Ardea, Pomezia e Roma
La fetta più ampia riguarda Ardea, con circa 19.067 mq di aree interessate.
Seguono Roma, con circa 13.917 mq, Pomezia, con circa 9.078 mq, e Albano Laziale, con circa 8.773 mq.
Non sono ancora cantieri veri e propri, ma terreni sui quali Acea vuole mettere piede per capire dove e come far passare il futuro intervento.
Il punto politico, però, è evidente: il perimetro coincide con uno dei quadranti più sensibili del Lazio.
Cosa vuole realizzare Acea?
Il progetto – secondo Acea – si chiama “Alimentazione rete del Villaggio Ardeatino e revamping serbatoio Santa Palomba”.
Tradotto dal linguaggio tecnico: Acea intende preparare un’opera per alimentare la rete idrica del Villaggio Ardeatino e ammodernare il serbatoio di Santa Palomba.
Il decreto non approva ancora lavori definitivi, espropri o scavi permanenti. Autorizza però rilievi plano-altimetrici, sondaggi geognostici, sondaggi archeologici e altre verifiche necessarie al progetto di fattibilità tecnico-economica.
Come entreranno i tecnici nei terreni
Le modalità sono chiare. Acea Infrastructure potrà entrare nelle aree con propri dipendenti e personale ausiliario.
I proprietari dovranno ricevere un avviso di sopralluogo almeno 7 giorni prima, con indicazione di luogo, giorno e ora dell’accesso. Potranno assistere alle operazioni anche tramite persone di fiducia.
In caso di assenza o resistenza, il decreto prevede perfino la possibilità di ricorrere alla forza pubblica.
Acqua e inceneritore: il dubbio politico resta
Fin qui il documento parla di acqua, ma il contesto sembra raccontare molto di più.
I terreni da studiare si trovano nel quadrante di Santa Palomba, lo stesso in cui è stato localizzato il futuro termovalorizzatore di Roma.
Il sito dell’impianto è stato indicato nell’area del IX Municipio, a Santa Palomba, nella zona della rotatoria di Cancelliera, all’incrocio tra via Ardeatina, via Cancelliera e via Valle Caia, cioè in un territorio incuneato appunto tra Roma, Pomezia, Albano Laziale e Ardea.
Il decreto Acea non dice che quei sondaggi servano all’inceneritore, formalmente, l’oggetto è un altro. Ma il tempismo e la geografia aprono una domanda inevitabile.
Proprio lì, confinante con l’area del futuro inceneritore, Acea torna a muoversi sui terreni. E lo fa mentre il tema dell’acqua resta uno dei nodi più delicati dell’intera partita.
I pozzi, lo stop e la domanda che resta
Il dossier idrico dell’inceneritore è già stato al centro di tensioni.
Nell’autunno 2025 la Regione Lazio aveva rimesso in discussione il via libera ai pozzi previsti per l’approvvigionamento idrico del termovalorizzatore, non più 4 nuovi pozzi, ma 4 pozzi pre-esistenti da impiegare per 33 anni al raffreddamento dell’inceneritore di Acea più una condotta lunga oltre cinque chilometri.
E allora il dubbio nasce da solo: se Acea non può contare liberamente su nuovi pozzi per l’impianto, perché ora torna a studiare terreni proprio nel quadrante dell’acqua e dell’inceneritore?
Il confine sottile tra opera pubblica e grande partita industriale
Acea potrà rispondere che si tratta di un intervento idrico per i cittadini, e il decreto questo dice.
Portare acqua al Villaggio Ardeatino e riqualificare il serbatoio di Santa Palomba è un obiettivo pubblico, soprattutto in un’area che da anni convive con fragilità infrastrutturali. Speriamo che non sia solo una scusa con altri scopi legati invece all’inceneritore.
Quando un unico soggetto si muove nello stesso territorio dove è previsto anche il maxi impianto dei rifiuti, con un giro d’affari di circa 7,5 miliardi di euro, la coincidenza diventa davvero difficile da ignorare.
Una partita da seguire terreno per terreno
Il punto non è sostenere che il decreto nasconda automaticamente altro, il punto è che Santa Palomba è ormai il crocevia di troppe partite Acea: acqua, rifiuti, terreni, servitù, sondaggi, infrastrutture e ogni nuovo accesso ai fondi privati rischia di accendere sospetti e resistenze.
Per ora siamo alla fase dei rilievi. Ma in un territorio già segnato dallo scontro sull’inceneritore, anche un sopralluogo tecnico può diventare una notizia.
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