Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dalla società che gestisce lo stabilimento balneare “Le Sirene” di Nettuno, confermando per ora gli effetti del provvedimento con cui il Comune di Nettuno ha dichiarato decaduta la concessione demaniale marittima rilasciata nel 2008.
Al centro della vicenda ci sono presunti abusi edilizi, attività svolte senza autorizzazione e l’utilizzo dell’area da parte di soggetti terzi.
La decisione dei giudici amministrativi rappresenta un nuovo passaggio in una vicenda che da tempo coinvolge il Comune di Nettuno e uno degli stabilimenti più conosciuti della zona.
La concessione nel mirino del Comune di Nettuno
La storia riguarda la concessione demaniale affidata alla società Sirene II Sas per la gestione di un’area sul lungomare di Nettuno.
Negli ultimi anni il Comune di nettuno aveva avviato diversi controlli sull’utilizzo degli spazi e sulle opere realizzate all’interno dello stabilimento.
Secondo quanto ricostruito dall’amministrazione comunale, durante le attività di vigilanza sarebbero emerse varie irregolarità edilizie e concessorie.
Nella determina con cui il Comune di Nettuno ha disposto la decadenza della concessione si legge che “nel corso degli anni, a seguito di attività di vigilanza, sono state accertate opere edilizie realizzate in difformità dal titolo concessorio e in assenza dei necessari titoli abilitativi”.
Tra gli interventi contestati figura anche un portico coperto di circa 45 metri quadrati, già oggetto di un’ingiunzione di demolizione risalente al 2013.
Le contestazioni sugli abusi edilizi
Il Comune di Nettuno richiama inoltre ulteriori presunte violazioni relative a opere considerate abusive. Nel provvedimento si parla di “abuso totale per mq 250,55 e abuso parziale per mq 562,75”.
Una parte della vicenda era già approdata davanti ai giudici amministrativi in passato. Secondo quanto sostenuto dall’ente, un precedente contenzioso si era concluso nel 2025 con una decisione favorevole al Comune.
La società concessionaria ha però impugnato il nuovo provvedimento di decadenza davanti al TAR del Lazio, chiedendo anche la sospensione immediata degli effetti dell’atto comunale.
Il nodo delle attività affidate a terzi
Uno degli aspetti centrali della decisione del TAR riguarda però un altro elemento, ritenuto autonomamente sufficiente a giustificare la decadenza della concessione.
Secondo gli accertamenti della Polizia locale di Nettuno, alcune attività presenti nell’area demaniale sarebbero state gestite da soggetti terzi senza la preventiva autorizzazione prevista dalla normativa.
Nel provvedimento comunale vengono citate attività di somministrazione di alimenti e bevande e persino un’attività di intermediazione immobiliare svolta all’interno dell’area in concessione.
Per il Comune di Nettuno, la società avrebbe consentito l’utilizzo di parte degli spazi ad altre imprese senza ottenere prima il via libera necessario.
Una circostanza che, secondo l’amministrazione, avrebbe alterato il rapporto concessorio e impedito un corretto controllo pubblico sull’utilizzo del bene demaniale.
La decisione dei giudici
Dopo aver momentaneamente sospeso l’efficacia del provvedimento del Comune, nell’ordinanza emessa dopo la Camera di consiglio del 26 maggio 2026, i giudici amministrativi hanno ritenuto che, almeno in questa fase preliminare, non vi siano i presupposti per sospendere il provvedimento del Comune.
Il TAR del Lazio ha evidenziato che la decadenza della concessione “risulta fondata su di un ulteriore autonomo presupposto”, cioè l’aver consentito “a soggetti terzi l’attività nell’ambito dell’area in concessione” senza la necessaria autorizzazione.
I giudici richiamano inoltre il verbale della Polizia locale del 18 giugno 2025, nel quale sarebbe stata accertata la presenza di attività gestite da terzi.
Durante l’ispezione, secondo quanto riportato nell’ordinanza, era presente anche un socio della società concessionaria.
Il TAR sottolinea poi che proprio da questa vicenda sarebbe scaturito anche un procedimento penale e un sequestro preventivo disposto dall’autorità giudiziaria nell’ambito di un’inchiesta aperta dalla Procura.
Il sequestro e il procedimento penale
Tra gli elementi citati dal Comune di Nettuno e richiamati nell’ordinanza compare infatti anche il sequestro preventivo disposto dal Gip del Tribunale di Velletri nei confronti di un immobile utilizzato come ristorante e pizzeria all’interno dell’area demaniale.
La Procura avrebbe avviato accertamenti sulle modalità di utilizzo degli spazi e sulle attività svolte nello stabilimento.
Il TAR, pur senza entrare nel merito definitivo della vicenda, ha ritenuto che gli elementi raccolti siano sufficienti per non bloccare al momento la decadenza della concessione.
Cosa succede adesso
Tutta la questione, comunque, potrebbe ancora essere lontana dalla conclusione, viste le possibilità ancora presenti in campo giudiziario.
C’è sempre la possibilità della causa davanti ai giudici amministrativi per la decisione di merito, che dovrà stabilire in via definitiva la legittimità o meno del provvedimento adottato dal Comune di Nettuno.
E a seguire c’è eventualmente anche l’ultima possibilità, quella di presentare un ricorso al Consiglio di Stato, ultimo e inappellabile grado della giustizia amministrativa
Nel frattempo resta efficace la decisione dell’amministrazione comunale che ha dichiarato decaduta la concessione demaniale dello stabilimento “Le Sirene”.























