Con il provvedimento unico regionale firmato il 28 maggio, la società Raw Materials Italia S.r.l. potrà avviare la prima fase delle indagini.
Ma il punto va chiarito subito: non è stata autorizzata l’estrazione industriale della CO2 e neppure la realizzazione di un pozzo profondo. Il progetto era partito nell’estate 2025.
Il territorio interessato
Il progetto interessa un’area di oltre 331 ettari (un’area grande quanto 662 campi da calcio di serie A), a nord di Santa Maria delle Mole e a sud dell’aeroporto di Ciampino.

In concreto, la società potrà studiare i dati geologici esistenti, prelevare campioni di acqua e gas da sorgenti e pozzi ritenuti significativi e svolgere indagini sul sottosuolo.
Saranno utilizzati strumenti appoggiati al terreno, geofoni wireless e un piccolo mezzo capace di produrre vibrazioni controllate. Non sono previsti esplosivi.
La CO2 naturale e l’obiettivo industriale
Il cuore della vicenda è delicato. Cava dei Selci è già indicata negli atti regionali come un’area caratterizzata dalla presenza naturale di manifestazioni di CO2.
Ora quella stessa anidride carbonica diventa oggetto di una ricerca finalizzata a capire se possa essere intercettata e, in futuro, utilizzata a scopi industriali.
Le indagini autorizzate serviranno infatti a individuare l’eventuale punto più adatto per una successiva perforazione esplorativa.
Nessun pozzo per ora, ma il futuro resta aperto
Il via libera regionale riguarda soltanto la Fase I.
Qualora le analisi dessero risultati positivi, Raw Materials Italia dovrebbe presentare una nuova domanda e affrontare un’altra procedura di valutazione ambientale per tentare di passare alla perforazione profonda.
C’è inoltre un confine già fissato: l’eventuale fase successiva non potrebbe essere proposta dentro il perimetro del Parco Regionale dell’Appia Antica, coinvolto nella parte occidentale dell’area di ricerca, né troppo vicino all’aeroporto o alle abitazioni.
Prescrizioni e controlli per un territorio sensibile
L’autorizzazione arriva con una serie di obblighi.
Le attività dovranno essere temporanee e non invasive, senza scavi né trasformazioni permanenti del terreno.
Al termine delle rilevazioni, strumenti e materiali dovranno essere rimossi e le aree ripristinate.
Previsti anche limiti per proteggere abitazioni, testimonianze archeologiche e fauna locale, evitando i rilievi più disturbanti durante il periodo della nidificazione.
Per accedere ai terreni privati servirà inoltre il consenso dei proprietari.
Marino, Ciampino e Roma chiamati a vigilare
La partita, dunque, non si chiude con la firma della Regione Lazio.
I Comuni di Marino, Ciampino e Roma dovranno vigilare sul rispetto delle prescrizioni e segnalare eventuali violazioni.
In un territorio già segnato da attenzione e preoccupazioni per le emissioni naturali di gas, la ricerca della CO2 apre ora un nuovo capitolo: per il momento fatto di analisi e misurazioni, ma con sullo sfondo la possibilità futura di uno sfruttamento industriale del sottosuolo.
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