Con la delibera approvata il 28 maggio, la Giunta Rocca ha dato il via libera alla variante del Programma di Recupero Urbano, sbloccando il nuovo quartiere rimasto impantanato per 20 anni tra Comune, Regione e richieste della società proponente dopo che il TAR del Lazio aveva riattivato inaspettatamente il programma edile lo scorso aprile 2025.
Dove nascerà il nuovo quartiere
Il nuovo comprensorio sorgerà nell’area di Casalaccio, tra via di Frascati, via Casalaccio e via Madonnetta.

Una zona delicata, stretta tra Rocca di Papa e Grottaferrata, in un territorio dove lo spazio urbanizzabile non è infinito e ogni nuova calata di immobili pesa sul futuro dei Castelli Romani.
Non si parla di una piccola sistemazione edilizia, ma di una trasformazione vera.
Case, servizi e commercio
Il progetto prevede un nuovo insediamento con complesso residenziale, centro parrocchiale, edificio commerciale, edificio comunale, aree verdi, strade interne e reti tecnologiche.
Dentro il pacchetto ci sono fogne, rete idrica, illuminazione, viabilità e aree da cedere al Comune di Rocca di Papa. In sostanza, un piccolo quartiere.
La Regione Lazio ha approvato, ma non firmando un assegno in bianco: il via libera è arrivato con prescrizioni ambientali, sismiche, paesaggistiche, idriche e sanitarie.
Nuove case, ma l’acqua c’è?
Nel via libera edile della Regione Lazio anche il tema dell’acqua entra con forza: il progetto, del resto, ricade nell’area di tutela dei laghi Albano e Nemi e degli acquiferi dei Colli Albani, e dovrà ottenere – così ha imposto la Regione – un parere obbligatorio sulle risorse idriche e sul bilancio idrogeologico da Acea.
Serviranno dati sui fabbisogni, sulle fonti di approvvigionamento, sugli eventuali prelievi da falda, sulla capacità dell’acquedotto comunale e sulle misure di risparmio idrico.
In più, acque nere e acque meteoriche dovranno restare separate, con possibilità di riuso delle piogge.
Insomma: la lottizzazione riparte, ma dovrà fare i conti con il nervo scoperto dei Castelli Romani, l’acqua.
Una storia lunga quasi vent’anni
Ma facciamo un passo indietro. Questa vicenda edile parte da lontano.
I terreni, un tempo legati ai Padri Passionisti, entrano nel circuito dell’operazione immobiliare nel 2007.
Il progetto arrivò poi al Comune di Rocca di Papa e nel 2013 venne adottata la rimodulazione del Programma di Recupero Urbano.
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Nel 2016, però, la Regione Lazio bloccò il progetto, tagliando volumetrie, mettendo paletti, ridimensionando l’intervento e rendendo il piano molto meno conveniente per il privato.
Il Tribunale cambia la partita
La società proponente decide quindi di portare la questione davanti al TAR del Lazio.
Il Tribunale amministrativo annullò la precedente delibera regionale del 2016, ritenendo troppo invasivo l’intervento della Regione Lazio sugli equilibri decisi dal Comune.
Da lì la partita si è riaperta. Nel 2025, dopo la sentenza del Tar, è ripartito il procedimento e nel 2026 è arrivato il nuovo sì della Regione Lazio.
Il progetto, quindi, non nasce oggi: oggi viene ‘solo’ sbloccato.
L’acqua è la vera emergenza
Il tema più pesante, però, è e resta l’acqua.
I Castelli Romani, del resto, vivono da anni una crisi idrica strutturale che rischia di portare il sistema al collasso con l’avvio dell’inceneritore Acea del sindaco di Roma Gualtieri che consumerebbe una grossa quantità di acqua per i prossimi 33 anni, sottratta alle falde dei Colli Albani e ai laghi Albano e Nemi.
Falde sotto stress, laghi in arretramento, suoli sempre più impermeabilizzati e popolazione cresciuta molto rispetto al passato.
Il lago Albano e il lago di Nemi sono ormai il termometro visibile a chiunque di un sistema che fatica a reggere.
Laghi al limite, scelte da pesare
Il sistema idrico dell’area continua a poggiare anche sui bacini e sulle falde dei Castelli, con il Lago Albano al centro delle polemiche per i prelievi destinati a diversi comuni dell’area.
Non è più un mistero difatti – grazie anche agli articoli de Il Caffè – che l’acqua del Lago Albano venga utilizzata quotidianamente H24 da Acea per dissetare non solo i comuni limitrofi di Albano, Ariccia e Castel Gandolfo, ma anche Frascati, Rocca di Papa, Rocca Priora, Monte Porzio, Montecompatri, Zagarolo, Colonna e Palestrina.
Su tali prelievi – H 24, 365 giorni all’anno, di cui nessuno conosce l’entità precisa – c’è anche pendente una interrogazione del senatore Marco Silvestroni sull’operato di Acea.
Nella stessa misura in cui l’acqua del lago di Nemi viene utilizzata per dissetare Genzano e Nemi.
È qui che il via libera al “Giardino degli Ulivi” diventa più scomodo: mentre si parla di salvare laghi e falde, si autorizzano nuove importanti costruzioni che aumentano il peso antropico sul territorio.
La domanda è semplice: quanta urbanizzazione può ancora sopportare questo territorio?
Via libera, ma la partita non è chiusa
Il progetto ora ha il semaforo verde, ma resta appeso alle prescrizioni.
Serviranno allacci fognari adeguati, tutela degli ulivi, drenaggi, verifiche sismiche, attenzione al verde, rispetto dei vincoli paesaggistici e garanzie sulla disponibilità idrica.
La lottizzazione riparte dopo quasi vent’anni, ma il conto finale non sarà solo edilizio: sarà ambientale, politico e soprattutto idrico.




















