Ricordiamo che la costituzione in giudizio davanti al TAR consentirà al Comune di Pomezia di partecipare formalmente alla causa, presentando le proprie difese e sostenendo le proprie ragioni davanti ai giudici amministrativi.
Al centro della nuova causa c’è la nota comunale del 27 settembre 2024, con cui il municipio di Pomezia aveva risposto alla diffida dell’Associazione senza procedere subito agli interventi sollecitati, ossia all’apertura del borgo.

La nuova partita giudiziaria
Il primo ricorso dell’Associazione La Lente, quello con cui la stessa chiedeva l’esecuzione delle precedenti sentenze sul Borgo, è stato dichiarato inammissibile dai giudici amministrativi. Ma la domanda di annullamento della nota del Comune è stata separata e iscritta come nuovo ricorso.
Tradotto: al TAR del Lazio una porta si è chiusa, ma se n’è aperta. E ora il giudice amministrativo dovrà valutare la legittimità della risposta data dal Comune di Pomezia.
Le anfore della discordia
La Lente aveva chiesto a Pomezia di intervenire per rendere il Borgo aperto al pubblico transito, rimuovere gli ostacoli all’ingresso, verificare le recinzioni interne e affrontare anche il tema delle alberature rimosse negli anni precedenti.
Secondo l’associazione, dopo la rimozione dei cancelli, l’accesso sarebbe rimasto comunque non pienamente libero per la presenza di grandi anfore in ferro. Una ricostruzione che ora resta al centro della contesa amministrativa.
La prudenza del Comune di Pomezia
Il Comune di Pomezia, nella nota contestata, aveva scelto una linea prudente.
Prima di procedere agli interventi richiesti, l’amministrazione aveva richiamato altri giudizi ancora pendenti, tra cui il ricorso per revocazione proposto da Nova Lavinium contro la sentenza del Consiglio di Stato e un procedimento davanti alla Corte d’Appello di Roma.
Per La Lente, però, questa attesa avrebbe finito per congelare una situazione già chiarita da precedenti pronunce amministrative.
Il precedente che pesa
La storia arriva da lontano. Negli anni scorsi il Borgo di Pratica di Mare è stato al centro di ordinanze comunali, ricorsi, sentenze e controricorsi.
Il TAR del Lazio prima e il Consiglio di Stato poi hanno confermato la legittimità di alcuni provvedimenti adottati dal Comune, in particolare quelli relativi al ripristino dello stato dei luoghi e alla rimozione di manufatti ritenuti ostativi.
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Ma attenzione: quelle sentenze non ordinavano direttamente al Comune di promuovere nuove attività materiali.
Perché La Lente ha perso il primo round
È proprio su questo punto che il Tribunale amministrativo, nel marzo 2025, ha fermato il primo tentativo dell’associazione.
Secondo i giudici, non si poteva usare il giudizio di ottemperanza per eseguire sentenze che, tecnicamente, avevano respinto i ricorsi di Nova Lavinium e non imposto al Comune un obbligo nuovo e specifico.
Per questo non è passata la richiesta della nomina di un Commissario ad acta, cioè una figura che avesse il potere di costringere il Comune ad agire.
Il nodo amministrativo, comunque, resta tutto in piedi.
Il vero nodo ora
Il cuore della nuova causa è semplice: il Comune di Pomezia poteva prendere tempo, oppure doveva decidere in modo più netto sulla diffida di La Lente?
È questa la domanda che torna sul tavolo del TAR del Lazio in questa vicenda che sembra più lunga di una telenovela sudamericana.
Se l’Associazione dovesse vincere, non è detto che il Borgo si riapra automaticamente il giorno dopo. Ma il Comune di Pomezia potrebbe essere costretto a riesaminare la vicenda e motivare diversamente la propria posizione.
Una ferita ancora aperta
Pratica di Mare resta così uno dei dossier più sensibili per Pomezia.
Da una parte c’è il fronte civico che chiede maggiore accessibilità e tutela del Borgo storico e delle sue strade interne. Dall’altra c’è un’amministrazione che si muove cautamente dentro una matassa giudiziaria complessa, tra proprietà contestate, procedimenti paralleli e atti amministrativi da blindare.
Nel mezzo ci sono i cittadini, che da anni vedono il Borgo trasformarsi in un caso simbolo: patrimonio storico, carte bollate e politica locale intrecciati nello stesso vicolo cieco.
La partita non è chiusa
L’ultima mossa del Comune di Pomezia dimostra che la vicenda è tutt’altro che archiviata.
L’amministrazione prepara la difesa, La Lente non arretra e il TAR del Lazio viene chiamato ancora una volta a entrare nel cuore del caso.
La possibile completa riapertura del Borgo di Pratica di Mare, almeno per ora, resta sospesa tra sentenze, diffide e nuove udienze. Una battaglia lunga, tecnica solo in apparenza, ma politicamente pesantissima.
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