Tradotto: il Comune di Pomezia vuole misurare i volumi degli edifici con strumenti informatici avanzati e confrontare i risultati con quanto risulta dalle carte. Chi ha fatto il “furbetto” avrà dunque qualche problema.
La parola chiave è “volumi”
Nel documento non si parla esplicitamente di abusi edilizi, ma il cuore dell’operazione è chiaro: analizzare i volumi costruiti e verificare se corrispondono a quelli autorizzati significa entrare nel vivo dell’urbanistica reale, quella fatta di case, ampliamenti, consistenze edilizie, trasformazioni e possibili difformità.
È un modo per capire meglio il territorio e quanto pesa l’edificato nelle zone finite sotto osservazione.
Le aree da controllare restano ‘segrete’
Il punto politicamente più interessante è un altro: l’atto non indica quali siano le aree coinvolte. Nessun quartiere, nessuna strada, nessuna località, si parla solo di
“specifiche aree di interesse ricadenti nel territorio comunale”.
Una formula generica, che lascia aperta la domanda più importante: quali zone di Pomezia finiranno davvero nella mappa dei controlli? Centro urbano, periferie, comparti costieri, aree di espansione, Torvaianica, Campo Ascolano?
La tecnologia entra nell’urbanistica
L’affidamento costa 2.440 euro. Una cifra contenuta, quasi minima per un Comune. Ma il valore politico e amministrativo dell’operazione può essere ben più alto del costo.
Perché una banca dati volumetrica può diventare uno strumento utile per controlli edilizi, pianificazione urbanistica, verifiche degli uffici e future decisioni sul governo del territorio.
In sostanza, il Comune di Pomezia compra dati ‘edili’. E i dati, in urbanistica, possono pesare molto.
La società TerreLogiche era già stata incaricata della progettazione e realizzazione del Sistema Informativo Territoriale del Comune di Pomezia.
Il nuovo servizio si innesta quindi su un percorso già avviato: portare mappe, catasto, vincoli, numeri civici, PRG e informazioni territoriali dentro un sistema digitale unico.
Ora il salto è più concreto: non solo mappare, ma misurare l’edificato.
Comune di Pomezia: cosa succede dopo le misure?
Il problema è che i cittadini, al momento, non conoscono il perimetro vero dell’operazione. L’atto amministrativo dice che l’analisi riguarda specifiche aree, ma non le nomina.
Il portale gare conferma l’affidamento, ma non aggiunge dettagli utili. Il Geoportale comunale esiste, ma non consente di capire dall’esterno se l’elenco delle zone interessate sia già visibile o consultabile. Così la domanda resta sospesa: chi è sotto la lente?
Nessun cittadino riceve oggi un ordine, una sanzione o un avviso. La determina non autorizza demolizioni e non apre automaticamente procedimenti edilizi.
Però crea uno strumento. E uno strumento del genere, domani, può servire per verificare pratiche, controllare immobili, incrociare dati e individuare anomalie.
La mossa del Comune di Pomezia può essere letta in due modi.
Da una parte come modernizzazione degli uffici urbanistici, finalmente dotati di strumenti più precisi.
Dall’altra come primo passo verso una ricognizione più severa dell’edificato, in un territorio dove il tema urbanistico resta sempre sensibile.
Ora manca solo un elemento, che poi è quello che maggiormente interessa i cittadini di Pomezia: sapere quali quartieri sono coinvolti.
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