Tra questi figura un impianto agri-fotovoltaico che sorgerà ad Ardea, in località La Fossa, su un’area di 23,1 ettari complessivi.
I progetti erano rimasti bloccati a causa dei pareri opposti espressi dai due dicasteri: favorevole la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) rilasciata dal Ministero dell’Ambiente, contrari invece i pareri delle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che avevano evidenziato criticità legate alla tutela del paesaggio.
Dove sorgeranno i nuovi 14 impianti eolici e fotovoltaici
I 14 progetti approvati sono distribuiti in quattro regioni.
La quota più consistente riguarda la Puglia, con sei impianti localizzati in provincia di Foggia, nei territori di Apricena, San Paolo di Civitate, Bovino, Castelluccio dei Sauri, Deliceto, Manfredonia, Cerignola e Ascoli Satriano.
Altri due progetti interessano aree al confine tra Puglia e Basilicata: uno tra Ascoli Satriano, Cerignola e Melfi, l’altro tra Spinazzola e Genzano di Lucania.
Tre impianti sorgeranno nel Lazio, nei comuni di Roma, Ardea e Montefiascone.
Infine, tre interventi sono previsti in Sardegna, tra i territori di Jerzu e Ulassai, Uta e Serramanna.
L’impianto agri-fotovoltaico di Ardea
Tra gli impianti fotovoltaici per i quali è arrivato lo sblocco dal Governo, c’è l’impianto di Ardea denominato «Ardea 26» da realizzarsi in località «La Fossa».
Si tratta di un impianto fotovoltaico di potenza nominale pari a 14,03 MWp che verrà realizzato in regime “agrivoltaico” su un’area di 23,1 ettari complessivi.

L’agrivoltaico prevede l’integrazione della tecnologia fotovoltaica nell’attività agricola permettendo di produrre energia pulita e al contempo di consentire la coltivazione delle colture agricole o l’allevamento di animali sui terreni interessati.
Mentre l’impianto fotovoltaico a terra occupa solitamente l’intera superficie a disposizione, mettendo in ombra la quasi totalità del suolo, i sistemi agri-fotovoltaici prevedono il sollevamento dei pannelli dal terreno per permettere la presenza di maggior luce diffusa sotto i pannelli e consentire la coltivazione sul terreno sottostante.
Secondo il progetto dell’impianto agrivoltaico «Ardea 26», le strutture saranno posizionate su pali di sostegno distanti tra loro 5,00 m. Questo consentirà la coltivazione tra le interfila e garantirà la giusta illuminazione al terreno.
I pannelli saranno distribuiti in maniera da limitare al massimo l’ombreggiamento, così da assicurare una perdita pressoché nulla del rendimento annuo in termini di produttività dell’impianto fotovoltaico in oggetto e la massimizzazione dell’uso agronomico del suolo coinvolto.
Lo scontro tra Ambiente e Cultura
Per autorizzare gli impianti ancora bloccati è stato necessario l’intervento del Consiglio dei Ministri, secondo una procedura è ormai consolidata.
Quando il Ministero dell’Ambiente esprime una valutazione positiva e le Soprintendenze formulano un parere contrario, infatti, la decisione finale spetta al Consiglio dei Ministri.
Secondo fonti del MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), ogni mese il Governo esamina un pacchetto di progetti rimasti sospesi proprio a causa di questi contrasti istituzionali.
L’Ambiente sostiene la realizzazione degli impianti perché considerati essenziali per aumentare la produzione di energia pulita e raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec).
Le Soprintendenze, invece, evidenziano frequentemente l’impatto visivo e paesaggistico delle nuove installazioni, spesso trovando il sostegno di amministrazioni comunali e regionali.
Dal Ministero dell’Ambiente fanno notare che «nell’80% dei casi il Consiglio dei Ministri conferma l’impostazione del MASE».
Le imprese: «Segnale positivo, ma restano 150 progetti fermi»
Il provvedimento è stato accolto favorevolmente dagli operatori del settore.
Secondo il presidente dell’Associazione delle Imprese Eoliche, lo sblocco rappresenta «un primo passo positivo», ma non sufficiente a risolvere i ritardi accumulati. Resterebbero infatti circa 150 progetti ancora in attesa delle autorizzazioni necessarie.
Le aziende del comparto continuano a denunciare tempi lunghi e procedure complesse che rallentano la realizzazione degli impianti.
La corsa italiana alle energie rinnovabili
Negli ultimi anni l’Italia ha accelerato significativamente la corsa alle energie rinnovabili.
Dopo un lungo periodo di stagnazione durante gli anni Dieci, caratterizzati dalla disponibilità di gas russo a basso costo, la crisi energetica del 2022 ha cambiato radicalmente lo scenario.
La nuova potenza installata è passata da 1,3 Gigawatt nel 2021 a 3,2 nel 2022, 5,8 nel 2023, 7,5 nel 2024 e 7,2 nel 2025.
Il Governo rivendica di aver aggiunto complessivamente 23 Gigawatt di nuova capacità da fonti rinnovabili dall’inizio della legislatura.
Secondo le associazioni di categoria, tuttavia, nel 2025 si sarebbe registrato un rallentamento dovuto a «politiche incerte, normative contraddittorie e ostacoli amministrativi».
Energie rinnovabili: obiettivi raggiunti a metà
Il Piano Energia e Clima (Pniec) fissava per il 2025 un obiettivo di 84,4 Gigawatt di capacità rinnovabile installata. L’Italia ha praticamente centrato il target, raggiungendo 83,5 Gigawatt alla fine dello scorso anno.
Nei primi tre mesi del 2026 sono stati aggiunti ulteriori 1,6 Gigawatt, portando il totale nazionale a 85,2 Gigawatt.
La sfida più impegnativa resta però quella del 2030. Il piano energetico nazionale prevede infatti di arrivare a 131 Gigawatt di capacità installata.
Per centrare l’obiettivo mancano ancora oltre 46 Gigawatt. Ciò significa che nei prossimi quattro anni il Paese dovrebbe installare circa 18 Gigawatt all’anno, più del doppio del ritmo registrato negli ultimi due anni.
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