Un documento importante, non una nota qualsiasi: che dichiara completata l’opera, operative le attrezzature e attivi i servizi.
Ma all’8 giugno cosa funziona davvero?
Il punto, però, è un altro: alla data odierna, per quello che ci risulta, nell’ex ospedale pubblico di Albano dei 20 posti letto previsti (e che teoricamente potrebbero presto divenire 40) non c’è traccia.
Né risulterebbe chiaro dove siano il personale infermieristico, i medici, gli operatori socio-sanitari e l’organizzazione concreta del servizio.
Parliamo di un servizio che in questi casi dovrebbe essere almeno di 7-9 infermieri, 4-6 OSS, 1-2 figure sanitarie riabilitative e un medico per 4,5 ore al giorno, 6 giorni su 7, con assistenza infermieristica garantita 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Da quanto ci risulta, non c’è stata alcuna cerimonia di inaugurazione della struttura.
Il destino dell’ex ospedale San Giuseppe
L’intervento riguarda l’ex ospedale di Albano, struttura chiusa anni fa e progressivamente mandata in pensione dopo il rafforzamento del Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia, riaperta temporaneamente solo come centro Covid, ma poi subito richiusa.
Ora quel presidio dovrebbe tornare a vivere, almeno in parte, come Ospedale di Comunità: non un pronto soccorso, non un ospedale per acuti, ma una struttura intermedia per pazienti fragili, cronici o dimessi dagli ospedali, che hanno ancora bisogno di assistenza sanitaria e sorveglianza infermieristica.
La distanza tra carta e realtà
Una struttura operativa sulla carta ma ancora non usufruibile dai cittadini.
Da una infatti parte c’è l’atto ufficiale: servizi attivi dal 21 maggio, attrezzature installate, autorizzazioni ottenute, documentazione caricata nel sistema PNRR.
Dall’altra, però, ci sarebbe una realtà da capire: posti letto non visibili, personale non individuabile, nessuna comunicazione chiara ai cittadini su modalità di accesso, presa in carico dei pazienti, numeri operativi e tempistiche effettive.
Le domande che ci poniamo
Sono passati circa venti giorni dalla data indicata nell’atto. Un tempo non enorme, certo, ma sufficiente per porre diverse domande:
l’Ospedale di Comunità di Albano è davvero operativo oppure è soltanto formalmente attivato?
I 20 posti letto sono già disponibili? Sono stati collaudati? Ad oggi sono utilizzabili? Sono occupabili dai pazienti?
E soprattutto: chi ci lavora, con quali turni e con quale organizzazione sanitaria?
Nessuna accusa, ma domande legittime
Non si tratta di gridare allo scandalo né di mettere in dubbio, senza elementi, la regolarità degli atti, ma una cosa va detta: quando una struttura sanitaria viene dichiarata attiva, i cittadini hanno il diritto di capire cosa significhi concretamente.
Perché tra un servizio certificato nei documenti e un servizio realmente fruibile sul territorio può esserci una differenza enorme. Ed è proprio quella differenza che oggi va chiarita.
L’ex ospedale di Albano è un luogo simbolico per i Castelli Romani. Per anni è stato presidio pubblico, poi è diventato il simbolo di una sanità arretrata dal territorio verso strutture più grandi e centralizzate.
La riapertura, anche parziale, come Ospedale di Comunità, avrebbe un valore politico e sanitario forte. Ma proprio per questo non può restare avvolta nella nebbia.
Se i 20 posti letto ci sono, la ASL lo dica pubblicamente e spieghi ai cittadini come possono usufruirne.
Se non sono ancora pronti, lo spieghi. Perché la sanità territoriale non può esistere solo negli allegati.
Per leggere il documento originale della “Dichiarazione di attivazione dei servizi dell’Ospedale di Comunità” emessa dalla Asl Roma 6 a firma del direttore generale Giovanni Profico CLICCA QUI.
In ogni caso se la ASL Roma 6 può fornirci dei chiarimenti, il nostro giornale è sempre disponibile a pubblicare sue comunicazioni.
Leggi anche: Impianto sportivo comunale di Cecchina: Albalonga batte Comune di Albano 2-0
























