In particolare la divergenza riguarda gli oneri di costruzione che bisogna pagare per la realizzazione dell’opera, che è privata ma a cui possono avere accesso tutti i cittadini.
La vicenda riguarda un’area di via Santorre di Santarosa, dove la società Iride 2000 S.r.l. ha ottenuto dal Comune di Pomezia il permesso di costruire n. 20 del 23 maggio 2023 per realizzare un parcheggio su un terreno di proprietà.
Fin qui, ordinaria amministrazione. Poi è arrivato il conto da pagare alle casse pubbliche: 66.428,09 euro a titolo di costo di costruzione.
La società contesta il conto del Comune di Pomezia
La società ha contestato questa tassazione, portando la questione davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio.
La tesi della società è semplice: se il parcheggio è aperto al pubblico e previsto dagli strumenti urbanistici, allora deve essere considerato un’opera di urbanizzazione.
E le opere di urbanizzazione, quando ricorrono determinati presupposti, possono essere esentate dal contributo di costruzione. In sostanza, per la società quei 66mila euro non sarebbero dovuti.
Il nodo politico: pubblico o privato?
I giudici del Tribunale hanno sentenziato che un parcheggio non diventa automaticamente pubblico solo perché può essere usato dai cittadini.
Se resta su un’area privata, viene gestito da un privato e l’accesso avviene pagando un corrispettivo, come nel caso di Pomezia, allora l’interesse economico resta centrale.
Tradotto: non siamo davanti a un’opera pubblica liberamente fruibile, ma a un parcheggio privato aperto agli utenti, ma pagando.
Il Comune di Pomezia vince sul principio
Su questo punto il Comune di Pomezia ha quindi incassato una vittoria importante.
Il TAR del Lazio ha stabilito che il contributo di costruzione è dovuto. La società, quindi, non ha ottenuto l’esenzione totale.
La destinazione urbanistica dell’area a parcheggio pubblico non basta, da sola, a trasformare l’intervento in un’opera gratuita.
Il piano consente quel tipo di utilizzo, ma non cancella la natura privata dell’iniziativa.
Dubbi dei giudici sui conti del Comune di Pomezia
La partita, però, non è finita con una vittoria piena per il Comune di Pomezia.
I giudici amministrativi hanno bacchettato l’ente su un punto decisivo: la cifra richiesta non è stata spiegata in modo adeguato.
Dagli atti non emerge con chiarezza come gli uffici siano arrivati a 66.428,09 euro. Mancano i criteri, i parametri, il percorso tecnico. Il conto c’è, ma la motivazione no.
Il risultato è una sentenza a metà: contributo dovuto, importo da rideterminare.
Il TAR del Lazio non ha direttamente rivisto la cifra, perché quel compito spetta al Comune di Pomezia. Ma i giudici hanno comunque imposto all’amministrazione di rifare il calcolo e di motivarlo in modo chiaro.
Se alla fine emergerà che la società ha versato più del dovuto, il Comune di Pomezia dovrà restituire l’eccedenza.
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