Secondo i giudici, il Comune di Anzio non ha svolto un’istruttoria sufficientemente approfondita nella fase di riesame del procedimento e non ha garantito un adeguato coinvolgimento del cittadino che aveva contestato l’antenna.
La vicenda dell’antenna in via Marconi ad Anzio
La controversia riguarda l’antenna per un impianto di telefonia mobile installato sul tetto di un edificio in via Marconi, ad Anzio. Ad aver impugnato l’autorizzazione è stato il proprietario di un appartamento situato a circa venti metri dall’infrastruttura.
L’uomo aveva contestato la realizzazione della stazione radio base sostenendo che l’opera, composta da un palo con antenne e parabole, producesse un impatto significativo sul contesto urbano e sul paesaggio circostante. Dopo aver ottenuto l’accesso agli atti, aveva scoperto che l’autorizzazione si era formata attraverso il meccanismo del silenzio-assenso, cioè senza un provvedimento espresso dell’amministrazione.
Secondo il ricorrente, il procedimento presentava diverse criticità. In particolare, lamentava la mancata valutazione di possibili siti alternativi e l’assenza di un adeguato coinvolgimento dei residenti interessati dall’installazione.
Il Comune di Anzio conferma l’autorizzazione all’antenna
Durante il giudizio, il Comune di Anzio ha riaperto il procedimento. Ha pubblicato l’istanza presentata da Iliad e ha svolto ulteriori verifiche sulla localizzazione dell’antenna.
Al termine di questa attività, l’amministrazione ha adottato un nuovo provvedimento con cui ha confermato l’autorizzazione già formatasi in precedenza. Per il Comune, l’impianto rispondeva all’interesse pubblico di garantire lo sviluppo della rete di telecomunicazioni, considerata un’infrastruttura essenziale per il territorio.
Sia il Comune di Anzio sia Iliad hanno quindi chiesto ai giudici di respingere il ricorso.
Il TAR: legittimo il riesame, ma non il modo in cui è stato svolto
Nella sentenza il TAR distingue nettamente due aspetti della vicenda.
Da un lato, i giudici ritengono legittima la scelta del Comune di Anzio di riesaminare il procedimento e confermare l’autorizzazione. Secondo il tribunale, l’amministrazione aveva il potere di tornare sulla propria decisione anche mentre il contenzioso era ancora pendente.
Dall’altro lato, però, il TAR evidenzia che il riesame non è stato condotto in modo corretto.
La sentenza sottolinea che il procedimento avrebbe dovuto garantire una maggiore partecipazione del cittadino che aveva promosso il ricorso. Il Comune di Anzio avrebbe dovuto informarlo formalmente dell’avvio del nuovo procedimento, consentendogli di presentare osservazioni e proposte prima della decisione finale.
La semplice pubblicazione online dell’istanza, secondo i giudici, non era sufficiente a garantire tale partecipazione.
Le alternative non sono state valutate a fondo
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Uno dei punti centrali della decisione riguarda l’analisi delle possibili localizzazioni alternative dell’impianto.
Il ricorrente aveva depositato una dettagliata relazione tecnica nella quale venivano individuati altri siti ad Anzio che, a suo giudizio, avrebbero potuto ospitare l’antenna con un impatto minore sul contesto abitativo.
Il TAR osserva che il Comune di Anzio ha limitato le proprie verifiche a un’area ristretta, individuata sulla base delle indicazioni fornite dalla stessa società telefonica Iliad. Inoltre, non ha affrontato in modo approfondito le osservazioni tecniche formulate dal cittadino.
Per i giudici questa rappresenta una carenza significativa dell’istruttoria.
Nella sentenza si legge che il procedimento risulta caratterizzato da una “concreta incompletezza dell’istruttoria svolta” e da una mancata considerazione delle deduzioni tecniche presentate dal ricorrente.
L’annullamento degli atti autorizzativi per l’installazione dell’antenna
Alla luce di queste criticità, il TAR ha accolto i motivi aggiunti presentati dal cittadino e ha annullato tutti gli atti che avevano autorizzato la realizzazione della stazione radio base.
I giudici precisano che la decisione non mette in discussione in astratto la possibilità di installare infrastrutture di telecomunicazione né il valore pubblico del potenziamento della rete mobile. Il problema individuato riguarda invece il percorso amministrativo seguito per arrivare all’autorizzazione.
Secondo il tribunale, quando vengono sollevate contestazioni specifiche e supportate da documentazione tecnica, l’amministrazione deve esaminarle in modo puntuale e motivare adeguatamente le proprie scelte.
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