La Regione Lazio, con la Determinazione dirigenziale n. G07440 del 29 maggio, pubblicata sul Bollettino del 9 giugno, ha formalizzato la costituzione del Tavolo Salute destinato a scrivere il protocollo operativo per il monitoraggio sanitario ed epidemiologico della popolazione.
Fori dal Tavolo i Sindaci dei territori interessati
Il passaggio regionale arriva dopo il precedente voto della Giunta regionale, che aveva già avviato il percorso con la delibera n. 352 del 14 maggio.
Il nostro giornale aveva subito acceso i riflettori sul punto più politico della vicenda: il Tavolo nasce per sorvegliare gli effetti sanitari del futuro inceneritore, ma nella stanza non entrano i sindaci che guidano l’area rossa, ossia quella dei dei territori confinanti con il mostro brucia rifiuti e più esposti agli effetti dell’impianto, a cominciare dai tumori.
Ora la determina regionale non corregge quella impostazione, ma la conferma.
Dentro Roma, fuori i Comuni vicini
Nel Tavolo siedono Regione Lazio, ASL, Dipartimento di Epidemiologia, ARPA Lazio, Comune di Roma Capitale e RenewRome, concessionario dell’inceneritore, guidata dalla capofila del progetto di incenerimento Acea.
Ci sono quindi i tecnici della sanità, gli esperti ambientali, il Campidoglio e il soggetto legato alla realizzazione dell’opera.
Mancano però i Comuni dei Castelli Romani (dieci in tutto), oltre ad Ardea e Pomezia.
In particolare resta fuori Ariccia, che ospita l’Ospedale dei Castelli, ma anche Pomezia con la Clinica Sant’Anna e Marino con l’ospedale San Giuseppe.
Insomma, la Regione Lazio tiene fuori dal tavolo proprio quei territori che da anni denunciano di essere a ridosso dell’area scelta per l’impianto.
I Comuni lasciati fuori dal Tavolo

Ricordiamo che i Sindaci sono la principale autorità sanitaria di ogni comune. Per questo non si capisce come possano essere tenuti fuori i primi cittadini di:
- Albano
- Ariccia
- Genzano
- Pomezia
- Ardea
- Marino
- Grottaferrata
- Nemi
- Lanuvio
- Aprilia
solo per fare i nomi dei Comuni il cui territorio dista meno di 10 Km dall’impianto.
La salute diventa dossier ufficiale
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Il compito del Tavolo non è secondario. Dovrà definire come controllare gli eventuali effetti sanitari a breve e lungo termine sulla popolazione residente nell’area interessata dall’inceneritore.
Dovrà stabilire quali dati raccogliere, quali indicatori osservare, quali popolazioni confrontare e come leggere il quadro epidemiologico prima, durante e dopo la realizzazione dell’impianto. Non si parla solo di emissioni: si parla di salute pubblica.
Il nodo del perimetro
Il punto ancora scoperto è il più delicato: quale sarà davvero l’area da monitorare? Solo Santa Palomba? Il Municipio IX? Anche Albano, Ardea, Pomezia, i Castelli Romani e le zone interessate dalle ricadute, dal traffico dei rifiuti e dai cantieri?
La determina usa una formula ampia, “popolazione residente nell’area interessata”, ma non traccia ancora il confine. E proprio quel confine sarà decisivo per capire se il controllo sarà serio o solo formale.
Il controllato al tavolo dei controlli
C’è poi un altro aspetto politicamente sensibile. Al Tavolo partecipa anche RenewRome, cioè il concessionario dell’impianto. La presenza può essere spiegata con esigenze tecniche: chi realizza l’opera dovrà fornire dati e documenti. Ma il messaggio politico resta forte: il soggetto che sarà monitorato partecipa anche alla costruzione del sistema di monitoraggio. Una scelta che richiederà massima trasparenza per non alimentare sospetti.
Nessun blocco all’opera
Attenzione però: questo atto non ferma l’inceneritore, non riapre la VIA e non rimette in discussione l’autorizzazione commissariale già rilasciata. Fa l’opposto: prende atto che il percorso dell’impianto va avanti e organizza una delle prescrizioni sanitarie collegate al progetto. Per gli oppositori non è una vittoria. È semmai un nuovo terreno di battaglia: quello dei dati, della salute e della trasparenza.
La partita vera deve ancora iniziare
Il Tavolo dovrà ora scrivere il protocollo operativo. È lì che si capirà se il monitoraggio sarà uno strumento forte, pubblico e verificabile oppure un adempimento tecnico costruito dopo una decisione già presa. Per ora resta una fotografia politica netta: Roma è dentro, il concessionario è dentro, la Regione guida il percorso. I Comuni dei Castelli, Ardea e Pomezia, invece, restano fuori dalla porta. Anche quando si parla della salute dei cittadini che vivono più vicino all’impianto.





















