I Comuni in campo per l’Appia Antica
Dell’ambito Coordinamento fanno parte (per il momento):
- Albano,
- Ariccia,
- Castel Gandolfo,
- Ciampino,
- Genzano,
- Lanuvio,
- Marino,
- Nemi,
- Roma Capitale,
- Velletri.
Nove Comuni dei Castelli Romani più Roma, tutti legati dal tracciato storico dell’Appia e dalla possibilità di trasformare il riconoscimento UNESCO in qualcosa di più concreto: progetti, fondi, tutela e turismo lento.
La cabina di regia
Il Coordinamento “Lazio 1” sarà presieduto dalla Città metropolitana di Roma, quindi dal sindaco metropolitano Roberto Gualtieri.
La sede sarà a Palazzo Valentini, appunto sede dell’ente provinciale.
Non è un dettaglio burocratico: significa che la partita non sarà giocata Comune per Comune, ma dentro una regia più ampia, con Roma al centro e i Castelli Romani chiamati a fare sistema.
La vera posta: i fondi
Il cuore dell’operazione è la ricerca di finanziamenti.
Il Protocollo parla di fondi per restauro, tutela, conservazione, manutenzione, salvaguardia dei beni archeologici, paesaggistici, storici e ambientali lungo il tracciato e nella zona cuscinetto.
Tradotto: l’Appia Antica può diventare una calamita per risorse pubbliche, ministeriali, regionali o europee. C’è davvero tanto che può essere valorizzato, ma solo se i territori sapranno presentarsi uniti.
Turismo lento e cammini
La parola chiave è turismo lento.
L’Appia viene immaginata come un grande cammino europeo, capace di collegare archeologia, paesaggio, borghi, campagne, aree verdi e percorsi sostenibili.
Non basta più avere un tratto di storia sotto casa: bisogna renderlo leggibile, accessibile, percorribile e riconoscibile.
È proprio su questo asse viario, il più importante dell’antica Roma, che i Castelli Romani possono smettere di essere periferia della Capitale e diventare protagonisti.
Scuole, università e associazioni
Il piano non riguarda solo sindaci e uffici comunali. Dentro la governance potranno entrare associazioni, università, ordini professionali, centri di ricerca, parchi e portatori di interesse.
È prevista anche una rete permanente delle associazioni e un comitato tecnico-scientifico.
La sfida sarà evitare il solito rischio italiano: tanti tavoli, molte riunioni, pochi cantieri e ancora meno risultati misurabili.
Il treno UNESCO, una opportunità enorme
C’è poi il capitolo più politico: la pianificazione del territorio. Il Protocollo apre alla possibilità di ripensare gli strumenti urbanistici e paesaggistici, anche con nuove misure di salvaguardia. In parole semplici, l’UNESCO può diventare una leva per pesare di più sulle scelte edilizie, sulle trasformazioni dei suoli e sulla tutela dei paesaggi rurali attorno all’Appia.
Il decreto non apre cantieri, ma mette in piedi la macchina: prima c’era l’idea di una cabina di regia, ora c’è l’atto che la fa partire.
Da questo momento i Comuni dovranno dimostrare se sanno davvero fare squadra o se l’Appia Antica resterà solo una bella parola da comunicato.
La Regina Viarum è già patrimonio mondiale. Ora il problema è non sprecare il titolo.
I Castelli Romani hanno davanti una partita rara: usare l’Appia per attrarre fondi, proteggere il paesaggio, costruire itinerari, portare turismo di qualità e valorizzare i territori.
Ma il treno UNESCO passa una volta sola. Salirci richiede idee chiare, progetti pronti e meno campanili.
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