Le speranze della proprietà del ristorante di rientrare in possesso dell’area si sono per il momento infrante contro il parere dei giudici amministrativi.
Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha infatti respinto il ricorso presentato dalla proprietà del ristorante contro la Determina con cui l’amministrazione comunale aveva dichiarato nel 2024 l’acquisizione al patrimonio pubblico delle opere ritenute abusive e dell’area collegata.
Una decisione pesante, destinata a far discutere lungo le sponde del lago.
Il caso del ristorante l’Angolo Verde
Al centro della vicenda c’è il complesso commerciale di via Spiaggia del Lago 28/A.
Nel 2022 il Comune di Castel Gandolfo aveva intimato alla proprietà del ristorante di demolire una serie di opere ritenute abusive.
Secondo gli atti, vista la mancata demolizione, nel 2024 il Comune di Castel Gandolfo aveva acquisito l’area del ristorante di circa 224 metri quadrati, una tettoia di circa 110 metri quadrati e le relative aree di pertinenza.
In tutto, la superficie finita nel mirino dell’amministrazione arriva a 3.240 metri quadrati.
La demolizione arrivata troppo tardi
La proprietà, durante il giudizio, ha sostenuto di aver demolito le opere contestate:
“la tettoia di mq 106, nonché il corpo di fabbrica su cui insisteva il locale ristorante, sono stati demoliti.
Ad oggi, permane unicamente una piccola porzione preesistente, di circa 33 mq; a tal proposito, si significa che la ricorrente è in procinto di demolire anche quest’ultima parte.”
L’ultima parte è poi stata demolita a febbraio del 2026. La proprietà richiedeva quindi ai giudici:
“di far dichiarare la cessata materia del contendere ed il conseguente venir meno dell’efficacia dell’Ordinanza di acquisizione”.
Ma per il TAR del Lazio questo è bastato basta. Anzi, è proprio qui che la sentenza diventa durissima: la demolizione sarebbe arrivata quando l’acquisizione era già scattata.
È riportato nella sentenza:
“La demolizione delle opere abusive è intervenuta in un momento in cui il manufatto (e relativo sedime) era già transitato al patrimonio comunale, una volta decorso inutilmente il termine per ottemperare alla prodromica ordinanza di demolizione, di talché il ripristino ha interessato un bene che ormai non era più nella proprietà della ricorrente“.
In altre parole, per i giudici amministrativi, una volta scaduto inutilmente il termine fissato dall’ordinanza di demolizione, il bene era già passato al patrimonio comunale.
Non ‘requisizione’ ma ‘acquisizione’
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La parola “requisizione”, usata nel linguaggio comune, va quindi letta tra virgolette.
Tecnicamente non si tratta di una requisizione, ma di un’acquisizione gratuita al patrimonio del Comune prevista dal Testo unico dell’edilizia in caso di mancata demolizione di opere abusive.
Il risultato pratico, però, è dirompente: l’area non torna automaticamente ai privati, anche se le strutture abusive sono state rimosse.
Bisogna ricordare che un Comune non ha alcuna discrezionalità una volta attivato l’iter dell’acquisizione dell’area. Cioè è obbligato per legge ad agire in tale maniera, non può trattare o rivedere tali decisioni.
Le contestazioni respinte
La ricorrente aveva provato a contestare la Determina comunale su più fronti.
Aveva sostenuto che l’atto fosse nullo per problemi di firma e conformità della copia notificata. Aveva poi lamentato che il Comune di Castel Gandolfo avrebbe acquisito anche parti ritenute non abusive.
Infine aveva contestato l’estensione dell’area acquisita.
I giudici del Tribunale hanno però respinto le censure principali considerando legittimo l’impianto del provvedimento comunale.
Il passaggio più importante della sentenza è chiaro: la demolizione tardiva non fa riacquistare la proprietà dell’area.
Il TAR chiarisce che il Comune di Castel Gandolfo non ha annullato la propria determina e non ha adottato nuovi atti favorevoli alla ricorrente. Di conseguenza, l’acquisizione resta efficace.
Tradotto: il terreno e l’area collegata all’ex ristorante restano, allo stato, patrimonio del Comune di Castel Gandolfo.
Una sentenza che pesa sul lago
La decisione apre ora una nuova fase. Il Comune di Castel Gandolfo esce rafforzato dal giudizio, mentre per ai privati resta solo la strada di un eventuale appello al Consiglio di Stato contro questa sentenza di secondo grado.
Ma il messaggio politico-amministrativo è già chiarissimo: sul Lago Albano, gli abusi edilizi non sono più una pratica da chiudere in ritardo. Quando il termine scade, la proprietà può cambiare mano. E tornare indietro diventa molto difficile se non impossibile.
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