Con una sentenza pubblicata nei giorni scorsi, il Consiglio di Stato ha confermato quanto già stabilito dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Latina, respingendo il ricorso della titolare della farmacia e ritenendo legittimo l’addebito disposto dalla Asl.
Al centro della vicenda c’è la dispensazione del farmaco Pecfent, un potente antidolorifico spray a base di fentanyl utilizzato per pazienti oncologici affetti da dolore severo.
L’ispezione dei Nas e la scoperta delle anomalie
Tutto nasce da un controllo effettuato dai Carabinieri del Nas di Latina il 9 gennaio 2019 all’interno della farmacia situata appunto in provincia di Latina.
I dati relativi alla farmacia coinvolta sono stati oscurati dai giudici, non possono pertanto essere riportati in questo articolo. Una certezza è che si tratta di una farmacia che ricade sotto il controllo della ASL di Latina.
È riportato nella sentenza:
“il 9 gennaio 2019, i NAS di Latina hanno eseguito una visita ispettiva presso la farmacia di cui l’appellante è titolare e durante la quale sono state rinvenute sette ricette del SSN timbrate e firmate dal dottor P.N. ma mancanti di prescrizione e tredici bollini a lettura ottica relativi al medicinale Pecfent 100 mcg spray- 4 fl
Secondo quanto riportato, nel corso del controllo un farmacista collaboratore venne sorpreso mentre compilava una delle ricette direttamente in farmacia, alla presenza della paziente destinataria del farmaco. Ricette e bollini vennero sequestrati e partirono gli accertamenti.
Le verifiche successive portarono la Asl a esaminare numerose prescrizioni relative alla stessa paziente oncologica e allo stesso medicinale.
Il conto da oltre 200mila euro
Dall’istruttoria emerse che erano state dispensate confezioni di Pecfent in quantità superiori rispetto a quelle giustificate dalle prescrizioni e dai limiti terapeutici previsti.
Per questo motivo la Commissione farmaceutica aziendale dispose l’annullamento delle ricette considerate irregolari e la Asl addebitò alla farmacia il costo dei medicinali rimborsati dal Servizio sanitario nazionale.
La cifra contestata ammonta a 203.906,17 euro.
Secondo l’Azienda sanitaria, quelle confezioni non avrebbero dovuto essere poste a carico del sistema pubblico e il relativo costo doveva quindi essere recuperato.
La difesa della farmacia
La Dottoressa titolare della farmacia ha sempre contestato la ricostruzione della Asl di Latina
Nel corso del procedimento ha sostenuto di non essere direttamente responsabile delle irregolarità contestate e ha evidenziato come, parallelamente, fosse emersa la responsabilità del medico farmacista che aveva redatto le prescrizioni.
La Dottoressa titolare si era infatti costituita parte civile nel processo penale celebrato nei confronti del professionista.
Secondo la difesa, proprio la condanna del medico avrebbe dovuto escludere o quantomeno attenuare le responsabilità della farmacia.
La posizione dei giudici
I giudici amministrativi hanno però seguito una linea diversa.
Nella sentenza si evidenzia che la responsabilità del medico e quella della farmacia operano su piani differenti. Anche in presenza di prescrizioni firmate da un sanitario, il farmacista mantiene infatti specifici obblighi di controllo.
Il Consiglio di Stato sottolinea che il titolare della farmacia deve vigilare sull’operato dei collaboratori e verificare eventuali situazioni anomale.
Nel caso specifico, secondo i giudici, alcuni elementi avrebbero dovuto indurre a ulteriori verifiche. Tra questi la quantità particolarmente elevata di prescrizioni riferite alla stessa paziente e allo stesso farmaco, oltre al fatto che il medico prescrittore non fosse il medico di medicina generale della donna.
La sentenza evidenzia inoltre che, in presenza di dubbi, il farmacista avrebbe potuto contattare il medico o segnalare la situazione alla Asl.
Un farmaco soggetto a controlli rigorosi
Un aspetto ritenuto particolarmente rilevante riguarda la natura del medicinale.
Il Pecfent contiene fentanyl, un oppioide molto potente utilizzato nella terapia del dolore oncologico.
Proprio per le sue caratteristiche, la prescrizione e la dispensazione del farmaco sono soggette a regole particolarmente rigorose.
Per i giudici, questo avrebbe richiesto un livello di attenzione ancora maggiore da parte della farmacia.
Nella sentenza si legge che si trattava di un medicinale “prescrivibile solo a determinate condizioni e sotto stretto controllo medico”.
La decisione definitiva
Con il rigetto dell’appello, il Consiglio di Stato ha confermato integralmente la decisione del TAR di Latina.
La farmacia dovrà quindi restituire alla Asl Latina l’intera somma contestata, pari a oltre 203mila euro.
La titolare è stata inoltre condannata al pagamento delle spese legali del giudizio amministrativo, per 4.000,00 euro più altri oneri.
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