La richiesta della società
La società ex concessionaria aveva portato in giudizio il Comune di Pomezia e l’Agenzia del Demanio, sostenendo di aver subito un danno economico dopo il crollo di una porzione della struttura.
Secondo la ricostruzione della concessionaria, le mareggiate tra novembre 2023 e inizio 2024 avrebbero fatto emergere un problema più profondo: un immobile non idoneo, con una pavimentazione che sarebbe stata poggiata su pietrisco e sabbia, quindi non adeguata all’uso previsto.
Il nodo dei mancati guadagni
La società chiedeva il risarcimento per lo stop dell’attività di bar e ristorazione dalla stagione balneare 2024.
Nel conto finivano i mancati incassi del locale, il calo del fatturato delle altre attività dello stabilimento, come lettini e ombrelloni, e la perdita di valore dell’avviamento commerciale.
Non è nota la cifra che la società avrebbe chiesto, ma sicuramente deve trattarsi di una richiesta economica pesante, costruita sull’idea che il bene concesso non fosse davvero nelle condizioni per essere gestito in sicurezza.
Il Tribunale: il dettaglio che cambia tutto
I giudici del Tribunale Amministrativo regionale (TAR) del Lazio, però, leggono la vicenda in modo diverso.
La sentenza riconosce il quadro drammatico del litorale, ma sposta il baricentro.
Non si sarebbe trattato di un inadempimento provato del Comune di Pomezia, bensì l’effetto di mareggiate eccezionali, capaci di erodere l’arenile e mettere in crisi le strutture.
Per il TAR quelle onde sono un dettaglio decisivo, il cosiddetto caso fortuito, cioè un fattore esterno, imprevedibile e fuori dal controllo ordinario.
Il Comune di Pomezia non viene condannato
Il punto politico-amministrativo è netto: il Comune di Pomezia esce indenne dalla causa.
La concessione prevedeva che lo stabilimento fosse consegnato nello stato in cui si trovava, anche per quanto riguardava il sottosuolo, e che il concessionario assumesse il rischio operativo della gestione.
Ma soprattutto, secondo il TAR, la società non ha dimostrato che il crollo sarebbe avvenuto comunque, anche senza quelle mareggiate, per colpa dei soli presunti vizi strutturali.
Anche il Demanio fuori dalla partita
La sentenza libera anche l’Agenzia del Demanio.
Per i giudici, l’Agenzia era estranea al rapporto concessorio contestato, perché la convenzione era stata stipulata tra la società e il Comune di Pomezia.
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Un passaggio tecnico, ma dagli effetti molto concreti: nessuna responsabilità risarcitoria viene riconosciuta neppure a carico del Demanio.
Prove del danno troppo deboli
Il Tribunale contesta anche la prova del danno economico.
La società aveva prodotto una relazione di consulenza sulle perdite, ma senza allegare documentazione contabile sufficiente, come bilanci, libri IVA, dichiarazioni fiscali o altri atti capaci di dimostrare in modo oggettivo i mancati ricavi.
Per i giudici, una stima non basta: per ottenere soldi pubblici serve una prova solida, non una ricostruzione ipotetica.
Una sentenza che pesa sul litorale
Il ricorso è stato quindi respinto e le spese legali sono state compensate: ognuno paga i propri avvocati.
Ma la vicenda ha riportato in primo piano un tema enorme: la fragilità del litorale di Torvaianica.
Il Comune non paga il risarcimento, il gestore non ottiene ristoro, ma resta il nodo politico di una costa sempre più esposta all’erosione e alle mareggiate.
La sentenza chiude la causa, non il problema.
La società ha facoltà di presentare ricorso al Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado della Giustizia Amministrativa, contro questa sentenza di primo grado.
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