La Città Metropolitana di Roma ha approvato una variante tecnica con aumento di spesa per i lavori sul ponte: il contratto con l’impresa passa da 2,64 milioni a oltre 3 milioni di euro.
La ragione è tutta nel sottosuolo: durante il cantiere è emersa una cavità non prevista sotto la spalla di monte del viadotto.
Il vuoto che cambia il progetto
Il problema è stato riscontrato sul primo ponte, quello più grande, collegato alla galleria in curva.

È venuto fuori durante la realizzazione dei micropali, cioè le fondazioni profonde previste dal progetto originario.
In alcuni punti, soprattutto sul lato destro scendendo verso valle, il getto della malta non si comportava come previsto.
I tecnici hanno provato a intervenire con getti per fasi e sistemi di contenimento, ma la malta continuava a disperdersi.
A quel punto sono partite le videoispezioni, che hanno confermato la presenza di una cavità irregolare sotto lo strato di tufo. Un vuoto sotterraneo non rilevato dai sondaggi iniziali.
La variante da mezzo milione di euro
La soluzione scelta è quella modificare le fondazioni della spalla di monte del ponte.
Al posto della soluzione iniziale, il progetto prevede ora pali in cemento armato da 600 millimetri di diametro, compatibili con le opere già eseguite e con la distribuzione dei carichi della struttura.
Una correzione tecnica pesante, anche se formalmente definita non sostanziale.
L’aumento netto del contratto è di 491.738 euro. Il nuovo importo contrattuale dei lavori sale così a 3.040.856 euro.
La variabile dei tempi
La Determina non fissa una nuova data di conclusione lavori. Ed è proprio questo il punto più sensibile. I
l termine originario dei lavori era indicato per gennaio 2026, mentre la variante tecnica arriva a giugno, quando il cantiere ha già dovuto fare i conti con l’imprevisto del sottosuolo.
Nessuno scrive nero su bianco che l’opera subirà un ulteriore slittamento, ma è evidente che nuove fondazioni, nuovi pali e nuovi accorgimenti tecnici incidono pesantemente sul cronoprogramma.
Tradotto: il ponte si farà, ma i tempi non saranno più quelli immaginati all’inizio dei lavori.
Una strada ferita da anni
Per Nemi la Nemorense non è una strada qualsiasi. È un collegamento sensibile, una ferita aperta da anni per residenti, attività, turismo e viabilità locale.
La demolizione dei vecchi ponti è senza dubbio un passaggio simbolico verso la svolta.
Ora, però, il cantiere racconta una verità meno comoda: sotto l’asfalto e sotto il tufo c’era un problema che il progetto non aveva intercettato.
La Città Metropolitana assicura che la variante resta dentro il quadro dell’appalto e non stravolge l’opera.
Ma per cittadini e automobilisti la sostanza è più semplice: il nuovo ponte sulla Nemorense costerà di più e rischia di richiedere più tempo del previsto.























