È il primo segnale concreto dopo mesi di stallo: il Comune di Pomezia rimette ufficialmente mano a una partita ambientale rimasta troppo a lungo sospesa.
I quattro gioielli in attesa
Al centro della discussione ci sono quattro aree simbolo del territorio:
- Cava Tacconi,
- i Laghetti di Pratica di Mare,
- le Dune e il Bosco del Pigneto,
- i Bacini di Campo Selva.

Sono luoghi che raccontano la storia geologica, ambientale e paesaggistica di Pomezia.
Aree fragili, preziose, spesso sconosciute al grande pubblico, ma considerate da ambientalisti e comitati veri e propri scrigni naturali da salvare.
Non è ancora tutela, ma è un passo politico
La formula scelta è prudente: “ipotesi di studio”, spiega la convocazione.
Significa che non nascerà automaticamente un Monumento Naturale, né verranno fissati subito perimetri e vincoli. Ma significa anche che il tema torna dentro le stanze istituzionali, con Urbanistica e Ambiente sedute allo stesso tavolo.
Pomezia deve decidere se quei luoghi siano soltanto aree da ‘gestire’ come terreni papabili per sviluppo edile o un patrimonio naturale da proteggere davvero.
Il tema era già stato discusso
La questione non arriva all’improvviso. Già alcuni mesi fa il dossier era tornato nell’agenda comunale, con una mozione per riavviare da capo l’iter dei Monumenti Naturali.
Ma quella finestra non aveva prodotto una svolta definitiva. Il tema, di fatto, era stato glissato: discusso, evocato, rimesso in circolo, ma non trasformato in una decisione chiara.
Ora la nuova Commissione può riaprire il percorso con maggiore concretezza.
La Regione Lazio aveva già avviato anni fa un percorso per riconoscere un grande sistema ambientale di circa 600 ettari. Poi è arrivata la frenata: il Comune di Pomezia ha revocato la precedente delibera che sosteneva l’istituzione dei Monumenti Naturali, accendendo lo scontro con associazioni, comitati e opposizioni.
Da lì è partita una lunga battaglia politica, ambientale e civica.
Ambiente e urbanistica, la vera posta
La questione riguarda il modello di sviluppo di Pomezia.
Da una parte ci sono tutela del paesaggio, geositi, dune, laghetti e memoria naturale del territorio, dall’altra ci sono urbanistica, trasformazioni, interessi edificatori, regole sul fotovoltaico e governo delle aree ancora libere.
Per questo la seduta del 22 giugno pesa: perché rimette insieme ambiente e pianificazione, cioè il cuore vero della scelta.
Ora il Comune deve scegliere
La Commissione non chiuderà la partita, ma può dire molto sulla direzione politica dell’amministrazione.
Pomezia vuole davvero proteggere i suoi gioielli naturali o continuerà a rinviare?
Dopo anni di carte, revoche, polemiche e proteste, i geositi tornano sul tavolo. E stavolta il Comune non potrà limitarsi a prendere tempo: dovrà spiegare, decidere e assumersi la responsabilità del futuro di quei luoghi.
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